_Band_Claudio Bocchi (Italia)


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Sono nato a Genova nel 1969 e vivo nel centro storico. Ho cominciato a 18 anni a cantare accompagnandomi con la chitarra. Mi sono formato come cantante alla scuola del soprano Kjierstin Pronzato, con cui ho percorso un lungo cammino, scoprendo nella voce uno strumento straordinario. Dopo qualche anno di studio ho cominciato a mia volta l’attività didattica, sentendo il desiderio di trasmettere a mia volta il grande dono ricevuto!

Ho anche iniziato ad esibirmi nei locali, a feste, cerimonie e sagre, arricchendo il mio repertorio, ma soprattutto imparando ad entrare in sintonia con il pubblico. Per accompagnarmi uso prevalentemente la chitarra acustica, uno strumento potente e flessibile (e un compagno perfetto per la voce!). Utilizzo anche il pianoforte, a cui mi sono avvicinato grazie ad un fondamentale periodo di studio con il M° Roberto Pronzato.

Il mio repertorio attraversa molti generi musicali ed epoche diverse.

Dal Jazz alla Bossa nova, al pop, passando per il folk americano, il rock anni 70 e i cantautori italiani, primo fra tutti De André, del quale ho approfondito il repertorio presentando diverse serate a lui dedicate. Dopo aver svolto per molto tempo un’altra attività, oltre quella musicale, ho deciso qualche anno fa di dedicare tutto il mio tempo e le mie energie alle esibizioni e all’insegnamento, spinto dalla passione e dal desiderio di dare sempre il meglio al pubblico e ai miei allievi.

Ho un ricordo vivissimo di come è nata la passione per De André: avevo dodici anni e mi trovavo in casa di amici di mia sorella (più grande di me di sette anni). Qualcuno accese lo stereo… ed io ascoltai, o meglio mi trovai catapultato nei suoni di caccia che precedono Fiume Sand Creek, e poi circondato dalle chitarre acustiche, dalle percussioni e dalla voce calda e avvolgente di Faber. Lo stesso avvenne con Creuza de Ma, ricordo l’impressione che mi fecero quei suoni così inconsueti, quella musica seducente, allo stesso tempo esotica e familiare. Per me che sono genovese quel disco restituì anche dignità a quella che stava diventando solo la lingua dei vecchi e del folklore. Ascoltai anche, in cassetta, l’Impiegato, mi piaceva così tanto che ancora ne ricordo tutti i testi a memoria…

La passione vera però è molto più recente, ho rincontrato le canzoni di Faber molti anni dopo, quando diventato io stesso suonatore e insegnante di canto ho incominciato a interpretarle e ad utilizzarle come materiale di studio per i miei allievi, scoprendone da adulto la profondità dei testi e la grandezza di una voce raffinata e risuonante, solo apparentemente facile da emulare, che rappresenta anzi una sfida continua per l’esecutore.

Le canzoni di De André hanno un grandissimo seguito.

Interpretando le sue canzoni trovo sempre un ascolto partecipato e caloroso… esibendomi poi prevalentemente a Genova il pubblico è in grado di apprezzare al meglio anche i pezzi in lingua genovese, trovo meraviglioso che Creuza de Ma sia conosciuta a memoria tanto quanto Imagine!

Penso che l’eredità di De André sia duplice. Da una parte c’è l’esempio che ci ha lasciato con il suo essere un uomo ostinatamente libero, e quindi sempre scomodo. Lo sentiamo vicino perché è stato un antieroe, gli riconosciamo il coraggio di una indipendenza di pensiero che vorremmo avere noi stessi…

Dall’altra le sue canzoni, un patrimonio grandissimo che troverà sempre nuovi ascoltatori ed esecutori, sedotti entrambi da quelle storie senza tempo che raccontano di gente normale (nel bene e nel male) e dalla sua voce.

Spero che la canzone d’autore italiana faccia tesoro dell’esempio che il lavoro di Faber ci ha lasciato: pensate con la vostra testa, scrivete belle canzoni, cantatele bene! Quando suono il brano che mi da più soddisfazione è un’aggiunta recente al mio repertorio: Il suonatore Jones. Nella sua storia c’è tutta la sottile malinconia che conosci quando, alle feste, sei condannato ad essere quello che suona… vittima felice del piacere di lasciarti ascoltare. La mia storia, insomma.

Dall’altra parte ti ricorda che alla polvere delle strade tutto è destinato a tornare, anche le gioie più appaganti di questa vita… un motivo in più per non prenderla troppo sul serio… Credo di aver trovato una mia strada interpretativa, per due ragioni, una tecnica e una, per così dire filosofica.

Per quanto riguarda le musiche, accompagnandomi con la sola chitarra acustica ho ridotto all’essenziale l’accompagnamento dei pezzi.

Cerco di essere invece il più fedele possibile nel riprodurre non tanto il timbro di Faber (trovo surreale che ci siano imitatori di uno che… ci teneva così tanto ad essere se stesso) , quanto il suo bellissimo uso strumentale della voce e la sua ricerca di un suono pieno e ricco di armonici. E’ una scelta che il pubblico apprezza moltissimo, ascoltando le canzoni che ama presentate con altrettanto amore e rispetto.

Ma forse più importante ancora penso che sia la voglia di cantare la vita, con le sue contraddizioni e la sua selvaggia bellezza di fiore… nato dal letame, come diceva lui.