_Band_Carlo Ghirardato (Italia)


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Intervista con Carlo Ghirardato

Cantare Fabrizio De Andrè significa, come molti ben sanno, avventurarsi in un sentiero tortuoso sia sotto l'aspetto delle aspettative che questo genera dell'auditorio sia sotto quello puramente tecnico, interpretativo. Quante volte si è sentito dire: "Bravo, ma non è come..." oppure, all'esatto opposto, "Sembra proprio di sentire De André": in entrambi casi reputo, frasi del genere, non del tutto meritorie nei confronti dell'interprete. Nel caso di Carlo Ghirardato si può dire che la sintesi tra tecnica e "soddisfazione" del pubblico possa essere ben individuata. E' indubbio che in questo caso il timbro vocale sia quello e che perfino il suo utilizzo, in certi casi quasi compiaciuto (come capitava in certi casi a De Andrè), ricordi molto "l'originale", ma è anche certo che la scelta stilistica cerca strade nuove: dall'operetta, all'atmosfera. Un lavoro, quello di Ghirardato che merita analisi più approfondita e che non si deve assolutamente soffermare ad un primo sommario ascolto che potrebbe farci confondere, farci cadere nell'errore di farlo "risiedere" in una delle due frasi suddette. Ma, in quanto artista, Ghirardato non è un "tributista" e lo è allo stesso tempo elevando il tributo ad una rilettura talentuosa e rispettosa.

Una voce calda, profonda: è questo il motivo che spinge a cantare De Andrè a "regalargli" e regalarci un tributo?

Solo a 40 anni, cioè da quando avverto dolorosamente il senso della finitudine dell’esistenza umana, ho trovato il coraggio di vivere fino in fondo la scelta musicale. Da ragazzo avevo studiato canto con la Maestra Maria Zunica, allieva di pianoforte del Maestro Ettore Campogalliani e Maestra ripassatrice del tenore Mario Del Monaco. Ricordo ancor oggi la sua grande considerazione per il mio colore e timbro vocale, che già allora sapevo, e ancor più ne son consapevole oggi, aver delle similitudini con la voce di Fabrizio. E’ stato giocoforza…

Dalle tue interpretazioni traspare una propensione alla rivisitazione più che all'interpretazione: sono questi gli intenti?
Sì questi sono gli intenti! Nel proporre le canzoni di Fabrizio non sono tanto interessato a trovare una mia interpretazione, dal momento che già da ora in qualche modo il pubblico và riconoscendo in me una qualche personalità, quanto invece interessato a restituire alla gente Fabrizio, la sua espressione, il suo esser poeta e soprattutto il suo modo di condursi nella vita, come uomo libero… Totò direbbe “non caporali”. Dopo un concerto, è una sensazione unica esser avvicinato dai giovanissimi che chiedono e vogliono sapere. Io rimando la loro scoperta direttamente alla fonte. Dico loro: “ascoltate i suoi dischi”, oppure se la curiosità non si placa, li rimando ai tanti libri che su Fabrizio continuano ad uscire. Ultimamente io stesso mi sono imbattuto in un testo strepitoso: “Il primo De André” di Giuseppe Cirigliano, che offre spunti di altissimo interesse

Illustraci il tuo background musicale (e se vuoi culturale visto che si parla di De André)...
Essendo nato nel 1962, nei “maledetti” anni ’80 avevo 20 anni ed allora furoreggiava il rock inglese. David Bowie, Peter Gabriel, Roger Waters come solista, XTC, Ultravox e Simple Minds. La mia predilezione è sempre stata per le voci profonde: Ian Dury, Iggy Pop, Lou Reed, Brian Ferry etc.etc. Tuttavia da una canzone è lecito aspettarsi della gran poesia, dal momento che sappiamo tutti come in origine il verso avesse una natura lirica. Nell’antica Grecia non si dava versificazione senza un accompagnamento musicale. Quindi, da sempre, ho in grande considerazione le canzoni tradizionali, di qualunque provenienza esse siano. Come non ascoltare Eddy Arnold, Woody Guthrie, Bob Dylan, Leonard Cohen, Joan Baez, George Brassens, Leo Ferré e tanti altri cantastorie…

Il tuo CD recupera un verso di una canzone poco conosciuta a i più, sempre di De Andrè, ovviamente, "Una storia sbagliata": come mai questa scelta?
Come sai quel verso è tratto da una canzone dedicata a Pier Paolo Pasolini. Quanto quest’ultimo fosse stato preveggente sullo stato crudele e disumano in cui avrebbe versato la nostra società di lì a poco è oramai sotto gli occhi di tutti. Questa citazione ha il valore vero e proprio di una mia dichiarazione di intenti. Scelgo di cantare Fabrizio perché soffro dell’assenza del poeta. Giacomo Leopardi sosteneva che senza poeti non si dà società alcuna, così come senza società non si dà il poeta. Da parte mia riproporre le canzoni di Fabrizio in tutt’Italia equivale ad una fruttuosa ricerca, che mi permette di scovare quanto di nobile, libero e sano permane nella nostra società, tra l’incultura e la barbarie generale

Interpretare De Andrè è più adatto ad un gruppo, che le dà una connotazione più "pop", o ad un interprete, voce e chitarra, che si esibisce in un clima più intimista?
Non posso nutrire la pretesa di indicare come sia più adatto interpretare De André, dal momento che “volendo volare” io la mia scelta, più o meno condizionata da tanti fattori, l’ho fatta. Tuttavia credo fermamente che ci sia posto per ogni tipo di riproposta, purché nell’intimo sia mossa da spassionato amor sincero. Per me, esibirmi con una semplice chitarra significa aver presente che del nucleo sostanziale del Fabrizio poeta niente viene escluso: c’è una voce, ci sono i versi ed i suoni

Oltre a De Andrè in quali altri "mari" veleggia la tua scelta musicale?
Al momento, e chissà per quanto tempo ancora, vivo nella gioia di una perfetta coincidenza tra le mie necessità espressive ed il canzoniere di Fabrizio. Credimi, è già tanto se riesco ad offrirmi come “medium”. Mark Harris, grande musicista, arrangiatore e collaboratore per 5 anni di Fabrizio, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente, alla vigilia di un mio concerto mi augurava “Buona incarnazione!” Ora, lasciando da parte questa mia ambizione (per fortuna alquanto corrisposta) ciò che mi preme è poter forgiare un mio linguaggio all’ombra del maestro che mi sono prescelto. Al pari di un aspirante pittore rinascimentale mescolo i colori, faccio i campi lunghi e godo della mia crescita quotidiana, attraverso questo mio lungo e solitario apprendistato

Potresti citare un verso di De Andrè che rappresenti al meglio la tua "passione" per il cantautore genovese?

“…ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un’anomalia
come una distrazione
come un dovere…………”