_Band_Mille Papaveri Rossi a Roma (Italia)


Concerti
L'idea di formare una band dedicata a Faber risale a circa otto anni fa per iniziativa del sottoscritto Marcello Canzoniere a fronte di una esigenza "interiore" di concretizzare, dai tempi del liceo (anni '70), la passione di una vita per le canzoni di Fabrizio Di Andrè. In quegli anni, noi studenti, ci riunivamo per consumare letteralmente i solchi degli LP "Storia di un'impiegato", "Non all'amore non al denaro ne al cielo" , "Canzoni", "Volume 8", "Tuti morimmo a stento" e tanti di noi hanno, da questi dischi, cominciato a suonare e magari a scrivere canzoni.

Si rimaneva affascinati dalle parole e melodie struggenti, dalla perfezione armonica degli arrangiamenti e da questa voce calda e profonda, assolutamente unica al mondo. Ricordo un professore di religione (noi non eravamo teneri con lui ma lo rispettavamo) che ad ogni lezione ci proponeva l'ascolto di un brano di una musicassetta e che, purtroppo, all'epoca non riuscivamo proprio a digerire "La buona novella", credo per mancanza di cultura e sensibilità. Ebbene, è proprio a causa di queste carenze di cultura musicale, sociale e poetica che oggi, forse più di ieri, si avverte la necessità di tenere vivo ed unito il mosaico composto da Fabrizio nella sua lunga vita artistica. Non esiste un solo argomento a carattere pubblico o privato - mai come oggi questi insiemi sono intersecabili - che Fabrizio non abbia trattato nelle sue liriche. "Anime salve", l'ultimo capolavoro che ci ha lasciato, è semplicemente una sintesi di tutti gli album precedenti in cui spicca l'amore per gli "ultimi" e, se non la certezza, di certo la speranza "...ricorda Signore questi servi disobbedienti alle leggi del branco che dopo tanto sbandare è appena giusto che la fortuna li aiuti come una svista, come un'anestesia, come un dovere".

Questa frase, ad esempio, si lega alla "Dio di misericordia il tuo bel paradiso lo hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso, per quelli che han vissuto con la coscienza pura, l'inferno esiste solo per chi ne ha paura " e ancora "Dio del cielo, se mi vorrai amare, scendi dalle stelle e vienimi a cercare" e a tante altre al punto che in ogni canzone si possono trovare riferimenti più o meno espliciti a questo profondo senso di "interiorità" difficile da trovare in altri artisti. E' solo per questi motivi che mi sono convinto di proporre, anche in concertini senza grandi pretese, i brani di Fabrizio nella sua quasi totalità - a parte "Creuza de ma" che mi da le stesse sensazioni vissute nel paese di mare in Calabria (Fuscaldo Marina - CS -), dove sono nato, evito di cantare nel dialetto genovese, non sarei credibile - .

Naturalmente si pone subito la questione: come interpretare queste canzoni? Si possono seguire due strade: cercare di mantenersi il più possibile fedele alla interpretazione originale (disco e/o live) oppure trovare forme nuove di arrangiamenti. Io credo, anche facendo riferimento a quanto preferito da De Andrè in occasione della preparazionie dei vari tour, che non ci possano essere molti gradi di libertà nella escuzione sia vocale che strumentale di questi brani. Inoltre, ci sembra che anche il pubblico gradisca un arrangiamento che, anche se eseguito con srumenti diversi, riproduca assoli, ritmi, tonalità e interpretazione dei dischi originali.

La cosa che ci fa maggiomente piacere nei nostri concerti è proprio il "dopo concerto" quando le persone si fermano a parlare con noi di Fabrizio e questo ci fa percepire chiaramente come, a distanza di dieci anni, l'amore per questo artista non accenna affatto a diminuire e ovviamente ci da la carica per fare sempre meglio e di più. Se dovessimo scegliere una frase che in qualche modo ci rappresenta come gruppo direi proprio " mille anni al mondo, mille ancora - che bell'inganno sei anima mia e che che bello il mio tempo - che bella compagnia": questo è quanto si prova se suoni FABRIZIO DE ANDRE'. I musicisti che suonano con me sono tutti giovani provenienti dal jazz. Attuale formazione: Marcello Canzoniere: chitarra e voce - Giordano Carnevale: sax - Simone Pace: chitarre - Stefano Petrocco: basso elettrico - Francesco De Ritis: batteria - Francesca D'Ortenzio: cori

LOGO: "Villers e i papaveri rossi" (olio su tela dell'artista belga POL LEDENT) Questo quadro mi affascina perchè sintetizza due brani che amo eseguire: "La guerra di Piero" ( da cui prende spunto il nome del gruppo ) - e "Inverno" (...un campanile che non sembra vero segna il confine tra la terra e il cielo ) -