_Band_Malecorde (Italia)


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Intervista con il gruppo "Malecorde"

Tra scaramanzia e anticonformismo... questi "non poeti maledetti" raccolgono il repertorio di De André attraverso percorsi tra loro diversissimi che, incrociandosi creano un connubio in cui la diversità risulta essere più apparente che reale, ma sicuramente stimolante. Un'impresa ardita, quella di interpretare De André, come accadeva alle "navi che partivano per imprese molto rischiose", in cui il coraggio sta nella consapevolezza dell'importanza del messaggio che si diffonde attraverso le sue canzoni.

Malecorde: sa di "oppositorio", anticonformista, di maledetto nel senso poetico del termine...
Sì, può suonare così, ma sa anche di un po' stonato, grezzo e quindi diretto, sincero: noi siamo un po' così. E poi tutto si puo' dire di noi tranne che siamo poeti maledetti: un' infermiera, un postale, un commercialista, un disegnatore di fumetti, un' allenatrice, uno studente, un consulente. O forse tu hai colto nel segno e l'opposizione sta proprio qui, nel gruppo tiriamo fuori qualcosa della nostra natura che spesso teniamo nascosto nella nostra esistenza abituale. Malecorde è anche un nome scaramantico, come alle navi che partivano per imprese molto rischiose si davano nomi come "Il Disastro" o "Il Naufragio".

Qual è la provenienza musicale dei componenti del gruppo?
Quando Giovanni ha pensato che in concerto, accanto ai suoi brani, avrebbe voluto affiancare il repertorio di De André, ha raccolto persone che arrivavano da esperienze diversissime: chi dal conservatorio, chi dal canto polifonico, due jazzisti e un rocchettaro. Ma credo che la diversità ci faccia stare molto bene, sicuramente ci stimola
 
Pensate che, visti gli innumerevoli gruppi che "si esercitano" con De André, ognuno abbia una propria area geografica di pertinenza, ognuno copra vuoti territoriali?
Certo ognuno ha un suo bacino dove girare, ma credo sopratutto che ciascuno debba trovare un suo stile, una sua prospettiva da cui entrare nel mondo di De André e interpretarlo. La nostra credo si esprima bene con un aneddoto. Una sera uno spettatore si avvicina a fine concerto per complimentarsi e ci dice "Beh, non credevo si potesse arrivare a fare tanto casino con De André!".

Quale patrimonio ha lasciato Faber e chi, pensate, possa raccogliere la sua eredità artistica?
Il patrimonio è davvero immenso; penso al suo realismo estremo ma sempre poetico, alla voglia di confrontarsi con stili musicali sempre diversi, all'impegno delle canzoni senza mai un filo di retorica, all'importanza del lato intimo del cantautore. ma ci sarebbe molto altro. Per quanto riguarda l'eredità artistica, è bello constatare che è stata raccolta dagli ambienti più diversi, dalla nuova canzone d'autore, ai gruppi del cosiddetto nuovo rock italiano, dai cantautori classici che l'hanno riscoperto o hanno riscoperto ciò che avevano fatto insieme a lui (vedi De Gregori con "Canzone per l'estate") fino al mondo dei centri sociali.
 
A De André vengono intitolate piazze, vie, scuole: al di là delle nobili motivazione che spingono a queste forme di omaggio, che probabilmente è meglio che esistano piuttosto che il contrario, non pensate, in fondo, che ci sia qualcosa di "stonato" in tutto questo: un uomo che è andato sempre contro il potere, si trova ora sottoposto al riconoscimento "istituzionale", alla sensazione di venirne "fagocitato"...
Forse è un falso problema. grazie al modo in cui lui è andato contro il potere, grazie al suo anticonformismo migliaia di persone si sono formate a valori ed ad idee importanti. Se questo ispira il riconoscimento istituzionale non puo' che essere salutato a favore. Certo, a volte si rischia la strumentalizzazione, ma non mi pare ci siano stati grandi casi a questo proposito.

Vorrei citaste una frase del repertorio deandreiano che vi sta particolarmente a cuore
Ora ci piace ricordare quel verso dalla "Ballata degli impiccati": "Prima che fosse finita ricordammo a chi vive ancora che il prezzo fu la vita per il male fatto in un'ora". Si collega al tema della condanna a morte ed alla carcerazione più in generale che abbiamo affrontato nella canzone "Svegliarmi con te" che apre il nostro cd. E' un argomento che sta tornando alla ribalta e ci fa molto piacere, in particolare con questa canzone ricordiamo un fitto rapporto epistolare tenuto dalla moglie di Giovanni con Jeffery Doughtie dal 1996 al 2000. Jeffery è stato poi giustiziato in Texas nel 2001.