_Band_Eianda (Italia)


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Intervista con il gruppo "Eianda"

Spesso sono i casi fortuiti a mettere insieme gli elementi che preparano la strada a qualcosa che poi rimane in te con grande forza. E proprio il caso è alla base del costituirsi di questa band, che però appena nata sembrava avesse già una prepotente determinazione a voler vivere. L'abbiamo avvertita tutti da subito, e ci ha legati in questo progetto. Le consuete vicissitudini legate a sostituzioni e abbandoni che ogni band vive non hanno indebolito per nulla la sua vitalità.

Naturalmente il collante di tutto è la straordinaria forza delle musiche e dei testi che interpretiamo. Una delle poche  fortune di questa umanità è quella di vedersi attraversare la strada da alcune anime che lasciano un alone di mistero, compiuto o irrisolto, agli occhi di tutti. Sono stati chiamati poeti, non necessariamente sempre amati e rispettati, ma comunque in gioco. Fabrizio de Andrè ha ricostruito e fatto rivivere nella canzone popolare quello che i cantori della tradizione rappresentavano. "Mi piace pensare che tra cento anni chi suonerà la sua musica userà farlo in costume, come oggi fa chi canta i madrigali nelle feste di piazza. Quello stesso costume che oggi noi portiamo con naturalezza, e che lui ci ha cucito addosso in modo così mirato e acuto".

Eianda... un nome "fonetico" direi... un legame con la vostra scelta stilistica o solo una ricerca di "originalità"?
La scelta del nome si è conclusa su questo “suono” che ricorda Creuza de mà, senza una particolare intenzione. Volevamo attribuire al nostro Piccolo Circo Elettroacustico una parola che ricordasse Fabrizio.

Le sensazioni nel suonare De André: quelle vostre e quelle che vi dà il pubblico...
Le sensazioni che non posso dimenticare sono legate ai brividi lungo la schiena e alla pelle d’oca le primissime volte che abbiamo provato alcuni pezzi. Ci ritrovavamo a guardarci stupiti come se stessimo operando qualche magia. Non era per la qualità che ancora doveva arrivare, ma soprattutto per la condivisione di un qualcosa che fino ad allora ognuno di noi aveva tenuto dentro se, e finalmente si fondeva con gli altri. Tutti noi abbiamo creduto da subito che la forza di queste sensazioni ci avrebbe portato avanti.
Il pubblico ci ha confermato con il suo calore l’intensità raggiunta nell’evocare il Fabrizio de Andrè personale che ognuno seduto in sala si porta dentro. Ad ogni concerto aumenta la convinzione che la musica che facciamo è una musica che con il passare del tempo diventa sempre più patrimonio di tutti, e allora eseguirla è rendere omaggio a chi ce l’ha lasciata, e permettere a chi la ascolta e la ama di sognare ancora una volta.

Il background musicale della vostra compagine...
I trascorsi musicali sono diversi e ricchi di collaborazioni in altri gruppi dai generi che vanno dal blues, al funk, al liscio, al rock. A fare da contrasto è la totale inesperienza di palco, prima di questa, da parte mia, che cantando rivesto il ruolo centrale nel gruppo. Naturalmente conosco De Andrè da sempre, e da sempre l’ho cantato e suonato, ma mai con un progetto in una band. E’ curioso.

Dove ritenete giunga alla massima espressione l'opera di De André?
L’opera di De Andrè credo che sarà di studio ancora per molti anni a venire, e una sua peculiarità che andrà ancora approfondita credo che sia l’attinenza dei suoi lavori con il trascorrere della nostra storia passata. Penso che la sua incisività nel sottolineare poeticamente gli aspetti politici e sociali di questi ultimi quaranta anni in forma di canzone o ballata sia di impareggiabile valore. Proprio per questo ogni disco ha il suo colore e sapore unico. Io amo molto il Fabrizio di Via del campo.Che Creuza de ma abbia tagliato in due temporalmente il panorama musicale italiano, e che Anime salve sia il suo grande congedo è opinione comune.

E dove si esprime, a livello di testi, maggiormente la sua poesia?
Nonostante io sia di Roma ho familiarizzato con il genovese, e come con Dylan usi le traduzioni per conoscere il significato dei vocaboli, ma poi lo rileggi in inglese e senti la sua poesia, così i testi di Fabrizio in dialetto sono quelli che mi fanno scoprire espressioni poetiche per me inconsuete e affascinanti. E qui mi fermo perché dare da una parte mi sembra togliere dall’ altra, e ancora oggi, con mio grande piacere,ascoltando per l’ennesima volta una sua canzone, mi capita di attribuire ad un verso un accento poetico nuovo.

De André è gettonatissimo tra le band. Sono molteplici gli esempi in questo senso. Ritenete vi sia più opportunità o più passione? O entrambe... ?
Spero che sia la passione che muova chi suona le sue cose, e sinceramente l’ho vista in molti “colleghi” nei vari concerti ai quali ho assistito. In verità credo che a volte ci sia anche opportunità, e questa l’ho riscontrata invece da parte di personaggi noti del mondo musicale. Ma quello è il loro mestiere e cadere nell’opportunismo è più facile.

Una frase del repertorio di De André che vi accomuni.
“pensavo è bello che dove finiscano le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra”

L’insieme è composto da:
Maurizio Maggi - (Roma 1955), voce solista, chitarra classica e acustica, mandola, armonica a bocca.
Igor Martinelli - (Perugia 1973), voce, chitarra classica, acustica, elettrica, bouzuki, mandolino.
Max Tavanti - (Arezzo 1969), voce, piano elettrico, tastiere, synt.
Maurizio Liberati - (Roma 1964), voce, basso elettrico, birimbao.
Francesco Toscano - (Napoli 1961), percussioni.