_Band_The Spoon River Band (Italia)


Concerti | Discografia
Intervista con "The Spoon River Band"

"Sarebbe bello poter dire dove finiscano le dita e incominci la chitarra" risponde la band ad una delle mie domande. E credo non vi sia risposta migliore per indicare il sottile passaggio, il sottile legame, è forse meglio dire, che c'è tra la poesia e la canzone del caso di De André. E' non è casuale che la scelta del gruppo sia caduta proprio su un titolo, Spoon River, che mai come in altri casi si rifà direttamente ad un' opera di poesia.

Le voci dell' Antologia di Spoon River, di Edgar Lee Masters, furono fonte di ispirazione del diciottene De André che, lette nella magica versione di Fernanda Pivano, seppe raccoglierne la modernità; quella stessa che cavalca i decenni e viene ripresa e raccontata dalla Spoon River Band, complesso pavese, che sa raccogliere, interpretare, rimescolare secondo gusti talvolta piacevolmente originali, l'opera dell'autore genovese. Rispondono alle mie domande i componenti del gruppo: Andreina Antelli, Claudio Aurora, Ludmilla Brambilla, Livio Cantoni, Daniele Maffoni, Vittorio Perotti, Giuseppe Ridella e Luigi Zaini.

Iniziamo giocando sulla scelta del vostro nome che chiaramente si rifà all’album “Non al denaro non all’amore né al cielo” tratto a sua volta dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. “Dormono sulla collina” è il suo primo pezzo: le voci delle canzoni di De André si possono davvero dire dormienti?
Tutt’altro. Le voci di De André crediamo siano ben sveglie e “veglianti”, proprio perché fotografano situazioni della vita che si rivelano essere attuali in ogni epoca, invitandoci a considerarle da un punto di vista mai “omologato”.

La vostra scelta è caduta sulla canzone d’autore: ma nel caso di De André il confine tra canzone e poesia è davvero sottile. Giriamo una domanda che gli fu fatta tempo fa: lo pensate cantautore o poeta? Sarebbe bello poter dire dove finiscano le dita ed incominci la chitarra……. E dove si individuerebbe maggiormente la sua poetica?

Nell’attenzione ed il rispetto per le persone, per la loro umanità, la loro diversità (intesa innanzitutto come unicità). Il fiume Spoon è secondo l’antologia una locazione geografica, il luogo dal quale le voci dei morti ammoniscono i vivi. Cantare De André è per voi una gioia personale o anche una maniera di diffonderne il messaggio?Suonare De André è innanzitutto un piacere, e… se non è buona (musica) … che piacere è?

E quale tra i temi affrontati da Faber sentite più vostro?
Certamente l’ironia nei confronti della vita, quell’atteggiamento un po’ dissacrante nel buttar giù maschere e nello svelare ciò che spesso si cela dietro agli eccessivi formalismi: un’umanità genuina, con tutte le sue sfumature. Ora il gruppo: come è avvenuto il vostro incontro e come è caduta la scelta di fare cover proprio del cantautore genovese?

Come recita la nostra presentazione “ufficiale” “…da un’idea di Livio Cantoni, nella notte insonne dell’11 gennaio 1999…”. In effetti si deve all’iniziativa del nostro “deandreiano doc” se i componenti della Spoon River si sono ritrovati ad unire le proprie esperienze musicali nel progetto, benché la maggior parte di loro si conoscessero già suonando insieme da diversi anni. La storia di ciascuno di noi nei confronti della musica di De André è infatti del tutto personale, ma certamente si è rivelata come una riscoperta proprio nell’ambito di questa esperienza . Il lavoro attorno agli arrangiamenti, tra l’altro particolarmente curati, sembra abbia voluto prestar fede agli arrangiamenti originali per lo più di stampo PFM, anche se talvolta vi sono novità come nel caso de “La città vecchia”.

Come mai questa scelta?
La filosofia nostra è quella di restituire un Fabrizio De André che non sia eccessivamente appesantito da quell’etichetta di intellettualità che tanti, troppi forse, tendono a rimarcare con esclusività. Ci piace l’idea di un De André meno “intoccabile” e più alla portata di tutti: per questo è per noi un piacere e certamente anche un divertimento poter reinventare le sue canzoni, poterle adattare alle nostre personalità di strumentisti, riconsegnando a De André la sua popolarità.

Cosa cercano le persone che vengono a vedere i vostri concerti? Sono spinti più da malinconia o curiosità?
Malinconia… speriamo proprio di no! Curiosità forse; a noi piace pensare che il nostro pubblico si aspetti innanzitutto della buona musica, ed il nostro impegno vuole esser quello di poter portare De André a tutti, non solo a quegli appassionati che possono vantare una conoscenza approfondita dell’opera e della vita di questo artista.

Non subite la paura della eccessiva identificazione con De André a scapito della vostra identità individuale e di gruppo, soprattutto?

Certamente no, proprio per il nostro modo di proporci! Il lavoro sugli arrangiamenti nasce infatti dall’intento di dare spazio all’identità di ciascuno attraverso le nostre reinterpretazioni delle musiche, e talvolta pure dei testi, di Fabrizio De André. Non esiste invece un problema di identità di gruppo, dal momento che la nostra esperienza di “band” si è sviluppata esclusivamente attorno al progetto dello spettacolo “Grazie Faber”.

In conclusione vorrei che ognuno di voi citasse un verso di una canzone di De André

Andreina “Dindi” Antelli: “…dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior…”
Claudio Aurora: “… e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi e dagli occhi cadere…”
Ludmilla Brambilla: “Cosa vuol dire avere un metro e mezzo di statura…”
Livio Cantoni: “…finì con [...] un ridere rauco e ricordi tanti e nemmeno un rimpianto…”
Daniele “Miro” Maffoni: “Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole…”
Vittorio Perotti: “… e sarà la prima che incontri per strada che tu coprirai d’oro per un bacio mai dato per un amore nuovo…”
Giuseppe Ridella: “Andrea si è perso, si è perso, e non sa tornare…” Luigi “Bilik” Zaini: “Quello che non ho è una camicia bianca…” Vorremmo però concludere con una citazione “comune”: “Come fa questo amore che dall’ansia di perdersi ha avuto in un giorno la certezza di aversi”. Sono versi che abbiamo riportato anche sul nostro sito, e fotografano un po’ la nostra storia: tutto è iniziato per caso, per gioco forse, ora invece ci troviamo tutti coinvolti in un’esperienza affascinante e piacevole, quale si è rivelata un po’ inaspettatamente.