_Band_Piccola Bottega Baltazar (Italia)


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Intervista al gruppo "Piccola Bottega Baltazar"

Nord est, terra di musicisti: musicisti che scelgono De André per esibirsi, musicisti che scelgono la forma della recitazione cantata piuttosto che della canzone. Prosa messa in musica, oserei dire. E il tutto valorizza il lavoro di un grande artista piuttosto che riprodurlo. Questo fa della "Piccola Bottega Baltazar" una fucina di nuove esperienze e il loro spettacolo una vera e propria rappresentazione teatrale.

Piccola Bottega Baltazar: apparentemente un "bagno di umiltà", perdonatemi la domanda legata a quell'aggettivo che riduce tutto a una "ridotta" dimensione
L'aggettivo è legato alla dimensione della bottega/atelier artigianale, che non è mai troppo grande e dove, allo stesso tempo, vengono accatastate molte cose, spesso diverse fra loro, ma che alla fine lasciano ad un visitatore l'impressione di un'armonia inaspettata.

Come è accaduto per altre cover band si parte da un omaggio per arrivare a cantare "proprie cose": il pubblico come percepisce questa evoluzione, o quanto meno il vostro pubblico?
In effetti stiamo attraversando un periodo di passaggio, in cui iniziamo a camminare da soli. Spesso il pubblico ha già introiettato il nostro stile e si viene a complimentare per le nostre canzoni, ma è ancora presto per dire se queste susciteranno un interesse importante. In ogni caso sta per uscire per Azzurra Music il nostro nuovo cd contentente solo brani originali.

Ascoltando il vostro cd l'interpretazione sembra essere decisamente molto teatrale, come se si recitasse piuttosto che cantare. E' una impostazione voluta o casuale?
Diciamo che il fatto di aver composto e suonato musiche per spettacoli teatrali ha aggiunto al disco questa dimensione a noi del tutto congeniale. Non a caso stiamo preparando altri lavori teatrali, dove la musica si fonde al testo recitato.

Potreste presentarvi musicalmente?
Siamo musicisti provenienti da esperienze diverse, che hanno trovato un punto di convergenza in questo progetto. Arriviamo da gruppi che suonavano jazz, klezmer, tango, swing e musica classica, tutti siamo comunque affascinati dalla canzone d'autore.

Come si arriva a scegliere di interpretare una canzone piuttosto che un'altra. Su quale base avviene questa scelta?
Per noi arriva come fatto naturale. Se a uno dei componenti piace la canzone e ne riesce a cogliere aspetti interessanti la propone e la fa notare agli altri. Poi se si è d'accordo la si prova, ci si lavora e se viene fuori qualcosa di buono, inizia il lavoro più approfondito.

Attorno a De Andrè sembra alzarsi un unico coro unanime: quello dell'approvazione. Ma davvero all'interno del vostro gruppo non si è levato mai uno spirito di contrarietà?
Naturalmente all'interno del gruppo vi sono varie sensibilità. Ma non c'è nessuna forma di adorazione né di idolatria, si è semplicemente studiato delle canzoni fatte ad arte, carpito molti aspetti interessanti e metabolizzato secondo la nostra sensibilità. Diciamo che più che un tributo è uno studio che preserva un affetto. Comunque anche alcune canzoni di De André non ci piacciono, ma questo succede con tutte le canzoni di qualsiasi autore.

E da parte del pubblico?
Il pubblico accoglie con inaspettato affetto le nostre esibizioni. Oramai più di 5000 persone hanno assistito ai concerti e diciamo che, quasi sempre, alla fine c'è un'atmosfera così amichevole che quasi si dialoga. Ricordo che quando vidi "Anime salve" al teatro Verdi a Padova, un uomo accanto a me urlò (dalla galleria) "Dai Fabrizio che facciamo le tre..." tanto era la confidenza tra chi stava sul palco e chi l'ascoltava. Se condividi cose belle entri velocemente in intimità. Speriamo che questo sia il pensiero anche del nostro pubblico.

Mi piacerebbe citaste una frase del repertorio di De André che pensate sintetizzi al meglio il vostro spettacolo e lo spirito con il quale lo affrontate
Beh, è quasi d'obbligo un verso da "Il pescatore" : "poco tempo, troppa fame", che è il titolo del nostro primo cd e dello spettacolo che ne abbiamo tratto. Il pescatore si lascia volentieri 'derubare' di un po' di pane e di vino dall'assassino , e a noi piace immaginare che anche Fabrizio ci permetta generosamente e con un sorriso sulle labbra di frequentare le sue canzoni.