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RAGIONAMENTI
INTORNO ALLA POESIA |
| Il testamento di Tito |
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Da qualche
giorno il Paradiso delle Voci Potenti, quelle allenate a
battere la lingua sul tamburo, si è arricchito di un
altro bel personaggio.
Prima o poi ci sarà qualche bel concerto, da quelle
parti.
Io se fossi Dio
Non sarei mica stato tanto a risparmiare
Avrei fatto un uomo migliore.
Si, vabbè, lo ammetto
Non m’è venuto tanto bene
Ed è per questo, per predicare il giusto
Che io ogni tanto mando giù qualcuno
Ma poi alla gente piace interpretare
E fa ancora più casino.
Ciao Giorgio Gaber
Il testamento di Tito
E no, Cristo non è morto da solo, qualcun altro moriva
lassù sul Golgota,anche se nelle nostre Vie Crucis i
ladroni sono soltanto comparse da affiancare al
giovanotto più bello del paese, che muore in croce con
una corona di spine, tra le telecamere e le macchinette
fotografiche, le pellicce delle signore e le minigonne
delle ragazze.
No, più di due millenni fa non c’erano telecamere,
non c’erano signore, c’era la morte lassù sul
Golgota. Non la morte di Cristo Gesù, quella è roba da
teologi,è la morte di Dio, Dio resuscita e muore cento
volte al giorno, oggi. Muore tra il fumo del WTO e
rinasce nel bisturi di Gino Strada a Kabul, questo Dio
che dovrebbe essere una cosa di coscienza, una ricerca
interiore, non un dittatore che detta le regole e
stabilisce il bene & il male, il giusto & il
peccato.
Io parlo della morte dell’uomo condannato al
supplizio.
Io parlo di Tito.
Tito che muore condannato dall’uomo che si crede
giusto. Tito una vita da diseredato, da criminale per
necessità, senza moneta e senza un Dio in grado di
ascoltarlo. Tito che secondo i dieci comandamenti finirà
giù all’inferno.
Quanti Tito, signori miei, nascosti nel volto di un nero
americano che attende la fine nella cella della morte?
Quanti Tito in una nigeriana lapidata, seppellita fino
al collo?
Quanti Tito in un cinese che muore con una pallottola
nel cranio?
Per quante volte ancora un povero Cristo senza Dio dovrà
subire le condanne di un Pilato e di un mondo che se ne
lava le mani?
E dove sono i figli più legittimi di Dio, i vescovi e i
preti, quando i barboni muoiono di freddo nelle città,
perché le porte dei templi rimangono chiuse?
Non è condannare il povero, questo?
E Voi, non predicavate la povertà?
Perché altari e colonne d’oro, ma cosa ci ha
insegnato Madre Teresa?
E questa la religione che vogliamo?
La religione della domenica mattina?
Ma la fratellanza è il bambino nero che si tiene per
mano con il bambino bianco sotto gli occhi del Papa e
gli applausi dei fedeli?
Ma questo è teatro, questa è finzione, questa è roba
da coglioni.
La fratellanza è un concetto più alto, la pace non è
una colomba su sfondo azzurro.
Guai a privare le parole dei loro significati più alti,
riducendo tutto ad un lurido simbolismo.
Ogni giorno è Natale, ogni giorno è Pasqua, non si
deve essere più buoni, questa è una grande stronzata.
Ogni costrizione partorisce figli storpi. Non si devono
ricordare i dieci comandamenti; ama e fa ciò che vuoi,
diceva Sant’Agostino.
Si deve onorare la vita, attraverso le donne anche,
attraverso il desiderio,l’invidia è ben altra cosa,
desiderare invece è umano.
Amare è il comandamento più alto, amare la Vita che è
un dono grandissimo da non sprecare attraverso il dolore
ricercato che quasi tutte le grandi religioni vanno
proclamando, la gioia non sta nel martirio kamikaze e
neanche nello scambiarsi un convenzionale segno di pace
con il cuore denso di rancori e odi repressi, amare la
Vita è amare il mondo, la natura, i colori, gli odori,
gli animali, gli uomini e le donne, combattere per un
idea ma non incarognirsi l’animo contro chi la pensa
diversamente.
Dio è una parola usata a sproposito.
In nome di dio, e con la sua croce sugli scudi, abbiamo
sterminato (civilizzato) popolazioni di infedeli, come
se la nostra fosse l’unica fede possibile in un mondo
di religioni improbabili.
Di Dio si riempiono la bocca porci e cani, c’è più
religione nella bestemmia di un pazzo che muore di
dolore che nella preghiera di un cardinale che vive da
principe, è più facile che un cammello passi per la
cruna di un ago che un ricco entri in paradiso.
Tito ha violato tutti i comandamenti, ma non ha causato
dolore.
“(non me ne frega) un bel cacchio di mettere in
musica la propaganda dell’ufficio stampa di Gesù
Cristo” Fabrizio De André a proposito della
scelta di aver scelto, ne La Buona Novella, di
raccontare i Vangeli Apocrifi rispetto a quelli
ufficiali.
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a cura di Maurizio Perelli
cinqueconfini@tiscali.it
FaberDeAndré.Com
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