_Band_SLo (Italia)


Concerti
Intervista con il gruppo "SLo"

Il nome del gruppo SLo nasce dall’evoluzione di slow, come l’analisi rallentata e attenta curata da ogni componente sul proprio ruolo lungo il percorso d’autore prescelto. Il risultato è un lavoro elegante e raffinato che omaggia i grandi musicisti del nostro tempo.

La profonda conoscenza di Loredana Sorrentino sull’opera di Fabrizio De Andrè e la duttile sensibilità di ogni polistrumentista con cui collabora, ha permesso loro di costruire un percorso intrigante ed originale dedicato all’artista.

Innanzitutto desidererei presentassi le particolarità del vostro spettacolo. In cosa si differenzia da un “classico” tributo? Che cosa lo caratterizza?

Il titolo “STASERA NE PARLIAMO – Percorso in parole e musica con Fabrizio de Andrè” ne descrive autenticamente il senso. Il nostro non vuole essere un omaggio al cantautore, ma una chiacchierata intima e discreta, come in una serata tra amici  in cui riaffiorano  ricordi attorno alle corde di una chitarra. Lo raccontiamo attraverso le sue parole, la sua voce, le passioni, le radici, la spiritualità, gli amici, per arrivare all’uomo e spiegarne l’artista. Quindi un viaggio opposto all’abituale tributo, dove protagoniste sono le parole e le nostre interpretazioni  un ponte di passaggio tra i vari argomenti. In “maniera ostinata e contraria”, come del resto amava fare lui. (Lori)

La vostra interpretazione è sempre molto intensa e nello stesso tempo molto curata: è il risultato di costanti prove o si è manifestato come tale da subito, da quando avete cominciato?
Entrambe le cose. Tecnicamente cerchiamo sempre di raggiungere un grado di affiatamento che produca un buon risultato musicale, ma al di là di questo c’è un forte coinvolgimento individuale che si riversa nell’utilizzo che facciamo dei nostri rispettivi strumenti, ovvero la chitarra e la voce. Quando suoniamo e cantiamo, come solitamente si dice, ci mettiamo il cuore, ci immergiamo completamente nella melodia e nel significato delle parole, e questo la maggior parte della gente non può non percepirlo. (Silvia)

Interpretare Fabrizio De Andrè oggi significa cercare sempre modalità nuove o cercare di riprodurre i suoi suoni e le sue atmosfere? Potrei anche riformulare la domanda dal punto di vista dello spettatore: pensi che De Andrè sia talmente conosciuto da essere stato “scoperto” da tutti, ormai, e pertanto di dover cercare di interpretarlo in un nuovo modo oppure no?

De Andrè è stato e continua ad essere sia un poeta che un comunicatore, una persona che ha voluto raccontare il suo pensiero attraverso la poesia. E queste due cose, unite, fanno della sua musica qualcosa che non può e non deve essere reinterpretata, ma solo messa a disposizione delle nuove generazioni, affinchè i  giovani possano scoprire la sua vastissima produzione, fatta oltre che di testi e melodie, di rime, di messaggi politici, di vere e proprie opere liriche e percorsi culturali. Per quanto ci riguarda riproduciamo le sue canzoni semplicemente “sentendo intimamente” quello che rappresentano per noi nel momento stesso in cui suoniamo, impersonando i temi e i sentimenti che sono contenuti nei suoi brani.  (Silvia)

Come si “raccoglie” il suo messaggio nel modo più appropriato?
Credo che Fabrizio non abbia mai voluto apparire come interprete e predicatore di buone intenzioni, ma a dispetto di ciò, inevitabilmente, il suo pensiero trasmette una  profonda umiltà ed un  “disumano” rispetto per l’Essere Umano. Permettete il gioco di parole, ma basta leggere il giornale o guardarsi intorno per trovare conferma del fatto che il rispetto sembra sia rimasto solo agli animali. Per raccogliere il suo messaggio dovremmo cominciare a fare nostre queste facoltà. Riprendersi ciò che è proprio dell’Uomo. (Lori)

Nel caso di Fabrizio De André spesso si coglie una sinergia tra il suo pubblico e la sua profondità contenutistica: pensi ci “debba” essere una corrispondenza tra l’ascoltarlo e agire in maniera coerente al messaggio che lui stesso comunica? Oppure l’ascolto “deve” essere asettico in ogni caso, anche in questo caso?

De Andrè era ciò che cantava e cantava ciò che era nella vita. Ed era un uomo che aveva mille cose da dire, da fare, da pensare, da analizzare, da dare. Chi sceglie di ascoltarlo, chi lo ama, lo ama proprio perchè, oltre ad essere incantato dalle liriche, dagli arrangiamenti, dal ritmo delle sue ballate, si riconosce a fondo nei contenuti delle sue canzoni. Non si può ascoltare la "Buona Novella" se non si crede alla figura di un Cristo con umane e semplici debolezze, vizi e virtù, non si può ascoltare la sua "Princesa" se non si crede nel diritto delle minoranze ad essere rispettate al pari di tutti gli altri, non si può ascoltare "Un matto" senza credere che le persone riconosciute "folli" hanno spesso in sè molta più bontà, più sensibilità e più capacità degli altri anche se non riescono a gestirle. Un ascolto asettico, semmai fosse possibile in generale, con lui sarebbe inimmaginabile. (Silvia)

“Piango di lui ciò che mi è tolto, le braccia magre, la fronte il volto…”: ci tengo a fare una domanda così a un duo solo al femminile che canta De André; le sue canzoni e l’emisfero delle donne… Con quale modo ritieni abbia trattato l’argomento?
Lui diceva di non averle mai voluto conoscere completamente, che volontariamente non si sia addentrato nell’emisfero femminile, utilizzando una tecnica un po’ rozza dell’inconscio, perché tanto non sarebbe riuscito a comprenderle. Questo atteggiamento lo avrebbe privato di una conoscenza intellettuale, inducendolo a mitizzarle. Secondo Fabrizio gli scapoli sono coloro che conoscono molto meglio le donne, altrimenti si sarebbero sposati. Essendosi lui sposato due volte, conferma la sua posizione davanti alle donne. Da donna posso dire che ha fatto bene a non voler aprire i nostri cassettini segreti, pur consapevole di poterci riuscire… Non ci avrebbe decantate con la stessa intensità! (Lori)

Una frase del repertorio di De André che ritieni sintesi adatta della tua/vostra esperienza “deandreiana”
Partendo dal presupposto che la mia esperienza “deandreiana” corrisponda al mio rapporto con la sua musica, è impossibile sintetizzarla in un’unica frase. Generalmente i suoi brani raccontano di persone o circostanze ben precise. Certo è difficile identificarsi nella gloriosa Giovanna D’Arco o nel povero Michè, ma la sua grandezza sta proprio nella capacità di universalizzare i suoi personaggi ed i suoi paesaggi. E così, ascoltando la sua voce, mi ritrovo  appoggiata ad un portone di via del Campo,  a ripercorrere le mulattiere di mare, a distruggermi sotto la croce di mio figlio o ad invocare una smisurata preghiera. (Lori)