_Band_Andhira (Italia)


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Intervista con gli "Andhira"

In Sardegna, alla parola Andhira si associa un concetto errante della vita, una sorta di nomadismo culturale legato alla leggenda di una città, che si dice sorgesse sulle coste meridionali della Sardegna, saccheggiata dei tesori e distrutta dai pirati, costringendo i superstiti alla fuga e ad una vita forzatamente nomade. In alcuni canti di tradizione orale, ricorre spesso il nome della città scomparsa. Diventato ormai un fonema, questo nome ha perso oggi il suo significato originale, conservando tuttavia un ricco e struggente potere evocativo. Nel linguaggio comune infatti, si usa ancora dire "un'andhira 'e genti" per descrivere un'imprecisata quantità di persone vagabonde o nomadi.

Il nome Andhira si addice bene allo spirito questo gruppo, per il quale il riferimento ad un preciso genere musicale sta decisamente troppo stretto. L'organico comprende tre voci femminili, una sezione percussioni e un pianoforte. Il trio vocale, formato da Elena Nulchis, Patrizia Rotonda e Cristina Lanzi, è caratterizzato dalla diversità stilistica timbrica ed espressiva di ogni singola voce, frutto della personale esperienza e provenienza formativa. Queste voci, nel cantare in coro, mantengono ognuna le proprie peculiarità, a differenza della coralità classica che invece richiede un colore timbrico omogeneo. Le voci di Andhira, tra solismo e coralità, offrono possibilità espressive in continua metamorfosi. La sezione percussioni è una sorta di officina sonora, attraverso la quale Giancarlo Murranca mette a frutto la conoscenza di differenti stili e culture musicali, a volte combinandoli tra loro, dando origine ad atmosfere di grande suggestione. I ritmi e i colori, spesso inusuali, vedono protagonisti alcuni strumenti che provengono da paesi lontani e che ben si sposano con lo "spirito nomade" di questo gruppo. Al pianoforte Luca Nulchis, fondatore, compositore e direttore artistico del gruppo. La sua musica e il suo pianismo riassumono un eclettico percorso formativo che, partendo da studi musicali classici, si estende a diverse forme d'arte e di ricerca, privilegiando lo studio e la documentazione sulle tradizioni popolari, in particolare quelle sarde. La musica di Andhira, che non vuole essere un'alchimia sonora fine a se stessa, manifesta sempre un'intenzione narrativa, riportando o evocando storie, vicende e ambientazioni, reali o immaginarie, attingendo dalla tradizione popolare, e realizzando composizioni originali.

Il progetto "…sotto il vento e le vele" - incontro con Fabrizio De Andrè
"…sotto il vento e le vele" è il risultato di un lungo e avventuroso viaggio sonoro, nel quale la musica di Andhira entra in contatto con alcune opere di Fabrizio De Andrè. Questo progetto nasce nel 2001 con l'intento di portare all'interno del carcere di San Vittore di Milano, la musica e la poetica di De Andrè, attraverso un evento culturale dal titolo "Navigammo su fragili vascelli", un incontro con le donne detenute della casa circondariale milanese, ideato e organizzato da Dori Ghezzi e Iride Baldo per la Fondazione Fabrizio De Andrè. Una proposta che abbiamo accettato con entusiasmo e un po' di timore. Misurarsi con la musica di De Andrè richiedeva un'enorme responsabilità, per noi che non volevamo fare semplicemente delle "cover" dei suoi brani e tanto meno cadere in facili speculazioni. Abbiamo iniziato a lavorare facendoci guidare dal nostro "sguardo nomade" e così le canzoni di De Andrè, sono state "aperte", indagate, espanse, creando al loro interno altri momenti musicali di nuova composizione, alternate come in una

Nella vostra scheda si parla di una sorta di "nomadismo culturale" legato al nome di una città leggendaria sarda. Questo nomadismo, che nella vostra musica diventa sonoro, contiene forse un filo rosso che in qualche modo vi lega a De Andrè?
Direi di si, pensando al nomadismo in senso lato, come visione del mondo. De Andrè aveva uno spirito libero e uno "sguardo nomade". Un naturale filo rosso sta già nel fatto che lui aveva scelto di abitare in Sardegna, una terra ricca di storia e tradizioni, con bassa densità di popolazione e vasti territori disabitati, in grado di evocare profonde emozioni ancestrali. La "minoranza etnico-linguistica", il forte sentimento di appartenenza, perlopiù ribelle al governo centrale, la diversità e la diffidenza di un popolo,nel bene e nel male, con tutte le sue contraddizioni, affascinava De Andrè, che ha vissuto e amato la nostra isola condividendone il sentimento più intimo.

"...sotto il vento e le vele" è un progetto che non sembra essere esattamente un tributo, ma qualcosa che va più in là. Come lo potreste descrivere?
Anche noi abbiamo trovato qualche difficoltà a dare un nome o trovare una collocazione per questo progetto. In effetti non è un tributo o un omaggio nel senso comune del termine. La didascalia "incontro con Fabrizio De Andrè" che riportiamo alla base della copertina del disco, ne racchiude lo spirito, anche se in modo un po traslato. C'è da dire che Andhira non è una "cover band", ma lavora su un proprio repertorio originale, e questo progetto nasce grazie ad alcune fortunate coincidenze ( con risvolti molto interessanti e particolari, come l'incontro con Dori Ghezzi, con Romano Giuffrida, col nostro produttore Toni Verona dell'Ala Bianca ecc, ma forse è troppo lungo da raccontare in questa sede ). E' più una lunga suite che dedichiamo a Fabrizio, e che comprende un repertorio per metà suo e per metà nostro originale. Dentro sono incluse le riletture di alcuni suoi brani, scelti tra tanti per l'immagine evocativa che più sentivamo di poter restituire, in modo sincero attraverso il nostro linguaggio, e alcuni dei nostri brani originali, scelti tra quelli che più sentiamo corrispondere proprio al quel "filo rosso" di cui prima si parlava. Inoltre dentro gli stessi brani di Fabrizio abbiamo incluso altri momenti di nostra composizione che fungono ora da preludio, ora da commento, ma spesso dei veri e propri brani con un loro titolo, che viaggiano contemporaneamente ai suoi. Ecco perchè sul disco compare Rimini / S.Gregory slip jig come unica traccia, oppure Amore che vieni, amore che vai / Primo incontro. A parte Smisurata preghiera e Valzer per un amore arrangiati dal Quartetto Euphoria (ospiti nel disco), forse Disamistade è l'unico brano che, anche se totalmente riarrangiato, e con l'aggiunta di un breve ritornello di nostra scrittura, si può considerare una cover. Lo eseguiamo però preceduto e legato senza soluzione di continuità a due nostri brani Pregadoria e Ave Maria, e seguito da un "lamento albanese" Oi Bir, così da creare un quadro evocativo che dipinge la nostra visione dell'atmosfera inquietante di quel capolavoro creato da Faber. Parlerei volentieri de La guerra di piero, de La ballata de s'isposa 'e Mannorri, de La preghiera di Ulisse e di altri ancora... Mi scuso per essermi addentrato nella descrizione di alcuni brani, ma non ho altro modo per descrivere questo progetto.

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