_Band_Creuza de ma (Italia)


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Intervista con i "Creuza de ma"

"Creuza de ma" è un gruppo che suona prevalentemente a Roma o comunque nel Centro Italia eppure la scelta del nome ha preso spunto proprio dall'album che, apparentemente, sembra assumere una connotazione territoriale delimitata. Eppure è proprio questa scelta che dimostra la grandezza di questo lavoro di De Andrè, la sua capacità di entrare a far parte di quella che è stata definita "World Music". Lo spiegano meglio i componenti del gruppo, Francesco Calogiuri, Gianni Sebastianelli, Carlo Gizzi, Cristina Picca, Gianni Ferretti, Luciano Orologi, Alessandro Aragoni e Luigi Lo Monaco, Fabio Di Silvestre.

Suonare De André a Roma: non ci sono molte band che si dedicano a questonella capitale, mi sembra? Quali sono le ragioni secondo voi?
Noi ci siamo formati tre anni fa, quando il fenomeno delle tribute bands non era ancora “esploso” come ora; oltretutto, gli spazi per proporre musica live a Roma non sono tantissimi, sarebbe difficile per due bands proporre in concorrenza lo stesso repertorio, noi abbiamo avuto la fortuna e l’abilità di arrivare per primi, si può dire che abbiamo coperto uno spazio vuoto. In più c’è da dire che suonare De Andrè significa preparare con cura suoni e atmosfere che non sono facili da ricreare.

Potreste presentare la vostra compagine?
La sezione ritmica è formata da Francesco Calogiuri alla batteria e da Gianni Sebastianelli al basso; le chitarre classiche e acustiche sono suonate da Fabio Di Silvestre e da Carlo Gizzi, Cristina Picca suona il violino e canta, Gianni Ferretti è il tastierista, Luciano Orologi suona flauti e clarini, Alessandro Aragoni sta alla fisarmonica e la voce solista è di Luigi Lo Monaco. Siamo un gruppo aperto, non è escluso che si aggiungano altri amici musicisti, nel tempo.

Il motivo di unirsi a suonare può essere solo e soltanto la passione per un cantante o un autore o c'è anche dell'altro?
La spinta iniziale è la passione per un determinato autore, perlomeno a noi è successo così, anche perché realizzare un progetto di musica live in questo periodo richiede uno sforzo tale che se non c’è una spinta passionale alla base si rischia di sprecare tempo ed energie. Al di là delle esperienze professionali di ognuno di noi, poi, c’era anche un forte desiderio di realizzare insieme qualcosa di buon valore artistico, e i risultati cominciano a darci ragione.

Creuza de ma: si fa riferimento ad un album certamente conosciuto ma istinitivamente può dare l'idea di una specificità territoriale, di una locazione limitata? E' una falsa supposizione?

Abbiamo scelto questo nome perché questo disco, e questa canzone, rappresentano un momento determinante nella carriera di De Andrè, un punto di svolta sia musicale che tematico; il punto è che con la specificità linguistica e sonora Fabrizio De Andrè in realtà ha allargato il territorio musicale, di world music non parlava ancora nessuno, anche in questo è stato grandissimo. Oltretutto noi siamo per lo più romani, non genovesi, quindi la nostra territorialità sarebbe comunque diversa.

Quale brano amate eseguire di più degli altri nei vostri spettacoli?
Non uno solo in particolare: sicuramente alcuni pezzi rappresentano delle belle sfide per noi musicisti, in particolare quelli riarrangiati dalla PFM, come “Bocca di rosa”, “Il pescatore”, o anche “Un giudice”; poi ovviamente ognuno di noi è legato per motivi personali a qualche pezzo, non si può fare un elenco preciso senza fare torti.

Qual è la risposta del pubblico?
Per certi versi è sorprendente: vediamo in continuazione ragazzi di vent’anni che sanno a memoria tutte le canzoni di De Andrè, anche le meno famose, e questo ci fa sicuramente piacere; dovunque andiamo i locali si riempiono, e anche questo ci da enorme soddisfazione, anche se sappiamo che il merito non è nostro ma di quello che suoniamo, ma soprattutto è bello e stimolante vedere la competenza di chi ci ascolta, è come dover superare ogni volta un esame.

Esistono aree di critica veramente costruttive nel giudicare il vostro lavoro?
I primi critici del nostro lavoro siamo noi stessi; siamo musicisti professionisti, abbiamo il dovere di migliorarci sempre. In questo momento la nostra attenzione è puntata sui tempi dello spettacolo, stiamo cercando di perfezionare i momenti di passaggio tra un brano e un altro, in modo tale da offrire uno spettacolo godibile anche sotto il profilo scenico, oltre che musicale. Ma anche il pubblico che ci segue ci stimola a migliorare, a preparare pezzi nuovi e a confrontarci in continuazione col nostro lavoro.

Dove pensate di voler arrivare, quali sono i vostri progetti, le vostre idee ad oggi?
Fino ad ora ci siamo esibiti principalmente nei clubs e nelle piazze, e nonostante l’ottima accoglienza ricevuta pensiamo che la dimensione migliore per uno spettacolo di questo tipo sia quella teatrale, e su questo stiamo lavorando, ma ci vorrà ancora un po’ di tempo; nel frattempo il nostro intento è quello di suonare ovunque: siamo di Roma, ma giriamo l’Italia, la scorsa settimana per esempio eravamo ad Arezzo, il prossimo mese saremo a Palermo. Sicuramente un nostro grande desiderio è quello di poter suonare a Genova, nella tana del lupo; certo, “Creuza de ma” cantata da romani non fa lo stesso effetto che cantata da genovesi, ma ci faremmo perdonare con le altre canzoni…