_Band_Fuori dal coro (archivio) (Italia)


Concerti
Intervista con il gruppo "Fuori dal Coro"

Essere "popolare" e nello stesso tempo "originale". D'altra parte è ben vero che le novità nel fare musica oggi vadano ricercate nel folklore, forse per troppo tempo lasciato ai margini, abbandonato alla buona volontà di pochi musicisti che, nella loro realtà locale, riescono a mantenere vivo il legame con le proprie tradizioni musicali. Ed ancora una volta, sempre più non a caso, De André riesce ad accompagnarsi benissimo a questo intento: "... per esempio, "Volta la carta": ha preso una canzone popolare Toscana intitolata "La donnina che semina il grano" e l'ha riproposta con uno stile fresco e con parole che solo un grande genio come lui poteva inventare...". E come ci racconta la sua compagine, il termine "Fuori dal coro" nasce proprio da qui, dalla volontà di raccontare qualcosa di saldo, come le radici di una cultura, ma nuovo nel farsi riaffiorare alla memoria dell'ascoltatore.

Potreste presentare la vostra compagine?
Sicuramente. Siamo un gruppo nato nel genere popolare toscano, e con esso abbiamo cominciato a  ritrovarci e suonare insieme. La formazione è composta da tre uomini e due donne, più un tecnico luci, che serve per dare ai nostri spettacoli quel tocco di teatralità che non guasta mai. Sul palcoscenico siamo così impostati: Valerio Di Piramo Chitarra 6, Chitarra 12, armonica a bocca, tastiere, percussioni e voce; Ubaldo Pellegrini Chitarra classica, voce; Andrea Bianchi Batteria, percussioni, voce; Paola Giuliani Voce e percussioni; Gloria Vettori Voce; Francesco Rubinelli Tecnico Luci.
Il gruppo si muove essenzialmente in Toscana, la nostra terra d'origine (Infatti siamo tutti nati e residenti nella provincia di Pistoia); dobbiamo ringraziare il comune di Borgo a Buggiano che ci ha permesso di operare in simbiosi con la propria biblioteca, proponendoci agli comuni limitrofi e facendoci fare diverse serate.

Cosa vi ha spinto a unirvi in gruppo. Affinità comuni? Desiderio di fare musica? Volontà di regalarvi al pubblico?
Sicuramente il desiderio di fare musica, ed un'amicizia che lega tutti noi da diversi anni. La prospettiva di fare delle serate è stata comunque una forte attrazione.

E da quali esperienze musicali viene ognuno di voi? C'è stata fin da subito una comunione di gusti o è stato un faticoso approdo?
Come già detto, ci siamo uniti per fare ricerche e riproporre la musica popolare toscana prima che si riesca a perderne definitivamente le tracce, ed in questo siamo stati subito tutti in sintonia; abbiamo anche effettuate diverse ricerche in quest'ambito. Per quanto riguarda Fabrizio, è stata una cosa automatica. Ma l'avete mai conosciuto un cantautore più popolare di De Andrè? Qualcuno potrebbe obiettare che non appartiene alla Toscana: ebbene, egli appartiene all'Umanità, e quindi ci sentiamo perfettamente a posto. Siamo tutte persone che gravitano intorno ai quarantasei anni, quindi esperienze ne abbiamo da
vendere. A parte le due coriste, noi tre maschietti abbiamo suonato in diversi gruppi, specie negli anni '70, creandoci un bagaglio musicale notevole che ci ha aiutato moltissimo a superare tutte le difficoltà di fusione.

"Fuori dal coro". Uscire dai canoni usuali? E' questo che vi ha portato a scegliere di chiamarvi in questo modo?

Ebbene sì! Uscire dai canoni, spaziare, SUONARE RIGOROSAMENTE DAL VIVO SENZA L'APPORTO DI DISCHETTI VARI! Fare musica con lo scopo preciso di divertirsi e divertire, cercare di cogliere l'essenza delle canzoni di De Andrè e riproporle senza cercare minimamente di copiare la sua voce o i suoi indimenticabili spettacoli. Il nostro spettacolo attuale si intitola "l'amore sacro e l'amor profano", e le due ore impegnate volano tra canzoni e presentazioni farcite di curiosità. Lo spettacolo, che abbiamo preferito offrirlo in ordine
cronologico, inizia con Via del Campo e finisce con Khorakhanè.

E quali sono i canoni "usuali" di una band o, in generale, della musica italiana e non?
La strada percorsa da molte Band degli ultimi anni è stata quella di cercare di dire qualcosa senza avere assolutamente nulla da dire. Questo per quanto riguarda i testi. Per quanto riguarda la musica, ho come l'impressione che siano finite le possibilità di mettere le sette note insieme in maniera originale.
Questo, naturalmente, non riguarda tutti i gruppi. Ce ne sono anche di molto preparati.

Quindi ritenete che De André sia stato principalmente un autore fuori dal coro? E dove, in quali temi, ritenete sia stato "diverso", innovativo, rispetto alla gran parte dei cantautori?
Certamente. E' stato il cantautore italiano più fuori dal coro che conosciamo. Prendiamo, per esempio, "Volta la carta": ha preso una canzone popolare Toscana intitolata "La donnina che semina il grano" e l'ha riproposta con uno stile fresco e con parole che solo un grande genio come lui poteva inventare. Dov'è stato diverso? Ma non scherziamo! In tutto, è stato diverso! Sto pensando, ma ti giuro, non mi viene in mente nessun brano di Fabrizio "più" originale degli altri. Ognuno ha qualcosa che lo rende speciale, che fa sembrare le altre canzoni in circolazione semplici musiche da carillon. Un solo grande rammarico nella mia vita. Non averlo conosciuto personalmente.

Parafrasando una delle sue canzoni, rispetto al vostro esibirvi, suonando De André, pensate che ciò che vi spinga a farlo sia più "la voglia di dare" o "l'istinto di avere"?
La voglia di dare. La voglia di far sentire il pubblico parte integrante dello spettacolo, nella sicurezza che almeno una canzone di De Andrè rispecchi lo stato d'animo delle persone presenti.

Che tipo di pubblico viene ai vostri spettacoli? Notate sia variegato o, altrimenti, omogeneo? E, secondo voi, cosa lo spinge?
Variegato, variegato. Fortunatamente variegato. E non solo quando suoniamo De Andrè, ma anche quando facciamo della musica popolare toscana. Nel primo caso c'entriamo ben poco: lo so, perché vedo che il pubblico canta insieme a noi le canzoni di Fabrizio, lo conosce, lo ama, non gliene frega niente degli arrangiamenti su cui abbiamo sudato dei mesi; vuole ascoltare i testi, vivere fino
in fondo le profonde emozioni che essi sanno trasmettere. Per quanto riguarda la musica popolare toscana, ci crederesti se ti dicessi che c'è una media d'età di trent'anni? C'è una riscoperta, una vera corsa alle tradizioni che mi fa ben sperare per il futuro.

Mi piacerebbe poter avere da voi una frase, comune a tutto il gruppo, del repertorio di De André che ritenete possa sintetizzare il vostro pensiero sul cantautore genovese.

Ci chiedi davvero una cosa impossibile. Non sapremmo cosa rispondere. Tutte le frasi di De Andrè sono così belle ed importanti che meriterebbero di essere scritte. E poi credo che molto dipenda dallo stato d'animo in cui si trova chi le legge.