_Band_FABEnsemble (Italia)


Concerti | Discografia
Intervista con il gruppo "FABensemble"

"Come una specie di sorriso": così recita il sottotitolo dello spettacolo allestito dalla tribute band "FABensemble":"...ciascun componente ha portato, nell'interpretazione dei brani, il proprio personale bagaglio di suoni e di sensibilità ed il risultato è più una sorta di omaggio alle emozioni che la elaborazione di accordi e arrangiamenti, un atto d amore personale di ciascuno fortemente sentito che si esplicita nella esecuzione d'insieme... uno spettacolo che alterna e mescola musica e parole, armonia del suono e armonia delle immagini create dalla poesia dei versi.

Undici canzoni, come un verso endecasillabo, legate tra loro da frammenti di testi tratti da altre canzoni-poesie per raccontare un percorso intellettuale, storico e politico che ci ha attraversati tutti... come una specie di sorriso...". Rispondono alle domande i componenti: Marino Brasi, Luciano Marini, Marino Marini, Michele Torso, Domenico Zucaro.

Dall’introduzione presente nella vostra pagina web risulta chiara la volontà, quanto meno iniziale, di non apparire come una cover band, di non voler cioè omaggiare con un tributo De André nella maniera più “classica”. Quindi il desiderio di suonare De André da dove è nato?
E’ implicito che proponendo il repertorio di Fabrizio di fatto siamo una tribute band (non una cover band: ci teniamo alla differenza…) e certamente l’impulso iniziale è stato dato dal desiderio di rendere il nostro omaggio ad un autore le cui note e le cui parole accompagnano la maggior parte di noi da una vita. Ciò che riteniamo contraddistingua il nostro approccio alla poetica deandreiana è forse riassumibile nel principio secondo il quale consideriamo quello che Fabrizio ci ha lasciato un’unica opera d’arte che, come tutte le autentiche espressioni artistiche, sono create per essere interpretate, fatte proprie, anche stravolte. Ecco, il nostro desiderio di suonare De André nasce proprio dal piacere di leggerlo, di suonarlo, di cantarlo, di interpretarlo facendolo il più nostro possibile per poi restituirlo al pubblico che a sua volta lo riceverà e lo trasformerà custodendo in sé le emozioni che tentiamo di trasmettere. Una sorta di contaminazione che si rinnova continuamente trasformandosi e crescendo.

Ognuno di voi proviene da aree musicali diverse: potreste illustrarci quali? E in tal modo presentarvi in maniera più specifica?
Si potrebbe dire che in qualche modo il nostro gruppo rappresenta bene la trasversalità del consenso che Fabrizio ha sempre raccolto da parte di persone di ogni età, estrazione sociale e livello culturale le più eterogenee. Una battuta che si sente spesso quando si chiede a qualcuno un parere su De André è “e a chi non piace?”. Probabilmente solo ottusità culturali di genere estremistico non riescono a riconoscere la bellezza e l’universalità della forma in cui Fabrizio è riuscito a trasmettere così tanta sostanza. Il Fab-Ensemble è in parte “figlio” di una precedente formazione. Un trio acustico formato da Marino Marini (chitarra acustica e voce), Marino Brasi (chitarra elettrica e voce) e Luciano Marini (basso e voce), tre appassionati di sonorità acustiche che per cinque anni hanno proposto il loro repertorio di canzoni blues, folk e d’autore nei music pub del Veneto con il nome di “Atrio”. I due fratelli Marini da tempo coltivavano il desiderio di introdurre nel programma anche qualche brano di De André. Marino Brasi, più giovane e che conosceva solo superficialmente la produzione di Fabrizio, se n’è piano piano innamorato dedicandosi a vere e proprie maratone d’ascolto e di lettura. Alla fine la decisione di congedare l’esperienza del trio per tuffarsi anima e corpo (e cuore) nelle ballate poetiche di Fabrizio. Abbiamo dapprima sperimentato la nostra capacità di saper reggere tecnicamente un concerto monotematico e poi è iniziata la ricerca di un batterista abbastanza incosciente da mettersi in gioco e di qualcuno che riuscisse in qualche modo a riprodurre tutte le parti che originariamente sono affidate ai fiati o al violino.Michele Torso, proveniente da esperienze con gruppi progressive rock, ha subito colto l’essenzialità dell’obiettivo da raggiungere contribuendo in modo sostanziale alla tenuta ritmica a volte leggera, altre molto presente dei brani. Il poli-flautista Domenico “Mimmo” Zucaro, con trascorsi musicali di prestigio che lo hanno portato ad esibirsi anche all’estero con un ensemble che propone repertori di musica antica, ha trasformato e fatti suoi tutti gli assoli e gli abbellimenti dei vari arrangiamenti a cui ci siamo ispirati. In sintesi: un mix di blues, di folk, di musica d’autore, rock e musica antica non poteva che diventare FAB-ENSEMBLE!

Il vostro spettacolo, da quanto si percepisce, è concepito come un tutto organico: un concept-concert quindi?
Le canzoni di De André non ci si può limitare a “sentirle”, si devono ascoltare e vedere. Con il nostro spettacolo vogliamo innanzitutto raccontare una storia. La storia di Fabrizio e quindi la nostra storia, la storia di tutti noi. Pensiamo infatti che Fabrizio fosse prima di tutto un grande narratore. Che raccontasse storie sue o di altra umanità poco importa: come tutti i grandi narratori sapeva trasmettere a chi lo ascoltava la consapevolezza di far parte di quella storia, senza trucchi, senza effetti speciali, raccontando la semplicità a volte drammatica e cruda a volte gioiosa della realtà. Ecco che quindi ci è sembrato naturale costruire uno spettacolo che proponesse delle canzoni che fossero ognuna introdotte non da una presentazione inutile che impedisse ad ognuno di dare la propria interpretazione al racconto, ma da frammenti di altre storie. Così ogni brano è preceduto dalla lettura del testo di un’altra canzone che diventa poesia fondendosi in un tutt’uno senza soluzione di continuità. Infine, a far da cornice, i disegni e i quadri del pittore veneziano Lorenzo Trevisan ispirati alle canzoni e raffiguranti lo stesso De André che propongono un’ulteriore lettura dei colori delle emozioni regalate dalle canzoni.

E qual è il filo conduttore, l’anello di congiunzione per ritrovare l’omogeneità che cercate attraverso De André?
Il filo conduttore è senz’altro la parola come evidenziato anche nel sottotitolo del concerto quando specifichiamo “parole in musica di Fabrizio De André”. E’ la ricerca di un equilibrio tra diverse sensazioni alternando musica e parole, cercando l’armonia del suono e l’armonia delle immagini create dalla poesia dei versi. Ci è molto piaciuta e abbiamo fatto nostra una frase di Fernanda Pivano contenuta nella biografia di Fabrizio “Amico Fragile” curata da Cesare Romana, che dice “Erano versi, non erano canzoni. Nessuno mi convincerà mai di questa storia che le canzoni sono scritte per essere ascoltate e i versi per essere pensati: quella di Fabrizio è stata poesia pura”. E il principio espresso da Cesare Romana per cui “le parole di Fabrizio non hanno paura di una pagina muta”.