_Band_Associazione Uomini di ogni leva (Italia)


Concerti
L'Associazione "Uomini di ogni leva"

Uomini di Ogni Leva, nome impegnativo sia per ciò che comunque richiama nel senso comune sia perché è di chiara derivazione deandreiana. Chi siamo? Un gruppo molto numeroso e parecchio colorito.  Tredici persone diverse nell’aspetto, nei gusti, negli stili di vita e nelle visioni del mondo; tredici persone distanti anche all’anagrafe; tredici persone che hanno trovato un minimo comune denominatore in Fabrizio De André.

La genesi di questa unione è recente; primo spettacolo in agosto (formazione ridotta ma con la partecipazione di due perle che speriamo di recuperare al più presto: Alessandro Costantini, tastiere, voci e coro, e Veronika , flauto traverso ) e poi una serata il 4 gennaio 2006 a Guardiagrele (CH) in Abruzzo (non in Svizzera) al Cinema Teatro Garden. I componenti degli Uomini di Ogni Leva sono (in ordine alfabetico): Claudio Bonetti (chitarra solista), Chiara De Lucia (voce, chitarra e coro), Paola Di Marcantonio (voce e coro), Elton Drokan (violoncello e coro), Antonio Iacovella (chitarra, voce e coro), Giacomo Iacovella (percussioni, voce e coro), Giordano Iacovella (chitarra solista, clarinetto e coro), Ivan Panaccio (batteria, tastiere, chitarra solista, basso, voce e coro!!!), Angelo Primavera (voce, chitarra e coro), Andrea Ranieri (basso, voce e coro), Serena Ranieri (voce e coro), Raffaele Scogna (tastiere, fisarmonica e voce), Domenico Taraborelli (chitarra e coro).

La Buona Novella è stato il filo conduttore della prima parte a cui ha fatto seguito una carrellata di successi del nostro prediletto cantautore; alla riuscita dello spettacolo ha contribuito anche una quattordicesima persona, Matteo Imbastaro che ha interpretato il triplice ruolo di Dio, di Fabrizio e di un Giullare di corte. Abbiamo fondato l’Associazione Uomini di Ogni Leva perché è nostra intenzione non solo continuare a suonare ma organizzare spettacoli anche con altri gruppi, in diverse parti di Italia. Le possibilità ci sono (anche perché la maggioranza di noi vive sparsa tra Roma, Milano, Firenze e Bologna) mancano soltanto gruppi con cui condividere questi momenti.  Quest’estate l’Auditorium dove abbiamo suonato la prima volta verrà intitolato a Fabrizio De André e sarà presente anche Dori Grezzi; stiamo cercando band interessate a collaborare a diversi progetti sull’opera di Fabrizio. Il sito è in costruzione quindi se qualcuno volesse contattarci l’indirizzo di posta elettronica è uominidiognileva@yahoo.it.

Fabrizio De André è una voce oggi adatta a chi? A chi si avvicina alla musica da poco (a quelli che il pensiero comune classifica come "giovani")? O a chi vuole approfondire una ricerca musicale?
Fabrizio De André è la Voce per antonomasia per chi ha la capacità di ascoltare e non solo, come purtroppo spesso siamo abituati a fare, di sentire; giovani o meno, ciò che può accumunare chiunque tenda l’orecchio alla sua musica è l’interesse per il genere umano, per le sue storie e per i suoi drammi. Fabrizio è un cantastorie, un narratore di uomini dei più diversi generi; può colpire solo chi non ritiene che siano esclusivamente gli eroi ad avere lo spessore e la dignità per essere protagonisti di un racconto e / o di un ricordo che sappia d’eternità.
Ascoltare De André significa plasmare brividi e parole. Osservare. Indossare abiti diversi. Riflettere. Sentire. Comprendere: chiunque abbia queste attitudini è l’ascoltatore di De André. La curiosità di conoscere e capire non invecchia né nasce all’improvviso: è un modo di essere. Quindi è possibile tanto crescere e ascoltare Fabrizio, quanto ascoltarlo e crescere.

In cosa si può essere ancora originali nell'interpretazione di De André? E cosa il pubblico cerca da un interprete che sceglie De André?

Naturalmente ognuno ha un approccio così intimo con la musica che l’originalità può essere provocata da un utilizzo “inaspettato” di alcuni strumenti o dall’esecuzione – riproduzione perfetta dei singoli brani (anche se su questo i dubbi affiorano appena le dita lasciano la tastiera perché la distanza dal modello è comunque incolmabile!); anche un reinterpretazione di un brano può essere particolare tanto che anche De André sosteneva che La Canzone di Marinella cantata da Mina avesse avuto il merito di “svecchiare la canzone e sorprendere il pubblico”. Eppure… Eppure penso che l’interpretazione più originale di De André sia quella che pretende di essere esibita. Ci sono canzoni che ti chiamano, ti riguardano, sembra ti puntino il dito contro e urlino “guarda che parlo di te”! L’eccezionalità di una rivisitazione è da lodare; ma la tecnica da sé lascia un vuoto.
Le canzoni sono vita e un pubblico attento respira l’atmosfera che un interprete, un gruppo riescono a creare; i migliori interpreti sono quelli di cui si chiede “Ma è suo il pezzo?”… Il sentire visceralmente è necessario soprattutto se si presta la propria voce e / o il proprio strumento a un cantautore. Un sorriso o una lacrima valgano di più di un applauso.

Quali temi dell'universo contenutistico declinato da De André può oggi ritenersi più adatto al vostro modo di essere, e quale più adatto alla contemporaneità?
Ci sono due canzoni esemplificative che possono meglio rispondere a una domanda come questa; Anime Salve ci riguarda come singoli e come gruppo; Smisurata preghiera riguarda la contemporaneità tutta. Ci si perde dietro a delusioni e sconfitte fino a inghiottire anche la dignità di amarsi per come si è; i personaggi di De André, per quanto siano vittime o carnefici, hanno una qualità inestimabile: sono protagonisti consapevoli della loro storia, contribuiscono a scrivere le pagine della loro biografia. Il presente, noi, non siamo così. Etichette, status, simboli, maggioranze politiche o estetiche, stili di vita tutto contribuisce a plasmarci; pregiudizi, bisogni indotti dalla “società” (sin dalla famiglia, passando attraverso il proprio gruppo di amici fino ad arrivare alle più alte istituzioni) ci piegano prima ancora che ci venga data la possibilità di capire se per noi esse hanno un senso. Dovremmo rifuggire la sazietà, l’eccezionalità per avvicinarci, con umiltà e sentimento, al mondo che De André ci ha regalato, quello degli uomini veri “per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità e di verità”.