_Band_Trailalò (archivio) (Italia)


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Intervista con il Trio "Trailalò"

Andrea Corsini, Fernando Bustaggi, Simone Vignola sono il Trio Trailalò: è un termine che significa persona maldestra, scomposta, rozza; "...da accostare al veronese primo novecento trainanon, trananon nella locuzione andar de trainanon 'camminare a saltelloni'. Probabile deformazione del veneziano ottocentesco tràina (andar de tràina) 'andare d'anchetta o spalletta', dal veneziano tràina 'uno degli andare a cavallo, che è tra l'ambio e il galoppo' da trainare 'strascinare, tirare con fatica'...". Al di là di ogni aspetto etimologico,il gruppo pone le radici del suo repertorio nella tradizione del folk, riuscendo a muoversi e attorno alla tradizione più strettamente italiana e ad una delle realtà musicali europee più forti da questo punto di vista, quella irlandese. Una scelta che prevede anche l'esecuzione di molti brani di De André.

Potreste presentare la vostra compagine?
Fernando Bustaggi (Chitarra, Bouzouki), Andrea Corsini (Voce, Tin & Low Whistle), Simone Vignola (Piano & Keyboards)

Da quale esperienza musicale proviene ognuno di voi, quale influenze ha subito?
Andrea: banda del paese, e metà anni '80 Sax nei Fight (gruppo di Verona di musica pop inedita ora disciolto), Fernando: Chitarra ritmica nei New Obesis (tuttora) covergroup di Nomadi e musica anni '70, Simone: di formazione classica (Pianoforte-Organo-Solfeggio-Armonia-Canto Corale e Gregoriano-Direzione Coro) ha suonato Piano e Tastiere nei:
"Pericolo Costante" (Zucchero-Sting-Ruggeri-Clapton-Beatles...)
"Skipper" (Anni '60 italiani e stranieri)
"Vertigo" (Rock-progressive inedito)
"Odeon" (Anni '60 e liscio)
"Bluff" covergroup inizialmente rock (Queen-Van Halen-Bon Jovi-Europe-S.Vai-Satriani...), poi musica italiana (Vasco-Zucchero-Litfiba-Ligabue-Ruggeri...), un breve periodo come coverband dei Toto infine con repertorio Disco Anni '70-'80.

Non suonate soltanto De André, eppure la vostra scelta é caduta su molte delle canzoni del cantautore genovese: perché De André e non Battisti, ad esempio?
Beh, evidentemente per la levatura poetica di De André rispetto a molti altri "artisti" della ahimé poverissima scena musicale italiana (perlomeno quella conosciuta ai più)

C'é una linea guida che vi ha fatto scegliere di eseguire un brano del Faber piuttosto che un'altro?
Abbiamo seguito le nostre preferenze, oltre alla necessità di suonare brani che non implicassero l'uso di abbondante strumentazione (essendo noi solo in tre), ma nel contempo abbiamo voluto anche valorizzare alcuni brani meno conosciuti di De André al grosso pubblico, per suscitare un legittimo interesse.

Una delle dispute più interessanti, anche se forse ormai vetuste, riguarda l'interesse maggiore che De André pose ai testi piuttosto che alla parte strumentale dei suoi pezzi. Voi da che parte vi ponete a questo proposito?
Hai ragione a considerarla una disputa vetusta, io aggiungerei inutile. Se permetti la lascerei ai critici musicali di mestiere, onde evitare di lasciarli disoccupati, i poverini.

Ritenete vi sia stata una parabola ascendente sino al raggiungimento di un apice nella carriere di De André tale da far dire: "sì, quella é la sua opera più grande..."? E se sì, quale pensate sia?
Certo che c'è stata una parabola ascendente nella produzione artistica di De André, ti dirò di più: è stato uno dei pochi artisti (se non l'unico) che nella sua lunga carriera si è diversificato e rinnovato continuamente in maniera esponenziale senza cadute di stile... come purtroppo accade ad altri artisti. Purtroppo la sua morte ci ha privato di altre belle esperienze che avremmo potuto vivere tramite le sue canzoni, e per questo ti posso dire che la sua opera più grande sarebbe stata quella che avrebbe composto se fosse ancora qui con noi.

Quale eredità ha lasciato, quanto meno nella vostra esperienza diretta di "Cover Band"?
Un senso di "comunione" (laicamente parlando) con la platea che ci ascolta... inappagabile.

Ed ora vi pongo davanti a una scelta: De André, poeta della Ragione o del Cuore?
Indubbiamente del Cuore, è impossibile rimanere indifferenti alle parole di De André, di qualunque estrazione sociale o politica una persona possa essere.

In conclusione, potreste citare una frase del suo repertorio?
"E poi se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare, suonare ti tocca per tutta la vita e ti piace lasciarti ascoltare" (Il suonatore Jones).