_Band_Ottocento (Italia)


Concerti | Sito Web
"La voglia di far conoscere canzoni e temi che sono parte integrante della cultura musicale italiana ci ha spinto a sviluppare un percorso che, attraverso l'esecuzione sia dei brani più conosciuti che di quelli meno noti, porta ad avere un quadro d'insieme del lavoro di De André; riproponiamo infatti le canzoni con gli arrangiamenti originali degli album, dei famosi concerti del 1979 con la PFM e degli ultimi concerti del 1997-98 con il figlio Cristiano. Tutto il concerto è suonato rigorosamente dal vivo. Abbiamo un repertorio vasto e ben arrangiato che è il frutto di oltre nove anni di concerti in teatri, feste all'aperto (tra queste: Festa regionale de l'Unità di Bergamo 2002, 2003 e 2005) e qualche  ocale. Abbiamo collaborato per quattro anni consecutivi anche con una compagnia teatrale attiva a livello nazionale (il "PandemoniumTeatro" di Bergamo)"

La formazione attuale è composta da sei elementi:

Marco (voce e chitarre), Fernando (chitarre), Gigi (tastiere e pianoforte), Elisabetta (violino), Andrea (basso elettrico), Alessandro (batteria e percussioni).

Una band dal nome "Ottocento"... Un brano volutamente "barocco", e  poco scelto dagli interpreti di De André. Come mai questa scelta?
Ottocento è una canzone che con ironia sferzante riflette sulla deriva dei valori sociali. L'abbiamo scelto come titolo del nostro omaggio anche grazie ad un amico di Fabrizio, quando la sera del primo concerto ci raccontò un suo vecchio ricordo.

"Cantami di questo tempo...": di quale società canta De André? E  quale società cantata da De André oggi trova nel mondo reale?
Credo si possa affermare che De André in questo brano voglia sferzare la borghesia, dalla quale egli stesso proviene, puntando il dito sulle debolezze e le piccolemanie di chi ha tutto e non possiede niente veramente; perché niente ha dovuto conquistare.

Alcuni connotati del vostro spettacolo: un tributo generale o  tematico?
Si può dire che abbiamo esplorato tante strade, dalla proposizione dei grandi successi alla preparazione degli album nella loro interezza. Dalla tematica world-linguistica a quella politica.

Che prospettiva ha suonare De André per una band? Si rimane  "schiavi" dell'interpretare cover o si riesce a far conoscere anche qualcosa di proprio al pubblico?
Finora  onestamente è stato pesante il confronto con Faber, al punto da inibirci. In quest'ultimo periodo dopo diversi anni e attraverso una graduale presa di coscienza delle potenzialità del nostro gruppo ci sta finalmente smuovendo, verso la stesura di brani nostri.

Le nuvole (1990), da cui è tratto Ottocento, è forse un album stilisticamente riassuntivo della musicalità e dei temi deandreiani. Lo stesso De Andrè temeva si percepisse come tale piuttosto che come un ulteriore concept album della già sua ricca carriera. Eppure rimane un album ancora un po' nascosto (si pensi alla difficile interpretazione de "La domenica delle salme" o alla poca considerazione da parte delle band nell'esecuzione di brani come  "Monti di mola" o "Megu Megun"). Questo perché è un album difficile  oppure perché ha un eco di "già ascoltato" o che altro...?
Pur avendo in passato affrontato i tre brani da voi citati è innegabile che il disco riserva difficoltà tecniche notevoli, soprattutto dal punto di vista degli strumenti utilizzati e della possibilità di rendere giustizia in situazione "live" a brani come appunto Megu Megun con i suoi respiri ritmati o come 'a Cimma che riserva all'ascoltatore una pulizia formale e un ineccepibile arrangiamento difficilmente avvicinabili su un palco.

Vivere De André oggi è vivere cosa?
Vivere De André è vivere fuori dal gregge. Vivere De André è conoscere e non poter evitare temi dolenti di una società drammaticamente avviata sulla via di una grassa ignoranza.

Una frase del repertorio di De André che vi accomuna in questa vostra esperienza di gruppo.

"Il ministro dei temporali in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia con la tovaglia sulle mani e le mani
sui coglioni." E' un profezia dell'Italia di oggi drammaticamente azzeccata.