_Band_La cattiva strada (Italia)


Concerti | Sito Web
Intervista con il gruppo "La cattiva strada"

Essere controcorrente. Seguire una ricerca musicale che fosse anticonformista, fuori dalle convenzioni. Su questa strada, presa singolarmente, si sono incontrati i componenti de "La cattiva strada". Su questa matrice hanno cercato un percorso di continuità con la linea tematica scelta da De André volendo fare proprie, nel proprio piccolo, "istanze di libertà contro le leggi del branco". Musicalmente cresciuti dal terzetto originario composto da Andrea Bagno, Francesco Martinello e Walter Singolo sino ad accogliere con sé il flautista Andrea Beretta e il bassista Filippo Augusti, hanno piano piano cercato di raggiungere quelle sonorità mediterranee proprie dell'ultimo De André. Ma cerchiamo di conoscerli meglio attraverso questa intervista.

La prima domanda per conoscervi: potreste presentare la vostra compagine e spiegare come e perché avete scelto Fabrizio De André?
Il gruppo è nato nel 1995 dalla volontà di tre persone (Andrea, Francesco e Walter) di ricomporre l'immagine del grande cantautore di Genova, immagine che in ognuno era stata frammentata, filtrata e assorbita in modo del tutto personale. Il progetto voleva portare ognuno a comprendere e comunicare, allo stesso livello degli altri, l'importanza di quell'immagine. La prima esibizione del gruppo avvenne nella primavera del 1996, in una formazione non definitiva e con la presentazione dei brani che De Andrè aveva ripreso da Cohen, Brassens e Dylan . Il gruppo, negli anni successivi, ha rivisitato tutto il repertorio di Faber, dai "classici" fino ai brani di "Anime Salve" e, con l'arrivo di nuovi strumentisti, ha assunto l'attuale composizione, "a cinque" (Andrea Bagno: voce,chitarra - Andrea Beretta: flauto - Filippo Augusti: basso - Francesco Martinello: chitarra - Walter Singolo: fisarmonica). All'utilizzo degli strumenti più tradizionali, si sta completando gradualmente l'inserimento di ghironda e bouzouki.

La cattiva strada: un paradigma dell'individuo o una scelta comunque "in direzione ostinata e contraria" ?
Il nucleo originario del gruppo veniva da altre esperienze artistiche, in parte continuate o modificate, tese comunque a testimoniare la libertà della persona, a offrire modelli di comportamento possibilmente anti-convenzionali.
Quei comportamenti, di cui parlava Faber, che potevano fare "cultura" e che non erano istituzionalizzabili, pertanto contrari alle regole costituite. Crediamo che la band continui a rappresentare, nel suo piccolo, istanze di libertà contro le "leggi del branco".

Quali sono i pezzi che vi dà più soddisfazione eseguire durante i vostri concerti?
E' forse la domanda più difficile...come costringere un bambino a scegliere in una scatola di caramelle...I pezzi assumono colori e connotazioni differenti di momento in momento. "La guerra di Piero" riesce sempre a commuoverci; è  comunque diverso se si prova, se si suona contro la guerra, o per Emergency, o per un amico scomparso...

Il 2002 è stato un anno di perdite: Umberto Bindi, Pierangelo Bertoli e poi Gaber, proprio a cavallo con il nuovo anno. Come mai queste voci "all'opposto" ci abbandonano così presto? C'è una comunione tra pensiero e azione in loro come in Fabrizio?
Gli amici scomparsi....si ha veramente l'impressione che queste voci, abituate a lottare e a seguire quella "direzione ostinata e contraria", si siano consumate troppo rapidamente, come in un duello impietoso contro mulini a vento, e che l'implorata fortuna non li abbia aiutati per niente....

Quale disco tra quelli di De André ritenete sia il più riuscito? Quello che rimarrà non solo per i testi, ormai riconosciuti nella loro statura poetica
"Creuza de ma", la musica e le parole.

Monografie su De André, concerti delle cover band, manifestazioni di varia natura, siti web...  Ma avreste mai sospettato che l'importanza rivestita da De André fosse davvero così grande.  E voi come vi collocate all'interno di questo panorama?
Nelle nostre generazioni, De Andrè è profondamente radicato, talora come un "primo amore". Le testimonianze e i tributi che vengono da queste generazioni, sebbene toccanti, sono doverose. Rimaniamo invece tuttora sorpresi quando, ai concerti e alle manifestazioni, vediamo giovanissimi (ventenni) che apprezzano l'opera di Faber e desiderano approfondirne la conoscenza. Questo, più di ogni altra cosa, ci fa capire la grandezza di Faber; noi apparteniamo a quella generazione di innamorati per cui è appena giusto cantarne le canzoni.

In conclusione, come è abitudine di questo sito, gradirei citaste un brano del repertorio del cantautore genovese che vi sta particolarmente a cuore.
Ahi ahi, ancora il bambino alle prese con le caramelle...."Disamistade" è un brano che interpretiamo sempre con intensità.... " dev'esserci un modo di vivere senza dolore".