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RAGIONAMENTI
INTORNO ALLA POESIA |
| La domenica delle salme |
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Prima si
cantava di lotta e d’ideale, questo era il ruolo dei
cantautori.
Chi parlava di locomotive dirottate verso la vendetta
(Francesco Guccini), chi cantava l’epopea di Cristo
Gesù (Faber De Andrè- La buona novella). Oggi cantare
di qualcosa che non sia cuore amore è difficile, ci ha
provato Silvestri con Cohiba, un bel pezzo su Cuba, non
sull’Italia.
Perché l’Italia è un’altra cosa. L’Italia è un
altro dramma.
L’Italia è il paese del dramma silenzioso, ma non
soltanto oggi, anno di grazia berlusconiana 2002 quasi
2003….anche nel 1990 l’Italia era più o meno
questa, il nostro amato stato carceriere di Renato
Curcio è lo stesso stato che sbatte dentro Caruso,
leader no-global, in tredici anni non è cambiato poi
tanto. Non esistono più gli ideali, ormai sono materia
vecchia, roba da compiangere, e si guarda di traverso
chi si incazza, chi protesta, chi prende posizione.
Ricordo un lungo dibattito, prima delle ultime elezioni,
è giusto che i cantanti manifestino simpatie politiche?
voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
coi pianoforti a tracolla vestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i
centralisti
per l'Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avevate voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo
Ma possibile che quasi più nessuno abbia voglia di
cantare quello che un tempo valeva il fumo dei
lacrimogeni? E’ rimasto soltanto Che Guevara, che
tristezza, sputtanato e usato dalla sinistra come
l’America ha sputtanato e usato Rambo…possibile che
nessuno voglia ancora parlare di Renato Curcio, di
Giuseppe Pinelli…possibile che nessuno voglia prendere
almeno un po’ sul serio le giornate di Firenze, perché
ci si limita soltanto a parlare di ordine pubblico?
perché la protagonista è sempre Oriana Fallaci e mai
l’idea contrapposta?
La società della Domenica delle Salme è la nostra
società, nulla mi sembra cambiato, nonostante
Tangentopoli abbia illuso parecchie persone galleggiamo
ancora in quel limbo tra corruzione e maleducazione, tra
Ponte di Messina e immigrate prostitute minorenni, paura
del comunismo.
Il popolo vota il più ladro perché almeno si è fatto
da solo, ci si preoccupa della prossima guerra in Iraq e
dello show di Gianni Morandi che proprio non vuol
funzionare, questa Italia è come la sua pace, una pace
terrificante.
Una pace violenta, una pace che si regge soltanto grazie
alla morte di tutti gli ideali, se oggi tornasse un
po’ di Marxismo gli operai di Termini Imerese non si
ritroverebbero soli contro governanti e imprenditori, se
oggi tornasse soltanto un po’ di rabbia diversa da
questa.
Una rabbia meno rassegnata.
Perché io sono convinto che in tutto lo stivale, da
Palermo ad Aosta, ci sia gente veramente incazzata.
Gente che è stanca di farsi governare da ladri, gente
che è stanca di questa informazione, gente che vorrebbe
sapere tutto….l’Italicus, Ustica, le Stragi di
Mafia.
Gente che non vuole più vivere nel paese della
superficialità, della mediocrità, dove tutto a tutti
viene concesso ma nessuno tranne qualcuno viene
ascoltato. Secondo me questo voleva dirci Fabrizio,
voleva spingerci alla lotta.
Noi ci siamo limitati a cantare.
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a cura di Maurizio Perelli
cinqueconfini@tiscali.it
FaberDeAndré.Com
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