_Band_Grazie Faber (Italia)


Concerti | Sito Web
Questa band di origine campana nasce grazie alla volontà e alla passione di Pietro CESARE, fondatore e vocalist ma anche portavoce ed anima del gruppo, quando più di un lustro fa ne gettò le basi, offrendo al pubblico, in stile one-man-band (performance che tuttora ripropone) una completa traversata del vasto canzoniere deandreiano. Il ringraziamento finale di ogni concerto, “GRAZIE, FABER”, a chi ha scritto i testi ma non è più seduto e non si sbatte più come pochi è diventato, con la naturalezza delle cose vere, il nome della band, che risulta essere così composta:
 
Pietro CESARE (voce - corde);
Elisabetta MUSCO (violino);
Gillan CAPRA (batteria);
Pasquale CESARE (fiati - cori);
Roberto MELISI (corde);
Valerio MOLA (basso - contrabbasso);
Domenico MONDA (percussioni);
Pasquale RUGGIERO (pianoforte - tastiere)

L'importanza e la responsabilità del messaggio di De André
Nei testi e nelle musiche di De André c’è qualcosa di più, per dirla con Giancarlo Governi, “di un semplice momento di evasione o di esaltazione ritmica”. Di conseguenza, sono tanti i messaggi e gli spunti di riflessione offerti ancora oggi al pubblico in giro per le tante piazze d’Italia, dal momento che la ricerca e lo studio nella stesura dei testi e degli arrangiamenti sottesi trasmettono, al di là dei messaggi contenuti nelle composizioni, un approfondimento semantico e musicale nonché risvolti etico-sociali sorprendenti e non comuni che poi si trasferiscono nella vita quotidiana e a chi le ascolta. Semplificando, e di molto, le sue scelte sempre più ponderate e “maniacali” di questo o di quel termine o di questo o di quello strumento sono formative proprio dal punto di vista umano e di approccio alla vita. De André avvertiva con forza la potenza del mezzo comunicativo “canzone” fin da quando ne sottolineava le primordiali ed ancestrali funzioni curative e liberatrici; ed anche, e non solo coi vari “passaggi di tempo”, una certa responsabilità riferita ai contenuti. Ora si conoscono tanti altri aspetti della personalità dell’ “uomo rinascimentale” De André, il suo eclettismo, onnivoro di libri, che spaziava in tutti i campi del sapere, scolpito nel suo “ridatemi il cervello che basta alle mie mani”; tutto questo, per quanto ci riguarda, “ci lega e ci porta” (che a ne liga e a ne porta) maggiormente a riproporle così come sono state ideate. Una responsabilità di scelte stilistiche, linguistiche e musicali alla quale sentiamo di attenerci, condividendole, nella consapevolezza di poter trasmettere, in tal modo e per quanto nelle nostre forze, l’interpretazione autentica dell’autore.
 
Arrangiamenti e "ri-"arrangiamenti
Sulla diatriba “riarrangiare in maniera originale o riprodurre fedelmente”, mi viene in mente ciò che lo stesso De André, parlando delle sue traduzioni, ricordava del grande filosofo partenopeo Benedetto Croce sulle traduzioni “brutte ma fedeli” oppure “belle ma infedeli”. Analogamente, credo che accanto ad interpretazioni brutte ma fedeli o belle ma infedeli, si trovi un tertium genus che è quello delle belle e fedeli, dove speriamo di potervi collocare anche quelle che noi cerchiamo di offrire al pubblico. La differenza tra una vis interpretativa più ispirata a mantenere una certa fedeltà anche filologico-musicale ed una più (r)innovativa-reinterpretativa e sperimentale fa sì che si propongano entrambi i filoni. Nell’uno e nell’altro caso, vi sono esiti brillanti e degni di nota come altri di pessimo gusto. C’è chi apprezzerà, indipendentemente dal genere musicale che si sceglie di offrire, “solo” il messaggio ed il contenuto, chi invece, avendole apprezzate per la perfezione anche della forma musicale che l’autore aveva fatto assumere ai testi, sentirà di preferire un’esecuzione più vicina a quest’ultima. Gli arrangiamenti originali hanno una loro indiscutibile importanza: la Fondazione ha finanziato borse di studio in vari Conservatori d’Italia per la trascrizione ed il recupero di quegli arrangiamenti originali andati persi. L’artista esegue ciò che piace a lui e sente nell’animo ma chiama comunque il pubblico ad apprezzare le sue scelte. C’è, quindi, l’interprete e il re-interprete. Bisogna intendersi sull’accezione di questi due termini. De André non è mai andato verso il mercato, si sa, ma il mercato mostrando di andare verso di lui ha fortemente mostrato il proprio gradimento. Se andiamo a vedere il suo essere “dubbioso” sulla forma che aveva assunto un album come Le Nuvole, ci si rende conto di quanto sia ardua questa scelta. Ed i motivi sono tutti nei modi, nelle forme, nelle ispirazioni e nelle esecuzioni presi nel loro insieme. Ed il pubblico ha l’ultima parola. Anche se, a ben vedere, rischia di diventare una questione di lana caprina, nel senso che il “dilemma” lo si concentra sugli arrangiamenti: e se lo spostassimo sui testi? Se si cambiassero anche i testi?

La risposta del pubblico
Il pubblico, anche quello delle nuove generazioni, è sempre più affascinato da quelle versioni così come concepite da chi le ha scritte al di là di ogni riuscita rivisitazione; così come viene trasportato da nuove versioni emozionanti, interessanti e ben eseguite. Alla fine di un concerto di De André si poteva benissimo dire di aver fatto comunque, attraverso le sue musiche (che rievocano atmosfere, paesaggi, perfino “odori”, ecc.), un viaggio, oltre che nel tempo e nello spazio, anche nei vari generi musicali. Riascoltare e vivere quelle storie non già nel chiuso della propria stanza o dell’autoradio ma in un concerto dal vivo fa scattare quella magia che consente al pubblico di entrare in contatto, in relazione con l’artista del momento che le sta (re)interpretando vivendo uno scambio reciproco di emozioni più o meno forti. E proprio in base a queste ultime, di conseguenza, il pubblico giudica, valuta, gradisce e fa le proprie scelte. A questo punto credo sia chiaro il punto di vista e, quindi, con una battuta ma come osservato da qualcuno molto più accreditato, speriamo che rifacendo, rimodernando e attualizzando, un brano come Il pescatore non diventi il jingle pubblicitario di qualche scatola di tonno!
 
L'amore per De André: da sempre crescente...
L'amore per De André cresce ancora di più oggi che lo stesso Faber non c'è più perché, citando ancora Governi, “nessun personaggio dello spettacolo ha suscitato come De André tanto interesse e tanta voglia di capire”. De André stesso sosteneva che “l’uomo potrà anche conquistare le stelle, ma i suoi problemi sono destinati a rimanere gli stessi ancora a lungo, se non per sempre”. E la sua opera è antropocentrica. Questo la dice lunga sui sentimenti e le emozioni che lo portavano a scrivere e che fanno, perciò, della sua, un’opera senza tempo, una commedia umana intrisa dei problemi universali dell’uomo e della società ma con lo slancio proiettato a comprenderli e a volerli risolvere.