Fabrizio De Andre'

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RAGIONAMENTI INTORNO ALLA POESIA
Girotondo
Girotondo, gioco infantile di tutti. La guerra, gioco di potenti che fa fuori tutti, compresi i bambini.

La guerra che annebbia le menti, che trascina i soldati lontano dalle amate, la guerra dell’urlo nero delle madri. La guerra che anche Dio sembra temere, nascondendosi ogni volta chissà dove.

Questo è Girotondo, un canto tragico.

Il canto della più grande tragedia che l’uomo è in grado di metter regolarmente in scena.

Di guerra muoiono tutti, sian belli, siano brutti, sian grandi o sian piccini li distruggerà, sian furbi o sian cretini li fulminerà.

E alla fine al posto dei prati per i giochi rimangono soltanto buche!

L’innocenza di quante generazioni è stata uccisa, martoriata, violentata da una guerra, da una battaglia, da un bombardamento? E non c’è luogo su questa terra ancora vergine di morti per coltello, per fucile, per napalm….non c’è posto per i nostri bambini dove il gioco possa essere una sensazione dell’anima, un modo di essere diversi, migliori. Il gioco è il più grande antidoto alla guerra, il gioco di un bimbo. Soltanto il gioco può unire i bimbi palestinesi agli israeliani, perché dietro e dentro al gioco c’è la voglia di riscatto di un innocenza perduta da generazioni in lotta per un nulla, perché nulla giustifica la guerra, nessun Arciduca Francesco Ferdinando e nessun Undici Settembre. Lo diceva Gino Strada, vero pacifista, in collegamento con quel gioioso e maledetto cantore di tragedie globali e personali che risponde al nome di Bruno Vespa, nei giorni immediatamente seguenti la tragedia di Manhattan , lo urlava quasi che la Guerra a Kabul non avrebbe portato nulla di buono, che i marines in Afghanistan non avrebbero fatto altro che rendere più sporche di sangue le macerie delle due torri. Perché l’insegnamento di Cristo, quel vecchio insegnamento che spesso anche la chiesa ha opportunisticamente messo da parte,quello del porgere l’altra guancia, viene letto come sintomo di codardia, come un farsi deliberatamente metter i piedi in testa dal nemico. La guerra non ha ucciso Bin Laden come non ha ucciso Giorgio Doppia W Bush, la guerra mica ammazza i comandanti, la guerra fa fuori i soldati che a casa hanno riccioli neri ad attenderli. I comandanti non muoiono, questi comandanti.

Moriva Che Guevara, che era un altro tipo di guerriero, che dietro non aveva queste spinte, questa voglia di Petrolio e di nuovi Piani Marshall. Perché dietro alla guerra c’è l’economia Marcondiro’ndero, nessuna cazzo di nuova scoperta, il punto è sempre lo stesso. Il vero business della guerra è la ricostruzione.

Perché tutti un giorno diventino alleati bisogna che tutti prima subiscano le bombe. Noi italiani le abbiamo subite, cadevano dal cielo per far fuggire i nazisti, e dopo che i barbari tedeschi sono tornati in quei di Germania ci siamo resi conto che dopo vent’anni di dittatura eravamo pronti ad esser colonizzati! E allora tutti allegramente, oggi, andiamo ad avvelenarci il fegato in un fottuto Mac. C’è qualcosa che lega la scomparsa delle osterie all’arrivo dei Fast Food….quel qualcosa si chiama Piano Marshall.

Ma questa è una mia idea, una mia fissazione, Marcondiro’ndero

Alla fine di tutte queste guerre cosa ci sarà di buono, quando questi tizi tragicomici che ci governano (prego, rivedere il mitico Dottor Stranamore, di Kubrickiana memoria) troveranno un accordo per spartirsi questa grande ricchezza, che sia petrolio, che sia oro o che sia, molto più probabilmente, acqua?

Cosa avranno i bambini, in cambio delle loro gambe mutilate, dei loro padri morti al fronte, delle loro madri violentate?

Forse soltanto la voglia di gioco e di filastrocche… Marcondiro’ndero


a cura di Maurizio Perelli

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