_Band_Coda di Lupo (Italia)


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Intervista con il gruppo "Coda di lupo"

Il gruppo nasce nel settembre del 2006 originariamente come quintetto, dall’unione di alcuni musicisti campani provenienti dalle più varie estrazioni – blues, jazz, classica, e altre- ma accomunati dall’ amore per l’opera di Fabrizio De Andrè. Il repertorio è riproposto partendo da una scelta interpretativa fatta di brano in brano: alcuni sono presentati in forma pressoché invariata rispetto all’originale (o alle versioni live che lo stesso autore ne presentava), altri vengono riarrangiati per adeguarli ad un’esecuzione in quintetto (totalmente acustico) e per evidenziarne alcuni aspetti peculiari, ma sempre con il massimo rispetto del testo e dell’idea iniziale. Anno dopo anno il complesso muta in numero e in composizione, fino ad arrivare all'attuale line up formata da:  Luigi Pagliuso (voce), Tonino Verde (chitarra solista), Ciriaco Basso (chitarra e armonica), Emiliano Guarino (piano, synth e fisarmonica), Pasquale Renna (batteria e percussioni), Aldo Memoli (basso elettrico e contrabbasso) e Mariacarmela Li Pizzi (violino). Nello spettacolo di quest'anno vengono privilegiati gli arrangiamenti proposti dal vivo da Faber nei celebri "live" del 1979 con la PFM, del 1991 e del 1998, in cui a nostro avviso Fabrizio ci lascia in eredità quella che può essere definita come una "edizione critica" delle sue interpretazioni, delle versioni di cui è impossibile non tener conto quando ci si appresta a riproporne il repertorio

Coda di lupo: riferimento agli indiani e all'attualità degli anni in cui uscì "Rimini"... Quale di questi due aspetti della canzone si può legare alla vostra scelta di chiamarvi così? E perché?
De Andrè, soprattutto nell'album successivo a "Rimini" (non a caso spesso ribattezzato "l'indiano") tracciava un paragone tra i nativi americani e i sardi, in quanto entrambe popolazioni auoctone, emarginate e colonizzate. Penso che questa equazione possa essere estesa anche alla notra civiltà; l'emarginazione si trasforma sempre più spesso in alienazione e le colonizzazioni, di ogni tipo, sono ancora attuali...cambiano soltanto le modalità con le quali esse si realizzano. Se a questo aggiungi anche l'altra chiave di lettura di "Coda di Lupo" - relativa alle lotte operaie degli anni 70 ("i fratelli tute blu che seppellirono le asce"..) capirai che soprattutto nella nostra terra di origine, l'Irpinia, sentiamo molto vicino questo senso di disagio...Non a caso il Lupo è il simbolo della nostra provincia!

Presentate il vostro spettacolo dedicato a De Andrè...
Il nostro Tributo a Fabrizio dura dalle due alle tre ore, a seconda del caso, abbiamo in repertorio per ora una trentina di pezzi, ma dopo aver ampliato la band stiamo lavorando su altro materiale, soprattutto l'ultimo De Andrè. Lo spettacolo offre una panoramica sull'intera discografia di Faber, dai classici immancabili fino a gemme un pò più 'nascoste' (come "S'i fosse foco"), ma in futuro vorremmo proporre per intero alcuni concept album quali "Storia di un impiegato" o "Non al denaro, non all'amore nè al cielo". La difficoltà maggiore è stata comunque la scelta interpretativa: abbiamo cercato di trovare un giusto equilibrio tra la necessità di creare arrangiamenti e rielaborazioni nostre per non essere solo il fac simile di un originale peraltro irraggiungibile (ad es. con una rilettura blues del "Gorilla" e una versione quasi reggaeggiante della "Ballata dell'amore cieco") e la necessità altrattanto forte di non intaccare minimamente l'idea che sta alla base di ogni singolo brano, rispettano quei punti fermi musicali indispensabili per dare il giusto "umore" ai testi.

... e presentatevi come gruppo; il vostro background musicale...
il nostro background è alquanto vario: alcuni di noi provengono da una formazione di stampo conservatoriale, altri da esperienze di autodidatti. Altrettanto varia è l'esperienza "on stage" maturata da ciascun elemento del gruppo: si va dalla musica folk al rock, blues, fino alle collaborazioni da turnisti e alle orchestre da ballo. Tuttavia, questi "affluenti" così diversi non hanno trovato difficoltà a confluire in un unico fiume, accomunati dal grande amore per Fabrizio e dall'estremo piacere e stimolo che l'attività di interpreti della sua opera non manca mai di fornire. La "line-up" del gruppo, in perenne trasformazione, vede ora in pianta stabile: Luigi Pagliuso (voce), Tonino Verde (chitarra solista), Ciriaco Basso (chitarra e armonica), Emiliano Guarino (piano, synth e fisarmonica), Pasquale Renna (batteria e percussioni), Aldo Memoli (basso elettrico e contrabbasso) e Mariacarmela Li Pizzi (violino).

Esaminando una canzone a vostra scelta di De Andrè, quale secondo voi racchiude la sintesi della sua poesia e dei contenuti che ha espresso in 30 anni di carriera?

Lo so che sembrerà una risposta scontata ma è davvero impossibile sintetizzare l' opera di Fabrizio citando una canzone per tutte, anche se "Amico Fragile" può essere presa ad esempio per capire da quale punto partiva nell'esaminare i temi che trattava all'epoca..e quelli che avrebbe affrontato nei vent' anni successivi.

E quali sono i temi ai quali vi sentite più vicini?
In tutta l'opera di De Andrè il tema di fondo, quasi il principio che informa tutto il suo modo di vedere, è quello della comprensione, che non va intesa secondo me come 'semplice 'pietà per gli ultimi - per i diseredati- , come pensano alcuni, ma come vera e propria capacità di analizzare criticamente ciò che ci circonda e di capire la sua contraddizione innata con il significato che noi, con un punto di vista sempre più falsato, ci ostiniamo a dargli

Una frase del repertorio deandreiano che vi identifichi come gruppo...

DAI DIAMANTI NON NASCE NIENTE...