_Band_Compagnia Musicale Mario Di Leo (Germania) (Germania)


Concerti | Sito Web
La "Compagnia Musicale Mario Di Leo” da circa due decenni opera i Germania offrendo al pubblico tedesco programmi che rispecchiano la cultura musicale italiana. Punti di riferimento essenziali dei programmi sono la canzone d’autore e la musica popolare.  La proposta musicale della “Compagnia” ha come scopo far conoscere o ri-presentare autori italiani che non vengono presi in considerazione dalle radio o televisioni tedesche, o dai canali commerciali: ecco perché uno dei temi che più sta a cuore a questo gruppo e la diffusione dell’opera di Fabrizio De Andrè.

Mario Di Leo è nato a Roma nel 1956. Si è laureato a Perugia in Filosofia e fin da ragazzo ha raccolto canti e musiche della Valnerina dove è cresciuto. Ha prodotto 2 CD con pezzi suoi, altri tratti dalla cultura popolare, altri che rielaborano la tradizione musicale italiana. Si può dire che sia cresciuto musicalmente con le canzoni dei cantautori. Oggi cerca di trasmettere questa passione ai figli, che lo accompagnano volentieri su questo percorso.

Stella Di Leo, la voce femminile el gruppo, è nata a Münster ma si sente italiana al cento per cento, dimostrando sul palco l’amore per la lingua-”padre” e il tipico temperamento mediterraneo.  Oggi studia a Berlino
 
Luca Di Leo, tromba e chitarre, è la nuova generazione. Dotato di una straordinaria musicalità ha dato un contributo essenziale agli arrangiamenti, togliendogli da dosso quella ruggine che si era venuta a creare col passare del tempo.

Manu Kolditz percussionista attenta e raffinata da con la sua quasi metronomica perfezione un tocco di classe ai programmi. La si può considerare la colonna portante del gruppo sia per le scelte ritmiche sia per la serietà  professionale.

Marianne Prösch alla fisarmonica ricama con i suoi virtuosismi le strutture musicali.
Si è innamorata subito della musica italiana e stravede per i pezzi di De Andrè dove il suo strumento e indispensabile.

Florian Kolditz, il Basso è il figlio maggiore di Manu e come la mamma di lavora di precisione e di fantasia alcuni suoi passaggi hanno del geniale.

Gustavo Kölln è il tipico trombettista argentino, se sente un tango si squaglia, ma sa dare con la sua presenza un pizzico di jazz ai programmi.

Corinna Ludzuweit non sarebbe giusto definirla seconda percussione e di fatto non lo è. Insieme a Manu sanno costruire le basi ritmiche tanto care ai suoni del mediterraneo

Omaggio a Fabrizio De André
Mit seiner warmen Stimme und der Musik im Stil des italienischen "canzone“ zählt Mario Di Leo seit vielen Jahren zu den bedeutenden Vertretern mediterraner Musik in Deutschland. Sein Programm "Hommage an Fabrizio De André“  hat er dem populären Poeten der kleinen Leute gewidmet. Mit Liedern wie "Via del Campo“ , "Marinella“ oder "Andrea“ hat sich Fabrizio De André über seinen frühen Tod hinaus
bei Generationen seiner Landsleute unsterblich gemacht. Mario Di Leo stellt die Themen und die Stationen des Genueser Liedermachers vor, mediterrane Klänge voller Swing und italienischem Groove, die er gemeinsam mit hervorragenden Solisten an  Akkordeon, Kontrabass und Percussion  präsentiert. Seine Zuhörer nimmt er dabei mit auf eine musikalische Reise in das Italien der Nachkriegszeit und des
demokratischen Aufbruchs.

"Prima di tutto devi sapere che sono in Germania dal 1983, avevo appena finito gli studi in Italia, con me la mia chitarra. Ho cominciato così pian pianino a dare concerti e a presentare quella musica italiana per lo più sconosciuta al gran pubblico tedesco. Per i Tedeschi la musica italiana doveva rispecchiare i classici luoghi comuni, “l’Italiano vero” per darti un idea, oppure riportarli nostalgicamente alle ultime vacanze italiane: poco posto per De Andrè & co. La situazione oggi non è che sia cambiata molto, anzi in molti sensi è peggiorata. Se prima c’era una certa attenzione per la cultura italiana, musica, letteratura, cinema, arti figurative ecc., oggi, escluso forse il cinema, c’è una stagnazione… la cosiddetta “Toskana-Fraktion” , cioè la parte intellettualoide della sinistra progressiva, ha smesso di interessarsi dei movimenti alternativi italiani. Lo stesso si può dire degli Italiani residenti qui: ai nostri concerti di italiani presenti sono al massimo il 5%. Il successo è stato immediato e spinti dall’entusiasmo abbiamo continuato a muso duro e sempre senza grossi guadagni (intendo quelli economici, gli altri dal rispetto del pubblico fino agli applausi non ci sono mai mancati ). Ai nostri concerti sono presenti 100/150 persone, a secondo delle sale: praticamente non abbiamo quasi mai avuto un appoggio dalla stampa  o dalle radio locali. Infondo è un lavoro duro. Il pubblico ci stima e sa che presentiamo un prodotto serio; certo che ci piacerebbe allargare il nostro raggio di azione e presentare il concerto FDA più spesso e anche fuori dai confini tedeschi. I nostri programmi intendono presentare un'Italia senza “spaghetti e mandolini”, una canzone che voglia dire qualcosa, una musica che può farsi rispettare: Fabrizio De Andrè è sempre stato quindi una pedina essenziale della nostra proposta. Ti faccio un esempio del nostro lavoro: abbiamo in programma una serata di letteratura e musica: Reinhold Joppich legge testi di autori italiani in tedesco e noi presentiamo una canzone ad hoc: un brano di Andrea Camilleri parla di una prostituta che viene mandata in un paesino al centro della Sicilia, il carabiniere la deve prelevare alla stazione, si innamorano ecc. ecc. noi proponiamo Bocca di Rosa. Come vedi se si parla di cultura italiana  De Andrè è presente. Comunque più una decina di anni fa, lui era ancora in vita, abbiamo pensato di  presentare un programma esclusivamente con suoi pezzi: intendevo rendere un omaggio doveroso al musicista, al poeta, anche se lui non amava dichiararsi tale, e alla persona, alla sua onestà e curiosità intellettuale. Naturalmente presentiamo in lingua tedesca i pezzi, diamo informazioni sulla vita, sulla fortuna/sfortuna di Faber. Una cosa che poi mi da un piacere immenso e mi fa sentire orgoglioso è che oggi canto quelle canzoni dei miei vent’anni con mia figlia ventenne e mio figlio quindicenne, e questo non è merito mio, ma è la dimostrazione della attualità e grandezza del musicista genovese. Io invece da ragazzo ho avuto una altra educazione musicale: a casa mia esistevano solo dischi di musica classica: “Deutsche Grammophon” sono le prime parole tedesche che ho imparato.Per la musica leggera non si spendeva neanche una lira e basta. Mio padre per fortuna era convinto che prendessi lezioni di chitarra classica: invece con gli amici si suonava altro. Musicalmente sono cresciuto quindi in clandestinità con il Pescatore, Marinella, Michè e Bocca di Rosa che ascoltavamo sul giradischi dei vicini di casa: allora non avevamo abbastanza soldi per comprarci da soli i 45. Più tardi poi ogni Lp di Fabrizio ci folgorava: penso che puoi immaginarti che effetto abbia fatto su di noi, ragazzi 15enni di un paesino ultracattolico, un disco come “la buona Novella”?"