_Band_Umbre de Muri (archivio) (Italia)


Concerti
Intervista con gli "Umbre de Muri" (Toscana)

"Umbre de Muri" è una formazione nata alla fine del 2004 per realizzare un'idea specifica: arrangiare in modo originale ed eseguire dal vivo tutti i brani del concept album "La buona Novella" di Fabrizio De Andrè. Il disco, uscito nel 1970 ed ispirato ai Vangeli Apocrifi, rappresenta sicuramente uno dei lavori più significativi del cantautore genovese. Il repertorio delle “Umbre” è stato successivamente allargato, attingendo ancora dalla produzione di De Andrè, in particolare dagli album “Rimini”, “Anime Salve” e “Creuza de ma”. Lo spettacolo “standard” prevede dunque due parti: una prima parte con l’esecuzione integrale dell’album “La buona Novella”, una seconda parte con altri brani di Fabrizio De Andrè. Le “Ombre di facce” (traduzione dal genovese di “Umbre de muri”) sono musicisti e coristi provenienti da diverse aree stililistico-culturali (dalla musica classica, in orchestre e formazioni di musica da camera, al folk toscano e mediterraneo, al jazz, alla musica elettronica, gospel, rock, blues). Fanno parte di gruppi attivi da anni e si esibiscono regolarmente con concerti in Italia e all’estero, incisioni e partecipazioni a festival. Li accomuna un vivo interesse per la produzione di Fabrizio De Andrè. Tra i concerti più significativi: San Miniato (Pisa) per la rassegna “Giovani Sensi” organizzata dal Teatrino dei Fondi di Corazzano (PI), a Empoli per la rassegna “Musica nei Chiostri” organizzata dal Centro Studi Musicali Ferruccio Busoni, nel settembre 2005 al Sachall di Firenze (ex teatro tenda) in occasione della Festa Nazionale della Rinascita, a Porcari (Lucca) nell’ambito dell’ “Estate porcarese”.

La formazione
Voce: Giacomo Caramelli, Ilaria Savini, Alessandro Cei,Gianni De Angelis, Massimo Giannini, Valeria Pistelli, Lisa Savini
Tastiere e Piano Rhodes: Simone Faraoni, Luca Castiglia
Chitarra: Gianni De Angelis, Alessandro Cei
Mandolino Elettrico e Bouzuki: Gianni De Angelis
Clarinetto: Camilla Ferri
Fisarmonica: Daniele Cei
Basso Acustico: Orlando De Angelis
Percussioni: Massimo Giannini
Tecnico del suono: Paolo Morelli
Il coro: Daniele Caneschi, Diletta Landi, Carolina Lombardini, Andrea Lovito (Ance), Francesca Mori, Eleonora Ortenzi, Elena Pagni, Valeria Pistelli, Ilaria Savini, Lisa Savini, Gabriel Stohrer, Alessandro Tozzi.
Direzione del coro: Simone Faraoni.

Vi è un proliferare di band, soprattutto in Toscana... Terra fertile di musica con particolare vocazione alla musica di De André... o cos'altro?
La Toscana quale un porto dal quale salpino visoni e parole? Può essere. La misteriosa bellezza di semplici accordi, cuciti sulla blusa di parole ammiccanti, sconvenienti a volte, profonde di radici, appartiene alla nostra ramòsa cultura. E per cultura qui si intende, probabilmente, l’arte di cogliere piccoli insegnamenti a passo di danza, nascosti da una risata, rintanati nella forma rotondeggiante di una campagna antica: la parola, appunto, quella che cambia e non ti cambia. Sì, la terra di Toscana è fertile di parole, ribolle di métriche. Per questo motivo, forse, un autore così meticoloso, così capace di esprimere concetti duri e difficili con parole semplici e rapaci, non poteva non trovare asilo tra le pieghe ed i sottostrati della nostra terra, che vive di ansie anarchiche incatenate al senso del pudore scolpito sulle facciate delle nostre mille chiese.

Cantare De André oggi è cantare...?
Cantare la voce di De Andrè, oggi, probabilmente rappresenta il vero canto; quello difficile, scabroso, quello con gli occhi e la bocca socchiusi, quello nel quale la gola cerca di misurare il tempo ed il fiato di ogni nota. Cantarlo è come scrivere, è come cercare il verso giusto per pettinare i capelli o come pulire dai residui di gomma un foglio corretto da mille cancellature. Suonarlo, oggi, è comunicare. Suonarlo anche senza cantarlo, è comunicare.

Quali difficoltà si incontrano generalmente nel mettere in piedi uno spettacolo come il vostro?
Si incontrano spesso le stesse difficoltà che si incontrano nelle storie d’amore tormentate: trovare la forza di ascoltare le altre voci senza rinunciare al coraggio di guardarsi allo specchio. Il nostro caso, poi, è complicato anche dal numero dei cuori in campo che può raggiungere, fra musici e coro, le ventitrè anime. Difficile dunque trovare scenari e palcoscenici abbastanza grandi da contenerci tutti. Potremmo però pensare di mischiare, d’ora in avanti, le voci tra il pubblico. Ci stiamo pensando.

La scelta deandreiana è dovuta a un elemento trascinante del gruppo o vi è, come dire, una comunità di intenti? E in quest'ultimo caso, qual è il collante: la musica, i testi, i temi affrontati da De André?....
Il nostro insieme respira al tempo delle nostre individualità da primedonne. Nessuno si nasconde nel bosco del branco. Il canovaccio che ci siamo dati, o che, meglio, è germogliato spontaneamente, vuole che tutti parlino, se vogliono. Il collante, credo siano gli amori che ognuno di noi nasconde nel “fondo del fondo” del cuore. Amori placidi, romantici, funesti, fumosi, dichiarati, che trovano la strada per dirsi o celarsi, attraverso la mostruosa armonia delle cose di De Andrè. L’armonia si cerca, si fiuta…ed attraverso lui, a tratti, sembra di scovarla…

Che risposta vi aspettate dal pubblico, quali sono i vostri obiettivi?
Non bramiamo applausi ai virtuosismi, che cerchiamo peraltro di non far mai scendere in prima linea. Cerchiamo soltanto un’atmosfera di sospensione e vorremmo tanto che il pubblico non si sentisse né spettatore, né direttore d’orchestra, ma solo come parte di quello che esce…proprio come durante una buona cena, dove né i cuochi, né i commensali cerchino di prevalere sull’atmosfera; e dove solo il cibo faccia gli onori casa, servendosi…Cosa rara da ritrovare in questa guerra di colori e di sapori. Ma oggi, si sa, ti mandano in guerra senza neppure l’anestesia.

Una frase che vi accomuni scelta fra le canzoni di De Andrè.

…“e l’amore ha l’amore come solo argomento”…nient’altro da aggiungere.