"L'ALBUM IN BREVE"
di Marcello Motta

"Volume 8" è, come si evince dal titolo, l'ottavo album registrato in studio di Fabrizio De Andrè.

Riprende l'abitudine iniziata negli anni '60 di nominare i dischi utilizzando una classica modalitą bibliografica di catalogazione per numero, che, peraltro, lo stesso De Andrè aveva utilizzando gią dal primo album concepito come tale, nel 1967.

Concepito insieme a Francesco De Gregori con cui De André ha iniziato a collaborare gią nel 1974 con la traduzione di "Desolation Road" (Via della povertą) di Bob Dylan, l'album ha la sua anticipazione con l'uscita del 45 giri sempre nel '74 (La cattiva strada/Amico Fragile) per poi uscire, nella sua completezza, nel 1975.

E' probabile che la scelta dare questo nome all'album fosse legata, semplicemente, all'impossibilitą di trovare un titolo valido, ma, forse per destino o forse per reale volontą, "Volume 8" può voler indicare la presenza di un bivio nella vita e nella carriera di De André: biograficamente De André stava vivendo un periodo di profondi cambiamenti e artisticamente in deficit di idee, fin dall'album/raccolta precedente, "Canzoni", preferiva far scoprire artisti emergenti o tradurre da compositori stranieri, come nel caso di Leonard Cohen, presente, come era accaduto in "Canzoni" con la traduzione di "Seem so Long Ago, Nancy" (in italiano semplicemente "Nancy"). Non casuale infatti che sia presente un brano contemporaneo che De André canta pur non avendolo scritto ("Le storie di ieri", presente anche in "Rimmel", ma questa volta cantato dall'autore, Francesco De Gregori). E non è un caso che il risultato dell'album, seppure notevole per arrangiamenti e per ricerca testuale, risulti, forse, troppo lontano dalle modalitą espressive del cantautore genovese, facendo risaltare oltremodo, l'influenza di De Gregori soprattutto dal punto di vista stilistico.

Ciò non di meno qui risaltano due vere perle di pura produzione deandreiana, tra l'altro le ultime interamente scritte dalla mano di De André: "Giugno '73" e, soprattutto "Amico fragile": "Stavo ancora con la Puny, la mia prima moglie, e una sera che eravamo a Portobello di Gallura, dove avevamo una casa, fummo invitati in uno di questi ghetti per ricchi della costa nord. Come al solito, mi chiesero di prendere la chitarra e di cantare, ma io risposi: 'Perché, invece, non parliamo?'. Era il periodo che Paolo VI aveva tirato fuori la faccenda degli esorcismi, aveva detto che il diavolo esiste sul serio. Insomma a me questa cosa era rimasta nel gozzo e così ho detto: 'Perché non parliamo di quello che sta succedendo in Italia?'. Macché, avevano deciso che dovessi suonare. Allora mi sono rotto le palle, ho preso una sbronza terrificante, ho insultato tutti e sono tornato a casa. Qui mi sono chiuso nella rimessa e in una notte, da ubriaco, ho scritto Amico fragile..." (Fabrizio De André).

Lo stato di malessere trova il suo sbocco ideale nello "sfogo" con cui si esprime "Amico fragile", brano non in rima, in cui De Andrè parla direttamente di se stesso, senza filtri, con frasi di rara bellezza e impatto. "Giugno '73" prosegue l'analisi biografica di De André: qui si racconta della fine di un amore senza rimpianti e qualcuno ha fatto notare una leggera somiglianza con una canzone che De André tradurrą da Cohen, "La famosa volpe azzurra" sia per il tema relazionare che per l'intimitą che esprime. In realtą, "Giugno '73", ha una duplice lettura, se la si considera alla luce del contesto storico in cui uscì l'album: si è in pieno subbuglio per la "questione divorzio" in Italia, e dal brano, più o meno indirettamente, De Andrè sembra schierarsi a favore, raccontando di una vicenda "fuori dal matrimonio" (seppure il suo matrimonio si fosse gią concluso in precedenza).

Una menzione particolare merita "Oceano", sulla quale si è fatta più luce proprio di recente, tramite il racconto che Cristiano De André ha fatto proprio di quel periodo: "Una volta avevo ascoltato in una discoteca una canzone che mi era rimasta in testa, mi era piaciuta tantissimo, ed era "Alice" di Francesco De Gregori. Nello stesso tempo mi era rimasta in testa una domanda: ma perché Alice guarda i gatti e non può guardare quel lampione lą o non può guardare qualsiasi altra cosa, un sasso piuttosto che un cespuglio, un albero? E volevo chiederglielo, però non sapevo come, non lo conoscevo e avevo questa domanda da fargli... L'estate successiva scopro che sta iniziando a lavorare con mio padre ad un album che era "Volume ottavo". Figurati, impazzisco, vado in Sardegna e me lo trovo lì, a casa. In pigiama. Che lavora con mio padre, seduto sul mio divano, con la chitarra, giovane, con la barba rossa, un po' fricchettone, era un grande e lo è tuttora, è una persona che stimo moltissimo, non soltanto a livello artistico, ma anche umano... E allora io prendo coraggio e vado da lui. Questo è il figlio di Fabrizio, Cristiano; piacere Francesco. Comincio alla larga, poi piano piano mi convinco e un giorno: Francesco, perché Alice guarda i gatti? Lui mi guarda con un occhio aperto e l'altro chiuso... Non mi risponde. E non mi ha mai risposto. Anzi mi ha risposto, però in un modo abbastanza inconsueto: cioè scrivendo una canzone, con mio padre. Si chiama "Oceano", e devo dire che io sono orgoglioso di questa canzone perché è stata dedicata a me. E' la risposta di perché Alice guarda i gatti. Al che non mi sono più sognato di fargli domande di questo genere".

Sotto molti aspetti "Volume 8" rimane un lavoro ancora criptico soprattutto in certi brani in cui l'interpretazione resta molto libera come in "Dolce luna" in cui si mescolano sogno e realtą o la stessa "La cattiva strada" brano di lancio del disco, una ballata dylaniana in cui si fa una scelta di campo, quella della strada più tortuosa, controcorrente, dell'uomo che si pone domande davanti alla vita e smuove le coscienze, in una sorta di viaggio nell'errore.