_Band_Contro Tempo (archivio) (Italia)


Concerti
Intervista con il gruppo "Contro tempo"

Scegliere di pubblicare questa intervista in un periodo particolare dell'anno, proprio alla vigilia del Natale, non deve apparire casuale, se non in parte. I Contro tempo, giovane band dell'hinterland milanese, hanno infatti dedicato, e dedicano tutt'ora, parte del loro repertorio interpretativo proprio alla Buona Novalla, al "Vangelo secondo De André", alla trasposizione in musica dei vangeli apocrifi. Questo progetto culturale "intorno alla musica" è un'idea relativamente recente che vuole proseguire un filo narrativo che ha una radice principalmente culturale fino ad assumere le dimensioni piene del progetto musicale, come ci spiegano i suoi componenti: Cristiano Cameroni, Caterina Cameroni, Marco Cristofaro, Alessia Rosini.

De André: una scoperta recente a quanto mi sembra di avere capito…
In realtà la “scoperta” di De André è più antica di questo lavoro, e per ciascuno di noi si colloca in un momento diverso del cammino di crescita. Per anni abbiamo suonato in concerto, anche gli uni all’insaputa degli altri, alcuni dei suoi pezzi. È stato così per Korakhané, per intere sezioni della Buona Novella… Recente è l’idea di mettere in piedi uno spettacolo interamente dedicato a Fabrizio De André; ed è un’idea che si è sviluppata nel solco di quello che potremmo definire un progetto culturale “intorno alla musica”. Di fatto, i nostri concerti sono soprattutto progetti culturali: la nostra caratteristica come gruppo, se così possiamo dire, è proprio quella di proporre dei percorsi musicali e culturali. Percorsi nei quali, accanto alla musica, trovano cittadinanza la recitazione, la poesia, le arti visive. L’interesse per De André si deve quindi in larga parte alla grande poesia che FDA ha espresso in ogni suo lavoro, e all’immenso retroterra culturale che può essere esplorato a partire da ogni sua canzone.

Pensate rimarrete ancorati al vostro progetto su De André o pensate di spaziare in altre interpretazioni del suo repertorio?
La tentazione è molto forte… Naturalmente il progetto attuale, Dal Vangelo secondo De André, rimane inalterato nella sua struttura di base; si tratta infatti di un progetto culturale prima ancora che musicale, e la presenza di un filo rosso, di un impianto quasi narrativo, ci impedisce di variare se non alcuni dettagli. La strada migliore per affrontare altre pagine del canzoniere di De André resta per noi legata agli altri progetti che abbiamo in cantiere. In particolare, stiamo lavorando ad un’idea sull’incontro delle culture dove il Nostro ha sicuramente molto da dire…

Il vostro gruppo è composto da elementi giovani: cosa spinge oggi i giovani a fare musica? Sono le stesse “corde” di un tempo o ci sono altre motivazioni e più assidue difficoltà?
Qui è un po’ difficile rispondere, perché le “corde” di un tempo non sono, come dice la premessa stessa, propriamente le nostre. In più, ciascuno di noi è arrivato alla musica in generale, e a De André in particolare, da direzioni molto diverse e con obiettivi, come si può immaginare, differenti.  C’è Cristiano che, oltre a fare il giornalista, si dedica anima e corpo all’insegnamento della musica; Caterina che si sta laureando in storia e si occupa di pubblicazioni per ragazzi; Marco e Alessia che stanno terminando gli studi in Conservatorio e sperano un giorno di vivere sul palco… Per tutti, la musica rappresenta una parte fondamentale della personalità, è letteralmente necessaria per vivere; quando poi riusciamo anche a farne un mezzo per regalare emozioni a chi ci ascolta, allora abbiamo centrato tutti gli obiettivi.

Quali difficoltà si riscontrano nell’eseguire un autore come De André?
La difficoltà maggiore sta nel fatto che, sotto il profilo squisitamente musicale, Fabrizio De André è un autore troppo… facile. La sua musica è diretta, spontanea, serve a sostenere il testo; ci sono temi musicali memorabili che sono tali in quanto estremamente semplici, incisivi. Quindi se in fase di arrangiamento rendi la musica troppo complessa perdi di vista la centralità del testo; viceversa, se ti attieni strettamente agli arrangiamenti originali riesci solo ad ottenere una brutta fotocopia. La virtù, crediamo, sta nel mezzo: e allora ci siamo dati da fare per inserire idee nuove nella parte musicale senza che queste fossero preponderanti; con il risultato che quello che il pubblico ascolta è innegabilmente De André, ma allo stesso tempo è la musica dei Controtempo. Naturalmente i brani più difficili sono stati quelli più noti: per fare La canzone di Marinella, ad esempio, abbiamo dovuto inventarci un tema melodico e un suo controcanto che, affidati fin dall’introduzione del pezzo al pianoforte e al violino, fanno pensare che la canzone sia un’altra, salvo poi ritirarsi nelle retrovie a fare da sfondo nel momento in cui entra in azione la voce. Smisurata preghiera, che mettiamo in chiusura del concerto (e come avrebbe potuto essere altrimenti?), è molto diversa dall’originale. La versione di De André è in un certo senso militante, con quel ricchissimo accompagnamento di percussioni… noi ne abbiamo fatto una versione più intimista, con il pianoforte solo, quasi fosse un provino, una di quelle registrazioni che si fanno durante la prima stesura di una canzone.

E dove invece il “lavoro” risulta semplificato?
Dal nostro punto di vista, in tutto ciò che riguarda il testo. Abbiamo l’abitudine di presentare molti dei pezzi che suoniamo, di parlarne al pubblico. Pensiamo che ascoltare una canzone senza scavare a fondo per comprenderne il significato sia un’azione violenta, mistificatoria e in fin dei conti ingiusta. Ci diamo quindi da fare per mettere in evidenza i meccanismi poetici, la forza del testo come della musica; per quanto ci è possibile tentiamo anche di rendere ragione di alcune nostre riletture distanti dall’originale. E se forse, in tutta onestà, non si può dire che questo tipo di lavoro sia sempre esattamente facile, possiamo sicuramente affermare che il canzoniere di De André ci ha facilitato il compito, schiudendoci ad ogni passo orizzonti particolarmente stimolanti.

È interessante la vostra iniziativa riguardante le “lezioni concerto”: potreste illustrarla nel dettaglio?
Ecco un’altra delle idee che provengono dalla vocazione all’insegnamento di Cristiano… in sintesi, ecco di cosa si tratta. Come abbiamo già avuto modo di raccontare, ciascuna delle nostre proposte nasce da un progetto culturale. Abbiamo fatto un lavoro sul rapporto fra la musica e le donne, abbiamo prodotto un concerto tematico che parlava dell’acqua, abbiamo lavorato sulla canzone d’autore… ciascuno di questi lavori (ai quali si aggiunge naturalmente il Vangelo secondo De André) può essere “fruito” a diversi livelli. È una delle cose straordinarie della musica, la puoi usare per comunicare con chi ha una collezione di lauree come con chi non ha mai preso in mano un libro. Dopo avere portato in giro le prime date in teatri e auditorium ci siamo resi conto che il progetto funzionava, che la gente lo apprezzava e spesso ci ringraziava per le prospettive che eravamo riusciti a schiudere. Contemporaneamente, Cristiano teneva alcuni laboratori di musica nelle scuole primarie della nostra zona. Ne abbiamo parlato durante le prove ed è venuta fuori l’idea: se è vero che l’idea dei percorsi musicali/culturali piace, e se è vero che abbiamo la capacità di confrontarci con un pubblico colto come con i ragazzi delle medie e delle superiori, perché non proponiamo anche a loro questa nostra “visione”? Il resto, come spesso accade, è venuto da sé.