_Band_Le Quattro Chitarre (Italia)


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Intervista con le "Quattro Chitarre"

Non sanno se si salveranno l'anima a causa del troppo suonare e apparire ma Pasquale Dieni, Enrico Cultrone, Massimo Bertolacci e Gianni Amore, i quattro chitarristi del gruppo musicale genovese "Le Quattro Chitarre per De Andrè", con le pazienti coriste Federica Robino, Arianna Pesce e il "mago" del suono Alberto Canepa, hanno cominciato un viaggio geografico, artistico e mentale che ha sorpreso anche loro. 104 concerti in due anni e mezzo di sodalizio melodico-armonico, pensando costantemente a cosa voleva dire Faber anche quando da buon genovese non parlava. Partendo un 4 maggio di primavera del 2002 da Genova appunto (pozzo di piscio e cemento.) e via ad occhi chiusi e cuore aperto a raggiera su e giù per l'impervia Liguria, con più di un piatto di ottime trofie al pesto trangugiato spesso troppo di fretta prima, dopo o durante il check sound di rito, lungo le placide, zanzarose e (di)vinamente amichevoli genti di pianure lombardo, piemontesi, tra i mandorli in fiore dell'agrigentino, cercando disperatamente l'ombra millenaria delle colonne del tempio greco Della Concordia, nel messinese più spostati a Cariddi che a Scilla, mescolati e trattenuti a forza di essere cassate e cannoli del tondeggiante pasticcere Manna in mezzo al mitico pubblico di San Filippo del Mela, controllati a vista dall'imponente Santuario della Madonna della Neve che domina Milazzo, già bastione medioevale di Federico di Svevia e piazzaforte strategica di Giuseppe Garibaldi la notte insonne del 20 luglio 1860 in cui pensò di entrare a Milazzo per vedere di completare l'opera dei "Mille" in camicia rossa partiti anche loro guarda caso da Genova-Quarto. E poi un Silenzio tremendo.

Omaggio ad un amico. Ciao Gianni. E così Gianni Tassio continua a seguirli e coccolarli da lassù, seduto ad un tavolaccio di legno con Faber, di fronte al mare celeste, due bicchieri una bottiglia di vermentino e una di pigato mezze piene o mezze vuote .mia un po' cos'imbelinan quei figieu. E poi il 3 agosto scorso l'abbraccio tra le lacrime con Fernanda Pivano e Dori Ghezzi tra i confusi rumori balneari estivi di Santa Margherita Ligure, a ruota un tramonto serotino di mezza estate a Boccadasse, a seguire una jam-session molto toscanaccia a base di ottimo chianti e costolette di maiale alla brace tra i fumi calcarei delle acque calde e rilassanti delle terme di Rapolano, nel profondo senese, a seguire l'omaggio al tormentato Riccardo Mannerini e alla sua poesia nichilista ma inesorabile proprio a Marengo, alle porte di Alessandria, dove ancora risuonano le urla dei soldati napoleonici e austriaci che si scannarono come pecore al mattatoio il 15 giugno del 1800 dietro ai folli sogni di gloria del "piccolo caporale" di Ajaccio, e ancora, come un'anomalia, il 19 settembre alla Festa Nazionale de l'Unità a MarinaDue-Genova Fiera, di fronte ai 50mila in attesa di scaldar loro i cuori e le menti prima del saluto di Piero Fassino.pausa, allegro-andante, alla maniera di un tale Odisseo e infine l'approdo nel golfo di Napoli, madre di tutte le città mediterranee, al morire di settembre di un anno da ricordare.

Chi sono "Le Quattro Chitarre per De Andrè" e come nascono?
"Il gruppo nasce inizialmente un po' per gioco e un po' per passione - dice Pasquale Dieni, leader del gruppo - correva la primavera del 2002. Enrico Cultrone, la nostra voce, Massimo Bertolacci, il polifonico che passa dalla chitarra, la mandolino, al bouzouki con disinvoltura, Gianni Amore, l'arrangiatore e io, chitarra ritmica, ci ritroviamo nel giardino di casa di Enrico a Tiglieto, un paesino incassato a 600 metri tra le splendide montagne alle spalle di Genova nel Parco del Monte Beigua. Imbracciamo le nostre chitarre e cominciamo ad impostare "Bocca di Rosa". Ci divertiamo come pazzi e sentiamo al volo di essere molto affiatati. Ci diamo dentro
con "Il pescatore" e la cosa sembra funzionare".

Quindi solo un nostalgico passatempo per le giornate estive?
"Non proprio. Il mito della favoletta che si trasforma in realtà è stato un modo per dare spinta all'idea di un gruppo "cover" che proponese De Andrè per scopi benefici. Ci sembrava di ricondurre alla memoria di Faber uno dei messaggi cardine della sua trentacinquennale opera: la considerazione priva di retorica e il sostegno agli umili e ai miserevoli, sconfitti da qualche sventura esistenziale, emarginati dalla società frenetica dei consumi, ma degni di vedere loro riconosciuta una profonda dignità umana. Abbiamo messo su carta un progetto culturale dedicato a rendere omaggio a Fabrizio De Andrè suonando e cantando le sue ballate con impostazione classica e girando per le sagre paeseane dell'entroterra ligure che d'estate abbondano come la lussureggiante natura dell'Appennnino. Il 4 maggio del 2002 esordiamo con il cuore in gola al locale la "Pinetina" di Tiglieto a favore della Croce Bianca locale. Fu l'inizio del "viaggio".

Cosa intendete per "viaggio"?
"Fin dall'inizio - aggiunge Enrico Cultrone, la cui voce vellutata ha davvero incantato migliaia di spettatori nei 104 concerti eseguiti in due anni e mezzo - volevamo portare i nostri spettacoli toccando ogni volta un posto diverso. Non siamo quasi mai riusciti a dire di no, anche se ci è costato un grosso sforzo. Meno male che abbiamo avuto da subito l'appoggio tenace e costante del tecnico del suono Alberto Canepa e delle coriste Federica Robino e Arianna Pesce, flessibili e collaborativi come pochi. De Andrè viaggiava con la fantasia e traducendo in poesia e musica le cronache di tutti i tempi storici che ha vissuto o di cui ha studiato miti e leggende fin da giovanissimo. Noi abbiamo voluto percorrere in lungo e in largo la Penisola per incontrare più gente possibile. Scambiare con le canzoni che offrivamo alle platee, grandi o piccole, impressioni emotive più che verbali. Ci ha soddisfatto con la stessa intensità sia l'esibirci e l'essere applauditi, che è pur sempre un esercizio narcisistico, quanto il conoscere uomini e donne delle associazioni e degli enti pubblici o privati che ci hanno invitato, per parlare, mangiare, bere insieme e marchiarci a vicenda dei segni indelebili dell'amicizia".

Potreste indicarmi una frase del repertori di De André che vi accomuna in questa vostra attività?

"Da buoni girovaghi - conclude Dieni - voglio citare "Khorakhanè", splendido pezzo contenuto in "Anime Salve" che vede il popolo rom dedito allo spostamento e allo sradicamento volontario e per questo oggigiorno incompreso dalla nostra civiltà industrializzata e televisivamente stanziale:

"Saper leggere il libro del mondo
con parole cangianti e nessuna scrittura
nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura
finchè un uomo ti incontra e non si riconosce
e ogni terra si accende e si arrende la pace
"
(Fabrizio De Andrè - "Khorakhanè" in "Anime salve" - 1996)