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Non ti sarei stato simpatico. Questo è certo. Troppe le differenze di età, di mentalità, di stile di vita. E della mia ammirazione e dei miei ringraziamenti non ti saresti nemmeno fatto abbastanza di che fumarti una sigaretta. Al fan adorante, rapito e innamorato (metaforicamente parlando, sia chiaro!) avresti come minimo sputazzato in testa, e avresti fatto appena bene. Non mi hai mai coosciuto, se non come uno dei tanti che entrava alla chetichella, ti ascoltava salire sul palco, dire e cantare quello che ti andava, e poi si allontanava in punta di piedi, mescolato tra la folla, per non rompere le scatole a te che dovevi già avere le tue brave grane, sommerso da gente in cerca di un autografo, tu che le esibizioni in pubblico non le volevi mai fare. Sì, ero e sono fatto assolutamente a modo mio, tanto che alle volte mi chiedo ancora come hai fatto ad entrare nella mia vita. Ma siccome a furia di prenderli a mazzate anche i somari più cocciuti alla fine si muovono, dopo mesi che ti frequentavo, musicalmente parlando, qualche cosa finalmente l'ho imparata anche io. Qualche idea, qualche frammento di quello che hai avuto voglia di mettere in giro e caccontare a noialtri si è fatto un suo posto anche da queste parti, o comunque ha creato, ha stimolato, ha dato. Non sarei mai stato uno delle prime file con le bandire in mano, comunque. Ma la mia bandiera, quella con sopra scritto chi sono e cosa ho in testa, che è l'unica bandiera che mi sia mai sentito di portare, ce l'avevo sempre in mano, quando venivo a passare una serata con te. Non era alzata, non sventolava, perchè non ce ne era nessun bisogno. Ma c'era. Sempre. E ora sono passati tre anni. Tre anni e non sembrano niente. Fa male. Fa fottutamente male, ancora, sempre. Come fosse ieri. E non è che il dolore se ne vada col tempo. Il tempo dà solo la prospettiva, modifica il dolore, approfondisce la consapevolezza. E l'amarezza. Ed è anche per questo che non ce la faccio ad unirmi al coro di chi semplicemente ti ringrazia. E che non riesco, ancora adesso, a distanza di tre anni, a guardare le valanghe di coccodrilli in totale buona fede ed assolute buone intenzioni che ogni 11 gennaio le televisioni e i giornali ci riversano addosso. Fiumi di parole che non riesco nemmeno ad iniziare ad ascoltare, tanto ogni cosa, in certi momenti, mi sembra insulsa e inadeguata. E mi sale la rabbia, e l'amarezza, e mi verrebbe da mettermi ad urlare e a chiedere perché, perché con tutti gli imbecilli che godono di splendida salute tu hai dovuto partire così presto, e perchè sommergono di tante parole il ricordo di un uomo che tanto detestava le chiacchiere e le beatificazioni pubbliche, e perchè... e perché. Tanto da lassù non risponde nessuno, e se risponde, forse farebbe meglio a migliorare il segnale, perché da qui proprio non lo si sente. Quindi è perfettamente inutile. E la rabbia e il dolore restano dentro, e non rimane neanche la voglia di pioggia. Ci manchi. c.
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