_Band_Cassio Ricci (archivio) (Italia)


Concerti
Intervista con Cassio Ricci

Un cantante, un'ammiratore, innamorato dei Dire Straits e dei grandi cantautori italiani che fin dall'età di dodici anni, intraprende la strada del canto, prima con un gruppo di amici e poi come solista. Una giovane carriera alla ricerca di un stile musicale fin dal giorno, spartiacque della sua attività diletta, in cui, distrutta la sua chitarra elettrica, decide di cantare da sé. E quando gli si chiede quanto significhi per lui De Andrè nel panorama della musica italiana, non può fare altro che citare una frase del "Suonatore Jones", anche lui un menestrello solitario, che canta per la gioia altrui, perché la gene sa che sa suonare e quindi suonare gli tocca per tutta la vita. Queste sono le impressioni che lascia trasparire dalle sue risposte Cassio Ricci, anche se non tutto viene sintetizzato da questa presentazione.

Cantare De André: quanto di più facile, per la conoscenza diffusa del personaggio, e nello stesso tempo difficile, per le tonalità e per l’atmosfera che è stato capace di creare con la sua voce?
Il personaggio, non è poi così diffuso tra la gente, o almeno non lo è in maniera approfondita. Ho cantato molte volte le canzoni di Fabrizio ricreando credo, anche delle atmosfere emozionanti, quindi mi sono fatto delle idee sulle persone che ascoltano  De André: c’è chi sbandiera la sua conoscenza per darsi arie da intellettuale, chi crede che la conoscenza di Fabrizio termini a Bocca di Rosa ed il Pescatore e, chi invece a sempre evitato da subito il confronto con i suoi testi. Credo solo che in pochi invece, davvero in pochi, hanno scavato nel personaggio fino ad apprezzarlo ed in parte capirlo. Le sue atmosfere, il suo timbro di voce, la sua poesia, il suo modo di scandire ogni sillaba da far capire ogni singola parola, poi la sua delicatezza…

E’ una scelta ispirata dall’istinto o dalla ragione?
Ho iniziato ad ascoltare De André che avevo 12 anni e, già sentivo forse istintivamente, che con il passare degli anni i suoi testi ed il suo linguaggio, destavano in me sempre più interesse in modo del tutto spontaneo e naturale. Per quanto riguarda la ragione, posso solo dire che non ne so molto, visto che difficilmente faccio le mie scelte, in maniera razionale e conveniente.

Parlaci di te, da quale tradizione provieni e quali sono le tue influenze musicale, a parte De André ovviamente.
Non ho delle influenze musicali precise, ascolto e suono musiche e canzoni che in base al momento che sto vivendo, mi danno emozioni all’istante. Ti racconto qualcosa di me. A 10 anni mio padre mi ha regalato una chitarra classica ed io in quel periodo ascoltavo i Dire Straits, i Nomadi, De Gregari, Guccini ed altri… Però in prevalenza mi piacevano i Dire Straits. Dopo qualche anno sono riuscito a fare le loro canzoni, sai che Mark Knopfler suona la chitarra abbastanza bene ed usa fare delle scale veloci e con note molto acute, quindi con la chitarra classica non potevo riprodurre quei suoni. Allora mi venne regalata una chitarra elettrica e con i primi entusiasmi musicali che stavo vivendo, parlai ai miei amici per tirar su un gruppetto. Loro erano molto contenti di questa cosa, ma non avevano mai sfiorato uno strumento musicale, però, presi dall’entusiasmo comprarono basso, batteria e tastiera, ho insegnato loro i fondamentali, poi giù tutti in cantina a suonare. Dopo alcuni mesi di prove abbiamo fatto i primi concerti con discreti risultati dovuti sia dall’incoscienza dei 12 anni, ma anche da una dignitosa riuscita delle canzoni. Abbiamo suonato insieme per qualche anno sempre in compagnia di bottiglie di vino e… Poi un giorno ero in casa e cercavo di rifare un brano dei Dire Straits, ma proprio non ci riuscivo, a quel punto, preso da un atto di pazzia, presi la chitarra per il manico sbattendola in terra riducendola in due pezzi rompendo anche il pavimento con le conseguenti urla di mia madre. Poi sono sceso in strada e l’ho depositata nel secchione dell’immondizia, dopodiché sono risalito e mi sono affacciato dalla finestra ed ho visto un mio amico aprire il secchione e riprendere i pezzi della chitarra, ma non gli ho mai domandato che cose ne avesse fatto. Un giorno entrando nella sua cameretta da letto, ho rivisto la mia chitarra li appesa al muro, vicino ad un poster di Mark Knopfler. Dopo qualche anno abbiamo sciolto il gruppo, ed io ho iniziato a scrivere qualche testo ed a dedicarmi alle mie canzoni. Le ho proposte nei teatri, nella piazze e nei pub. Poi ho registrato un cd. Ora sto preparando uno spettacolo dove collaborano molte persone, comprende recitazione, canzoni, scenografie e filmati. Comincio con l’ “Antologia di Spoon River” (canzoni e recitazione), poi con le poesie di mio padre, dalle quali ho ricavato qualche canzone e, infine, la Buona Novella, con un filmato che scorre dietro alle mie spalle, proprio mentre canto, con le parole che coincidono perfettamente con il filmato, creando un effetto bellissimo.

Fernanda Pivano, parlando dell’opera di De André, ha individuato in lui la capacità di sviluppare una sorta di realismo poetico; quasi volesse fare intendere che le sue composizioni parlassero di carne elevandone la spiritualità. Sei d’accordo?
Sono d’accordo con Fernanda Pivano, infatti credo che nessuno più di lei, poteva dare questa definizione sull’opera di Fabrizio, cioè “realismo poetico”. La maggior parte delle persone invece, quando parla dell’opera di De Andrè, si fa delle idee che vanno più sul vago, sull’utopia, un pessimismo di fondo che li porta a “non pensare” che possano esistere quelle storie e quei personaggi.

Se dovessi indicare una frase che ritieni possa descrivere al meglio De Andrè tra la sua produzione, quale sceglieresti e perché.
La frase che di più associo a Fabrizio, come uomo-poeta è: “Libertà l’ho vista svegliarsi ogni volta che ho suonato, per un fruscìo di ragazze ad un ballo, per un compagno ubriaco”. (Tratta dal suonatore Jones). Questa frase racchiude la voglia di sradicare emozioni più sottili, da tirar fuori dagli eventi e dalle persone. Questo, in particolare, ha contribuito ad una sua continua evoluzione e crescita artistica, di uomo e poeta.

E se invece, sempre tra le sue canzoni, dovessi estrapolare un brano che indichi quanto sia importante per te, quale sceglieresti e perché?
È molto riduttivo per me scegliere un solo brano, ma visto che ne sono costretto, sceglierei:“Smisurata preghiera”, con quel marchio speciale, di speciale disperazione, per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità. In questa canzone si raccoglie tutto il suo vivere, il suo stile, la sua anima, la sua protesta mai prepotente o indelicata.
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