_Band_Artenovecento (Italia)


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Intervista con il gruppo "Artenovecento"

"Artenovecento in un album di un gruppo Metal chiamato Novembre...": sembra insolito, quanto meno inusuale l'accostamento tra Fabrizio De André e la sua musica e un nome tratto da un gruppo che si impegna in un genere sicuramente opposto. Ma l'apparenza inganna. Artenovecento ha la volonta di rallentare, di riflettere su anni cosï vicini e nello stesso tempo percepiti come lontani, senza la frenesia che abitualmente accosta i "nostri giorni". E tutto questo tramite un spettacolo che é un qualcosa di diverso dall'interpretazione delle cover band: "...abbiamo pensato ad uno spettacolo che guidasse anche gli spettatori meno esperti e li aiutasse a farsi strada attraverso l'opera di un autore che richiede dedizione per essere davvero compreso... Noi cerchiamo solamente di facilitare la ricerca ai nostri ascoltatori, ma lasciamo che ognuno intraprenda il suo personale cammino attraverso la vita di Faber come é giusto che sia..."

Fabrizio De André: un'icona o un artista? Qual é il confine tra queste due definizioni?
Davvero una bella domanda. Probabilmente richiede una risposta di respiro ben più ampio di quella che umili studenti e musicisti in erba come noi possono dare nello spazio di un'intervista. Ma per tentare una risposta, potremmo dire che la chiave di volta di queste due definizioni sta nel punto di vista dal quale si guarda Fabrizio. Infatti un personaggio della sua acutezza, della sua intelligenza, della sua umanità lo si potrebbe descrivere da mille angoli prospettici diversi senza riuscire a caratterizzarlo pienamente da nessuno di essi. Diciamo che un'icona intanto è un segno. L'artista è un uomo e i segni li fa e ne fa uso; smonta, modifica, riassembla, a volte genera linguaggi (che di segni sono composti), per trasmettere contenuti non comunicabili attraverso il linguaggio tradizionale.
Per cui se consideriamo la sua capacità di parlare della realtà in maniera del tutto personale e creativa, non si può certo negare che Faber sia un artista. Inoltre se non dimentichiamo che un'icona è una rappresentazione in forte rapporto di somiglianza con la realtà a cui si riferisce (senza per questo sostituirsi ad essa), Fabrizio può essere l'icona dell'uomo nel suo interminabile cammino di ricerca. Il confine tra le due definizioni è quindi il punto di vista; così se cogliamo De Andrè nell'atto di creare un modo di esprimersi nuovo, è artista; se lo pensiamo nello stretto rapporto con quell'umanità che è andato cercando così intensamente, senza cedere alla tentazione di trovarla per forza, è icona. Ma questo vale solo e soltanto nel caso di non ridurlo ad una definizione, sia essa quella di artista o quella di icona. Un uomo, e De Andrè ce lo ha insegnato, vale sempre di più della sua definizione

Potreste presentare la vostra compagine e come avete scelto di dedicarvi alle cover?
Il gruppo è nato nel settembre del 2002 ed è attualmente formato da Matteo Peraccini (22, chitarra e voce), Francesco Tappi (25, basso e contrabbasso), Daniele Cesario (25, pianoforte e tastiere), Nicola Zamagni (22, viola e violino), Christian Canducci (30, batteria) e Francesca Baldini (24, interpretazioni teatrali). Una premessa fondamentale per capire lo spirito che ci ha animato da subito, è quella del taglio divulgativo del progetto Artenovecento. E' constatando quanto scarsa fosse la conoscenza di Fabrizio tra i giovani e meno giovani della nostra zona, e avvertendo la necessit� di colmare questa lacuna, che abbiamo fatto nascere il gruppo. Per questo abbiamo pensato ad uno spettacolo che guidasse anche gli spettatori meno esperti e li aiutasse a farsi strada attraverso l'opera di un autore che richiede dedizione per essere davvero compreso. Dedizione che in media la gente non può dedicare a personaggi come il Bicio, perché non ha tempo o perché non sa nemmeno che esistano. Noi cerchiamo solamente di facilitare la ricerca ai nostri ascoltatori, ma lasciamo che ognuno intraprenda il suo personale cammino attraverso la vita di Faber come è giusto che sia. Per introdurre gli spettatori nell'universo di De André, proponiamo esibizioni che comprendono videointerviste, interventi teatrali, letture e discorsi introduttivi alle canzoni; il tutto organizzato in una scaletta che segue di volta in volta un filo conduttore, una prospettiva diversa attraverso la quale mostriamo il Bicio. Di conseguenza non ci pensiamo come una cover band, anzi vorremmo proprio che la gente non percepisse il nostro lavoro come tale. Con tutto il rispetto per le cover band, pensiamo che i tributi debbano essere qualcosa di diverso (forse di più), che debbano veramente trasmettere un amore per l'artista che vada al di là del semplice suonarne i brani. Di gruppi che fanno musica tanto per fare musica ce ne sono già tanti, e sono in alcuni casi davvero ottimi sotto questo profilo. Il tributo ha altri scopi. Vorremmo che tornando a casa da un nostro spettacolo, lo spettatore conoscesse qualcosa di più di Fabrizio, e non che ne conoscesse solo qualche canzone che non aveva mai ascoltato. Fortunatamente pare che questo stia accadendo e ne siamo davvero orgogliosi.

A cosa aspirate: a realizzare un vostro lavoro, in definitiva, o continuerete a dedicarvi a Faber?
Faber è e resterà la nostra strada maestra, perché il suo modo di fare musica é quello che sentiamo intimamente nostro, sia dal punto di vista strettamente musicale, che da quello morale. E' una strada che in passato è stata percorsa da altri grandi artisti come Guccini, Gaber ai quali speriamo di riuscire a rendere omaggio in futuro. Ma è anche una strada che prosegue quasi deserta e che avrebbe bisogno di qualche nuovo passante. Se riterremo di poterla in qualche modo percorrere lo faremo, ma siamo consapevoli dell'enorme responsabilità che questa scelta comporta. Diciamo che per il momento stiamo imparando a camminare da Faber e dagli altri.

Nel cantautorato moderno ascoltate ancora voci che smuovono le coscienze proprio come faceva De André con le sue composizioni?
Abbiamo praticamente risposto in precedenza. No, non vediamo un grosso interesse, né tanto meno grandi capacità di smuovere le coscienze nella musica odierna. Maè altrettanto vero che le poche voci che potrebbero aspirare a farlo si scontrano con un ambiente musicale che le stronca in partenza.