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RAGIONAMENTI
INTORNO ALLA POESIA |
| Prinçesa |
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I viali delle
nostre metropoli si riempiono tutte le sere di Fernando/Princesa.
Qualcuno già donna, grazie alla chirurgia, tra le gambe
una minuscola fica.
Qualcuno donna a metà, spaventosamente bella delle
volte, ma ancora sessualmente uomo….come Josephine:
“Passavo spesso anche da via del Campo, la strada dei
travestiti. Una volta salii in camera con un certo
Giuseppe, che si faceva chiamare Josephine e mi apparve
come una bellissima ragazza bionda. Ma, una volta venuti
al dunque, scoprii facilmente che era un uomo, e che non
era ancora andato a Casablanca. Senonché era talmente
bella, e aveva un seno così strepitoso che restai
ugualmente. Ci fu un rapporto,per cosi dire, orale.
Anzi, ce ne furono più di uno.” ( Fabrizio De Andrè
che ricordava giovanili avventure sessuali per il
fantastico libro di Cesare G. Romana “Amico Fragile”
).
Fernando è una donna nata con il corpo da uomo; una
canzone drammatica, un pugno nello stomaco a sentirla
bene, dentro questa canzone c’è una vita intera, la
fuga da una realtà bigotta, il sogno di una femminilità
completa, le speranze prima nella chimica e poi nel
bisturi, la ribellione di un corpo maschio-verme che si
ribella a divenire corpo femmina-farfalla
nella cucina della pensione
mescolo i sogni con gli ormoni
ad albeggiare sarà magia
saranno semi miracolosi
perché Fernanda è proprio una figlia
come una figlia vuol far l'amore
ma Fernandinho resiste e vomita
e si contorce dal dolore.
Dentro “Princesa” c’è una vita vera, Fernando
esiste davvero, non è un personaggio verosimile,
Fernando è fatto di carne e ossa e pensieri e malesseri
e passato e futuro, Fernando è un essere costretto in
un corpo che il pensiero non accetta, un po’ come
nascere lumaca dentro una conchiglia e desiderare di
essere un fringuello perduto nel cielo, e allora
“Princesa” non è semplicemente una canzone che
parla di; è una canzone di lotta, la lotta più dura,
quella contro la natura che non sempre è benigna,
quella contro la gente bigotta che ti costringe alla
fuga, la lotta da combattere assumendo il ruolo di dio
che dona la vita e quindi il sesso per divenire infine
un essere artificiale, comunque nato maschio e morto
femmina dopo aver conosciuto il dolore, la vergogna, o
medo, a rua, a policia, a canseira fino a raggiungere
l’ideale supremo di tutti viver.
Fernando è costretto a prostituirsi, se vogliamo dirla
volgarmente è una delle tante troie cantate da De Andrè,
ancora una volta ci troviamo ai margini della società,
tra i diseredati che lui ha inseguito fin da ragazzo, da
bambino, quando era un Gundùn ma anche un figlio della
Genova bene, quando alle feste-bene si limitava a bere
whisky mentre preferiva la compagnia delle figlie di
puttana, nel senso che le loro madri erano di
professione prostitute.
E se Fernando è costretto in un corpo non suo io non
posso non pensare che Fabrizio De Andrè ha rischiato la
vita e la morte in un mondo non suo.
Non ha rischiato di trascorrere un’esistenza a fare
l’avvocato?
Non ha rischiato di sposarsi una di quelle troie di
altro genere che la conservano come un gioiello e la
vendono poi al miglior offerente? Ma chi glielo ha fatto
fare, ce lo siamo mai chiesto?
Noi che lo amiamo alla follia e poi, nella nostra vita,
non facciamo che tremare dinanzi alle sfide e ai
cambiamenti, dinanzi ai nostri padri e dinanzi alle
nostre mogli, dinanzi ai nostri professori e dinanzi ai
nostri capo ufficio….Fabrizio non era un uomo come
noi?
Perché Fabrizio si è assunto il ruolo di cantore dei
diseredati non essendo lui un diseredato? Perché quel
mondo non gli apparteneva.
Noi spesso siamo stanchi o temiamo una vita che non
vogliamo ma che stiamo costruendo o che ci hanno già
costruita, per sfuggire dobbiamo però affrontare prove
difficili…un po’ come le prove che deve affrontare
Fernando per divenire Princesa.
La vera vita non c’è senza consapevolezza.
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a cura di Maurizio Perelli
cinqueconfini@tiscali.it
FaberDeAndré.Com
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