_Band_Faberband (Italia)


Concerti | Sito Web
Intervista con la "FaberBand" (Faber, tributo a Fabrizio De André)

Band (nota sui vari siti di interesse anche come “Faberband”) costituita da musicisti professionisti toscani provenienti da varie esperienze musicali sia comuni che non, e che mossi dall’amore per la musica e la poesia di De André, decidono di realizzare rigorosamente dal vivo le canzoni del grande cantautore genovese.

Un appassionato e rigoroso omaggio al grande cantautore, eseguito da una band esclusiva di nove elementi, musicisti professionisti polistrumentisti, con sul palco 25 strumenti - fra tradizionali, etnici, particolari - apprezzato grazie ai molti concerti in Toscana ed in altre regioni d’Italia. Sono appunto la formazione ampia e variegata, la ricerca di una strumentazione molto simile a quella usata dal cantautore nelle sue ultime tournées, la professionalità e la preparazione dei musicisti, a contraddistinguere i nostri concerti, ai quali è possibile godere allo stesso tempo sia di un’estrema rigorosità, fedeltà e perizia nell’esecuzione, sia di una forte ondata di emozioni e coinvolgimento. La volontà di non trascurare nessuno degli splendidi album di De André, e l’approfondita ricerca nella strumentazione e negli arrangiamenti, consente al gruppo di spaziare in un repertorio molto vasto di circa cinquanta canzoni variabili di concerto in concerto. Un repertorio dunque che segue una linea cronologica che va dagli anni ’60 fino ai ’90 (dai grandi classici ai brani meno famosi degli anni ’60 e ‘70, a molte canzoni della produzione in dialetto genovese fino a quelle più articolate dell’ultimo album, sia “etniche” che non) abbracciando così per intero la produzione di Fabrizio De André, e riproponendo le varie sonorità e le atmosfere differenti e peculiari che contraddistinguono fra di loro le varie canzoni.

Formazione:
Stefano Montagnani: direzione artistica, voce, chitarra classica e folk, mandolino, bouzouki
irlandese, bouzouki greco, aoud (liuto arabo), armonica
Andrea Bruni: batteria, percussioni, cori
Vieri Marchi: tastiere, fisarmonica, synth, cori
Alberto Mons: basso elettrico, basso fretless, cori
Francesco Giorgi: violino acustico ed elettrico, mandolino, tastiere aggiunte, flauto,
ciaramella, chanter (flauto afghano), clarinetto, cori
Marco Franchini: chitarra acustica ed elettrica, mandolino, bouzouki irlandese, tastiere,
fisarmonica, cori
Ilaria Savini: voce, cori, percussioni
Saida Robucci: voce, cori, percussioni
Max Forconi: tecnico del suono

Lo spirito che anima il gruppo è quello del massimo rispetto e dell’amore, della passione e della conoscenza approfondita dei brani suonati; per questo “Faber” non stravolge le canzoni di De André, si ispira spesso agli arrangiamenti originali (perlopiù quelli dei concerti del 1979 con la Pfm, del 1991 e del 1997/1998), anche se talvolta ripropone arrangiamenti propri di alcuni brani, dando un’ impronta personale all’esecuzione.
Oltre al “Tributo a Fabrizio De Andrè”, il gruppo è attualmente impegnato anche nella realizzazione di due spettacoli, sempre basati sulla canzone d’autore, ed eseguiti con formazioni che partono dal duo acustico fino al quintetto (batteria, contrabbasso, fisarmonica, violino, chitarra, voce): “Canzoni manomesse” (percorso nella canzone d’autore italiana e straniera); “Nei giardini malfamati..omaggio a Brassens” (omaggio a Georges Brassens, padre dei cantautori di tutti i tempi, basato su brani in lingua originale francese, traduzioni originali e d’autore e arrangiamenti originali del gruppo). I tre spettacoli hanno fatto parte dei cartelloni di numerosi eventi e rassegne, oltre che dei più importanti locali, in Toscana e in altre regioni, essendosi dimostrati particolarmente adatti ad essere realizzati in piazze, rassegne estive, festivals, teatri, Feste dell’Unità, centri culturali di vario tipo, locali di vario tipo.

Cosa spinge oggi a cantare in un gruppo: la voglia di "essere riconosciuti" o quella di "riconoscersi" nel modo di porsi nei confrontidella vita anche di coloro che vengono a vedervi, accomunati dalla passione per DeAndré?
Ognuno di noi proviene da varie esperienze musicali, alcune in comune, altre no. Molti di noi, sono ormai musicisti professionisti che insegnano nelle scuole di musica e riescono a sopravvivere della loro passione. Suonare le canzoni di Fabrizio De Andrè non è un pretesto per stare su un palcoscenico, è un’esigenza, una forma di espressione, è parlare un linguaggio che ci accomuna, e con noi tutti quelli che stanno sotto il palco a sentirci, e ci chiedono di continuare il concerto anche oltre le classiche due ore. Molte volte ci troviamo a suonare fino a tre ore, è segno che si crea davvero questo dialogo fra un gruppo di persone (noi e loro) che “parlano” e ascoltano insieme questo sentire comune. E’ anche vero che ci piace molto stare su un palco a suonare, essere visti ed ascoltati. In effetti il progetto è stato per così dire promosso da me (Stefano Montagnani), e fortunatamente ho subito trovato la completa adesione degli amici musicisti a cui ho proposto la mia idea, anche se l’iter di formazione è stato lungo. Prima infatti, dal 2000, eravamo un quartetto, poi nel corso del tempo, siamo diventati sei elementi, ed ognuno di noi suona vari strumenti (batteria, percussioni, basso, basso fretless, contrabbasso, tastiere, synth, fisarmonica, violino, violino elettrico, chitarra classica, chitarre acustiche, chitarra elettrica, mandolino, bouzouki, cori). Dodici o tredici anni fa, con la chitarra, imparavo e cantavo a memoria le canzoni di Fabrizio, spesso non comprendendone neanche troppo bene tutti i significati. Allora ero spinto da un’esigenza irrefrenabile di ripercorrere con le dita delle mie mani e nel cavo della mia voce, quell’emozione e quel brivido travolgente che mi scuoteva dentro, nel profondo, quando ascoltavo De Andrè. Devo dire che oggi, rifacendo gli stessi gesti, il sentimento è perfettamente lo stesso, e se qualcuno sta ad ascoltare (qualche sparuto amico a quei tempi, parecchie persone oggi ai nostri concerti) è segno che da un gesto simile passa quella voglia di riconoscersi a cui si faceva cenno nella domanda. Riconoscersi in un modo di sentire la vita, di viverla e di dirla.

Perché oggi è più difficile proporsi al grande pubblico?
In un discorso più generale, travalicando quindi il nostro caso specifico, crediamo che lo “stato di cose presenti” non renda facile proporsi al grande pubblico per varie ragioni. La prima è che nella attuale società i confini della conoscenza del reale si sono dilatati praticamente all’infinito, e quindi una maggiore quantità di cose, persone, prodotti, idee, sono a portata di mano e raggiungibili in tempi brevissimi. Parlando nel nostro specifico concreto, c’è moltissima più offerta di una volta. La seconda è che quello che è detto il grande pubblico, è sempre più bombardato da una enorme quantità di cose, ed è anche sempre più abituato a una minore qualità dei “prodotti” che gli vengono sottoposti, i quali del resto hanno sempre più il carattere di usa e getta.