_Band_Keravà (Italia)


Concerti | Sito Web
Keravà nasce come band tributo a Fabrizio de Andrè ufficialmente nel 2006, dopo un periodo di gestazione di un anno che vede avvicendarsi allo “zoccolo duro del gruppo” appena composto (batteria, chitarra, basso, tastiere, corista) altri strumentisti e cantanti. Si tratta di mettere insieme non solo un gruppo di musicisti ma di persone e talvolta le due cose non vanno di pari passo per motivi diversi: dalla comunanza di idee sul progetto, alla capacità artistica.

La band è formata da:

Marco Fibrosi,  Voce
Massimo Armani, chitarre acustiche e elettriche, bouzouki, voce
Paolo Panigari,  sax soprano, flauti a becco, clarinetto
Ivo Botti,  Chitarra basso
Marco Antoniazzi,  batteria,  percussioni
Daniela Scanu, voce. percussioni
Andrea Rigosi, pianoforte e sintetizzatori

Ci siamo chiesti all’inizio di questa avventura quale senso dare alla motivazione di aggiungere alle già numerose band che cantano e suonano De Andrè, anche la nostra presenza. Quale il messaggio da portare e quale la nostra responsabilità?
Riteniamo che di fondo non dobbiamo emulare Faber e che il senso del suo lavoro è già scritto nelle cose che ha fatto. Il nostro messaggio sta piuttosto nella testimonianza di un “amore” che non muore. Ma come testimoniarlo e con quale responsabilità? Ci sono correnti di pensiero diverse al riguardo: reinterpretarlo arrangiando in maniera originale o riprodurlo fedelmente. La nostra è stata una scelta di mezzo, una sorta di terza strada.

Ci siamo attenuti alle partiture originali (sia che si trattasse di brani registrati in studio che di esecuzioni live dei suoi concerti) perché abbiamo preso per buono e con convinzione quello che G. P. Reverberi diceva: “Un buon arrangiamento non ha bisogno di essere riarrangiato” si pensi ad esempio anche ai lavori fatti da Mauro Pagani in Creuza De Ma e di Piero Milesi in Anime Salve. Questo ha comportato una messa a punto esecutiva delle parti e delle sonorità molto rigorose.  Contemporaneamente non abbiamo voluto come cantante un “imitatore” ma piuttosto un interprete. La voce di Fabrizio pure se imitabile (e tanti ce ne sono di imitatori!!!) è inimitabile e imitarlo rischia di diventare dopo il primo stupore un’operazione caricaturale.

Una sera nel genovese una signora ci ha detto: “vi preferisco ai tanti imitatori di Fabrizio, apprezzo di più chi lo sa interpretare”. Quest’opinione ci ha ripagato della scelta fatta.  Quello che deve passare, infatti, non è una fotocopia ma un’emozione, un pensiero, una domanda, un ricordo. Anche per questo durante il nostro spettacolo utilizziamo supporti multimediali in video per evocare, rinnovare il pensiero di De Andrè dalla parte degli ultimi. Il pubblico che viene ai concerti, viene prima di tutto a “trovare” de Andrè e poi scopre anche noi come Keravà. E un po’ come essere degli apostoli che portano avanti il “credo”. Noi siamo solo un mezzo non il fine.

Abbiamo incontrato nei nostri concerti un pubblico variegato che è formato da giovani e da meno giovani di estrazioni  sociali e culturali diverse e tutti  apprezzano il fatto che non ”stravolgiamo” la musica di De Andrè. In questo incontro c’è chi rinnova il ricordo di Faber e chi invece lo scopre, ne resta colpito, affascinato. Qualcuno visto i tempi che corrono resta anche “esterrefatto”. Si pensi solo alle problematiche legate alle minoranze. Questo amore che non muore (o disapprovazione per chi lo contesta) che si rinnova crediamo dipenda dal suo linguaggio che non ha tempo perché : parla al cuore e alla ragione, dell’amore, della vita e della morte, parla della condizione umana. Parla all’uomo dell’uomo in maniera De Andrè però proprio per quanto detto non è di tutti e non è per tutti. E’ solo per chi sa “ascoltare” e vedere “una goccia di splendore, di umanità, di verità”.

Keravà poggia su queste considerazioni il senso della propria esistenza come band tributo. Se una frase dovesse rappresentarla, crediamo possa essere:  "Libertà l'ho vista dormire nei campi coltivati a cielo e denaro, a cielo ed amore,  protetta da un filo spinato.  Libertà l'ho vista svegliarsi ogni volta che ho suonato per un fruscio di ragazze a un ballo, per un compagno ubriaco".