_Band_Zingari del bosco (Italia)


Concerti | Sito Web
Il nostro progetto musicale nasce in modo del tutto naturale. Inizialmente lo spirito della band era semplicemente quello di un gruppo di amici che voleva riprendere a frequentarsi un po’ più assiduamente, dato che gli impegni lavorativi di ognuno stavano prendendo il sopravvento sulla vita quotidiana. Da un punto di vista musicale quindi non avevamo una scaletta ben definita di brani da eseguire, ma il nostro repertorio prevedeva composizioni di vari cantautori, dallo stesso Fabrizio De Andrè a Pierangelo Bertoli, Nomadi, Massimo Bubola, Cristiano De Andrè, Angelo Branduardi, Lucio Battisti, Franco Battiato e qualche brano rock n’roll di tanto in tanto.

Siamo nel 2004 ed iniziano le prime sporadiche esibizioni dal vivo (la band non ha ancora un nome) ed in parallelo ognuno di noi inizia a proporre nuovi brani di Faber da eseguire in sala, finché il numero di questi brani aumenta a tal punto da considerare l’idea di diventare una cover-band a tutti gli effetti. Prendiamo una pausa per quanto riguarda le esibizioni live ed iniziamo questo nuovo percorso partendo dallo studio e dal perfezionamento dei brani scelti, sia in base agli strumenti musicali che abbiamo a disposizione sia in base alle nostre possibilità tecniche. Durante questa fase di studio è anche nato il nome del nostro progetto: “Zingari del Bosco".

La composizione del gruppo è la seguente:
Emanuele Di Cosimo – voce, pianoforte elettrico e tastiere
Pino Calciano – basso, cori
Sergio Brioni – batteria
Marco Villanelli - chitarra classica ed elettrica
Simone Di Cosimo – chitarra acustica

“Zingari del Bosco”, perché la scelta di questo nome?
Il nome è un palese omaggio al duo De Andrè-Bubola ed alla loro splendida “Sally”, ballata simbolo di quella istintiva curiosità e di quella dolce libertà di chi, contro il volere di tutti, preferisce “giocare con gli zingari nel bosco” lasciando la sua casa con un semplice “dite a mia madre che non tornerò”. È inoltre un modo per omaggiare anche Massimo Bubola, persona che stimiamo molto come cantautore oltre che come co-autore di Faber; non a caso molti brani che eseguiamo portano la firma di entrambi. Il termine “Zingaro” infine richiama molto la nostra idea di libertà, soprattutto nel modo di vivere la vita, il non essere legati a schemi o a percorsi obbligati da seguire. A volte preferiamo seguire una strada magari sterrata, che non sai con certezza dove ti porta, ma se il cuore dice di andare in una certa direzione… noi andiamo!

Cantare oggi Fabrizio De André significa essere traghettatori di un messaggio universale di pacifismo e tutela delle minoranze: una responsabilità sentita?
Indubbiamente sì. È comunque qualcosa che viene spontaneo fare quando suoni certi tipi di canzoni, sono concetti che non posso prescindere da ciò che stai cantando. Anche se in fondo più che la difesa delle minoranza, concetto che di per sé le pone in un piano di inferiorità, porremmo più volentieri l’attenzione al comprendere come possano le cosiddette “maggioranze” fagocitare costantemente i diritti di tutti, minoranze comprese.

Nella scelta degli arrangiamenti pensiate si debba essere fedeli all’originale oppure che si debba essere liberi di reinterpretare? E, nel secondo caso, fino a dove si “deve” spingere questa libertà?
La responsabilità maggiore di tutto questo progetto l’abbiamo sentita forse di più proprio dal punto di vista tecnico, cioè appunto nell’arrangiamento dei brani. Temevamo che un’esecuzione diversa da quella originale potesse far perdere quello che era il connubio ideale creato così perfettamente dagli autorevoli autori originali. Questo è il motivo per cui abbiamo preferito lasciare le canzoni allo stato più naturale possibile, pur apportando a volte arrangiamenti lievemente diversi dall’originale, semplicemente cercando di tradurre in musica l’emotività trasmessa dai brani.

Quali obiettivi avete per il futuro? Quali sono i vostri progetti?
Nessun progetto in particolare per il momento. Abbiamo notato che sorprese e le emozioni più belle arrivano sempre senza preavviso e quando meno te le aspetti.

Di quale messaggio proposto da De André attraverso le sue canzoni pensate ci sia più bisogno nell’epoca attuale?
Il rispetto per gli altri in tutte le sue forme, e quindi la libertà dell’individuo sostanzialmente. Notiamo spesso che la gente dice di sentirsi libera, ma è una libertà fittizia nella maggior parte dei casi. Non dobbiamo sentirci liberi solo perché non abbiamo le manette ai polsi. Una persona può definirsi libera quando è può pensare, esprimere il proprio parere, scegliere non il bianco o il nero, ma un qualsiasi altro colore gli venga in mente, o nessuno se preferisce, senza che le sua scelte implichino la discriminazione solo perché possono essere a volte fuori schema.

Nelle varie manifestazioni dell’arte (pittura, cinema, ecc...) oltre che nella canzone ritrovate “un” Fabrizio De André?
Certo! Potremmo citare Bruce Lee. Un personaggio apparentemente molto distante da Faber, forse perché si tende erroneamente ad associare le arti marziali alla violenza, ma provate a leggere questa massima senza tener conto che è stata scritta da un artista marziale: “È l’individuo ad avere la massima importanza, non il sistema. Ricorda: l’uomo ha creato il metodo, non il metodo l’uomo; quindi non cercare di adattarti a tutti i costi agli schemi precostituiti di qualcuno, modelli che indubbiamente saranno idonei per lui, ma non necessariamente per te”. Sorprendente, vero?

Una frase del repertorio di De André che vi accomuni nella vostra esperienza di band.
Al momento è la seguente: “Quello che non ho è quel che non mi manca…”. Descrive in modo chiaro e preciso che al giorno d’oggi abbiamo una serie di false necessità, una serie di esigenze di cui in realtà non abbiamo bisogno, ma che vengono prontamente create a tavolino per essere spacciate come “indispensabili”.