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RAGIONAMENTI
INTORNO ALLA POESIA |
| Sally |
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Sally è una
canzone enigmatica, difficile.
Fabrizio De Andrè era un poeta, prima di tutto, e i
poeti delle volte sono diretti, chiari, crudi; altre
volte sono difficili, ci parlano attraverso simboli,
usano parole che vogliono dire tutt’altro. Edgard Lee
Master era un poeta lineare, ad esempio. Faber amava
l’antologia di Spoon River…l’aveva amata da
ragazzo e poi, parecchi anni dopo, rileggendola, si era
reso conto che l'opera non aveva perso assolutamente il
suo fascino e cominciò a lavorare lungo la direzione
de“Non al denaro non all’ amore né al cielo”.
Fabrizio era un poeta completo, se voleva poteva essere
chiaro, quasi un cronista…però era anche capace di
complicare terribilmente e magnificamente le cose.
Attribuireste questi versi, non conoscendoli, alla
stessa persona?
è triste trovarsi adulti
senza essere cresciuti;
la maldicenza insiste,
batte la lingua sul tamburo
fino a dire che un nano
è una carogna di sicuro
perché ha il cuore troppo
troppo vicino al buco del culo...
(UN GIUDICE)
mi guardai nello stagno l'assassino s'era già lavato
dite a mia madre che non tornerò.
Seduto sotto un ponte si annusava il re dei topi
sulla strada le sue bambole bruciavano copertoni.
Sdraiato sotto il ponte si adorava il re dei topi
sulla strada le sue bambole adescavano i signori.
(SALLY)
Nel primo caso il dramma di un nano è chiaro a tutti,
le parole scorrono via come scorrono in un romanzo ben
congegnato. Per Sally e per tante altre canzoni il
discorso è diverso, e qui entra in gioco la potenza di
Fabrizio De Andrè, le sue passioni, la sua poesia che
viene dalla Vita ma anche dallo Studio e dalla
pignoleria che lui ci metteva nell’azzeccare le Parole
e la Musica.
In Sally ci sono figure molto importanti nella vita di
Faber; gli zingari in primis (anche se nella canzone
hanno un valore, secondo il mio umile parere di normale
ascoltatore, assolutamente simbolico).
Secondo lui gli zingari sono gli unici veri anarchici
perché non hanno un territorio e uno stato da
difendere; sapendo quanto era importante l’anarchia
per De André deduciamo quindi che gli zingari
assumessero, nei suoi pensieri politici, un ruolo
centrale. Poi troviamo il bosco.
Il poeta era molto legato alla natura, prima delle
scorribande giovanili per Genova la sua infanzia lo
aveva visto in lunghe scorribande infantili tra prati,
alberi e torrenti; anni difficili quelli, difficili per
il mondo, in piena seconda guerra mondiale, fin troppo
felici invece per Fabrizio, forse i soli anni veramente
felici della sua vita, vuoi che sia merito
dell’infanzia, vuoi dei compagni che gli erano
intorno, tra i quali spicca una certa Nina che poi, a
distanza di decenni, divenne la musa ispiratrice e la
protagonista di “Ho visto Nina Volare”.
Sally è una canzone sulla memoria ma anche un atto
dovuto, un omaggio, al periodo di Revignano d’Asti
dove la famiglia De André passo i terribili anni della
seconda guerra mondiale. Faber ricercò per tutta la
vita la gioia di una vita in campagna, che ritroverà
poi nella sua tenuta in Sardegna……. alla fin fine il
mio mestiere è l’agricoltore….disse un giorno.
Esiste una mitica versione Live di Sally, contenuta
nell’album “In Concerto. Vol. II”, dove la poesia
si fonde alla musica dei P.F.M. ….. in quel disco, tra
l’altro,appare chiaro uno dei problemi più grandi di
Fabrizio, l’alcol.
Durante la presentazione della band la Premiata Forneria
gli riserva questa parole: “quello che scrive i pezzi,
che canta, sta seduto però…si sbatte come
pochi…Fabrizio De Andrè”
La grossa sbornia che a volte rendeva un po’
barcollanti i pensieri del nostro uomo si manifesta in
chiusura di “Rimini” quando lui dice: “Bè come
situazione non è che siamo nuovissima ci aveva già
pensato fortunatamente meglio di me eemm Fellini coi
Vitelloni….in ogni caso Rimini è rimasta uguale a
com’era nei Vitellini di Felloni…nei Vitellini di
Felloni si….O NO?!” Ma è in Sally che, per
l’eccesso etilico, avviene il fattaccio.
Ad un tratto il popolo anarchico per eccellenza si
trasforma nel popolo banchiere e orologiaio per
eccellenza e la canzone, nel finale, si sviluppa in
questo modo: “Mia madre mi disse: - non devi giocare
con gli SVIZZERI nel bosco.”
Poveri elvetici, chissà cosa avevano fatto alla signora
Luisa! Da quei concerti doveva nascere un disco e
fortunatamente quella serata non è andata persa nelle
menti, prima o poi votate all’oblio, di quelli che
c’erano.
Tutto è rimasto, nel solco del vinile, tutto è stato
tramandato alla tecnologia dei cd.
Fortunatamente De Andrè è stato un bevitore forte, di
quelli che alla fine riemergono dal fondo, vuoi per un
padre morente che ti supplica e vuoi per un amore.
Chi abusa di alcol spesso si inebetisce, perde la logica
e la forza, non è il caso di Faber che, grazie a Dio,
ci ha regalato tutto quello che ci ha regalato, con
grande stile e senza mai vendersi a nessuno, rimanendo
coerente fino alla morte verso la scelta fatta di andare
lontano, sulle ali dell’arte che prendono l’uomo e
lo rendono angelo eterno.
Grazie Fabrizio.
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a cura di Maurizio Perelli
cinqueconfini@tiscali.it
FaberDeAndré.Com
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