_Band_Neminem laedere canta De André (Italia)


Concerti
NEMINEM LAEDERE nasce a Roma nel freddo autunno del 2012 da un’idea di Massimo Teodosi, chitarra solista e Andrea Nebbiai, basso, che, con poca modestia e forse un po’ di presunzione, si dicono pronti a riportare sul palco la magia del concerto De André PFM.

L’esigenza prende il la dalla passione per la poesia ed il pensiero di Faber, ma anche dall’amore per la tecnica e il talento della Premiata Formerai Marconi, senza tralasciare quella strana voglia di andare oltre il classico tributo o la tradizionale rassegna di cover. Ecco allora la scelta, delicata, di ricreare dal vivo un momento unico della storia della musica leggera italiana, un evento con un’anima propria e ancora oggi rimasto nel cuore di tanta gente.

La ricerca dei componenti si rivela piuttosto complicata. Fabrizio è oggi più che mai vivo nei ricordi di ciascuno e in tanti fanno la fila per proporre la propria interpretazione. Tutti lo fanno con il cuore, ma gli arrangiamenti della PFM sono una ricetta per professionisti e il De André che canta con loro non è il Faber delle origini. Il cuore e la passione non bastano, ci vuole un po’ di più. Quando le speranze sembrano perse la luce arriva proprio dalle persone più vicine.

L’amico fidato di Massimo, Paolo, si rivela un tastierista sopraffino e un esperto di informatica. Dalle sue mani e della sua testa prendono forma le melodie, le architetture e i suoni, persino le percussioni. In breve Paolo si trasforma nel cuore pulsante e melodico della band. Ancora in tanti però mancano all’appello ed è allora la volta dell’amico d’infanzia, il compagno delle elementari mai più visto, che all’improvviso ricompare davanti a Massimo con le bacchette in mano.

Steve è un batterista Jazz, Fusion, latino americano, attento, meticoloso, che nel tempo ridisegna la non facile parte ritmica del gigante Di Cioccio come pochi avrebbero saputo fare. Ora serve un violino e prima Valentino, poi, oggi, Rosemary, sono i professionisti di cui non si può fare a meno per uno strumento così complesso, così vivo e presente. In poco tempo Rose diventa protagonista assoluta dell’avventura, padrona di un suono che è certamente una delle cifre stilistiche di quel concerto.

Le prove si susseguono quando in una notte difficile, in preda allo scoraggiamento, Andrea incontra in rete Luis Almasi. Una mail, un video e una certezza. Una voce fori dal comune, una capacità interpretativa eccellente. Sarà lui il nostro Faber. Dall’arrivo di Luis "Neminem Laedere" non ha conosciuto più ostacoli. Le prove e l’attività concertistica non si sono mai interrotte e la scelta di riportare alla luce i concerti del 1979 si è rivelata più che azzeccata. Quelle melodie e quegli arrangiamenti rappresentano nell’immaginario comune un momento altissimo della nostra musica ed hanno cambiato davvero per sempre il modo di proporsi dal vivo dei cantautori italiani.

La tensione di "Giugno 73", la grinta di "Zirichiltaggia", la forza e l’acredine di "Un giudice" e ancora gli anni di piombo di Verranno a chiederti del nostro amore toccano ogni volta le corde più intime di ogni persona tra il pubblico. Per non parlare della forza e dell’introspezione di brani come "Amico Fragile" e "Rimini". Nulla sembra sia stato lasciato al caso da chi allora disegnò l’architettura del concerto. Ci sono i grandi classici: Marinella. Boca di Rosa, Il Pescatore e Volta la carta che riscuotono sempre un successo fuori dal comune, fino al gran finale con Maria nella bottega di un falegname e l’insuperabile Testamento di Tito. Per non citare tutte le altre. Il pubblico resta incollato con lo sguardo e le orecchie ai nostri concerti, anche quando Luis, con sapienza e passione, disegna un filo conduttore tra i brani ricordando i momenti, gli aneddoti, le storie che caratterizzano ogni composizione.

Perché il concerto del 79 è la storia di un uomo che durante il suo viaggio ha cambiato se stesso, ha incontrato altra gente diversa da lui, ha dato e ha saputo imparare. Perché in quei due dischi di vinile immortalati dall’allora avveniristico Manor Mobile c’è in fondo la storia di ogni uomo in cerca di una verità, di una ragione dell’esistenza. Nella poesia di Faber, nella sapienza degli arrangiamenti, nello sforzo di cambiare per donarsi al pubblico si ritrova davvero tutto questo. La verità di quel concerto resta assoluta. Tornando a noi, con il tempo il pubblico e chi ci segue più spesso ci ha chiesto di allargare il nostro repertorio anche agli altri grandi capolavori di Fabrizio De André composti dopo il 1979. Di volta in volta, nei bis, non mancano allora Don Raffaè, Creuza de Ma, Fiume Sand Creek, Se ti tagliassero a pezzetti e, giorno dopo giorno sempre qualche cosa in più. Memorabile anche la nostra versione di Le acciughe fanno il pallone.

Per andare incontro alle esigenze dei locali abbiamo, qualche volta, dovuto ridurre la formazione, rinunciando a sintetizzatori e batteria. È stato naturale allora fare un balzo indietro, andando a recuperare i passaggi più noti del primo De André. Alla fine Fabrizio a vinto ancora. Abbiamo mantenuto fede al nostro progetto e ancora oggi, portiamo dal vivo il concerto che abbiamo scelto e che la gente tanto ama. Alla fine aggiungiamo qualcosa in più dal suo repertorio. Trattandosi di Fabrizio non si poteva non concedere questo, a lui e al nostro, anzi al suo pubblico.

Con umiltà ed emozioni oggi ci onoriamo di suonare la sua musica e i risultati ci danno ragione. Dopo i primi locali tra Roma e la provincia sono spuntati anche i primi teatri e a distanza di molto tempo dalle prime note, nonostante la concorrenza di altissima qualità, il progetto naviga a vele spiegate. Da quel freddo invero del 2012 Massimo e Andrea non hanno ancora smesso di cercare, piazze per suonare, palchi da calcare, musicisti con cui collaborare e ogni volta sono pronti a ricaricare la macchina per iniziare un viaggio diverso.

La scaletta varia di poco ogni sera, ma le emozioni sono sempre diverse. Neminem Laedere da Roma suona e canta Faber con la PFM e quando suona l’assolo di Amico fragile Massimo è convinto davvero che dove finiscono le sue dita possa in qualche modo incominciare la sua chitarra. Io, Andrea, per parte mia, stento a credere che si sia realizzato il sogno e mi rivedo bambino, incollato allo stereo ad ascoltare Rimini senza capire davvero il perché di tanta attrazione. E se tutto questo un giorno dovesse finire penseremmo davvero che è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati.

Di seguito la formazione aggiornata del gruppo dal 2017
Gianni Gandino: voce
Max Teodosi: chitarre, bouzouki e cori
Paolo Verini: tastiere e programmazione musicale
Rosemary Brown: violino
Andrea Nebbiai: basso, chitarre e cori
Gianluca Coccia: batteria
Barbara Illi: cori
Pierangela Totta: cori