|
RAGIONAMENTI
INTORNO ALLA POESIA |
| Preghiera in gennaio |
|
Anche questo
San Remo è passato, salvando la televisione dal rischio
di divenir cosa seria o, perlomeno, intelligentemente
divertente.
Con le sue canzoni e canzonette, roba pessima ma anche
cose non malvagie, ma i nostri occhi sono puntati
altrove … sulla comicità del saltimbanco di turno o
sulle gambe della collaboratrice (o valletta o semplice
ornamento o grande fica chiamiamola come ci pare),
sempre in attesa di uno scandalo, a sezionare minuto per
minuto i dati auditel di tutte le serate … la musica a
San Remo è una confezione, è la carta di un regalo che
ci viene propinato come il panettone di Natale.
Non credo si possa fare buona arte in un clima fiacco e
artificioso come quello, che mi ricorda molto da vicino
il programma nauseabondo immaginato da Fellini in Ginger
e Fred. Tenco ascolta, dall’alto, canzoni e canzonette
non molto diverse in qualità da Io tu e le rose.
Chi ascolta musica non guarda il festival …..
ringraziando dio. Tenco di Festival è morto, si dice.
Se ne son dette, se ne diranno.
Qualche sera fa un programma in tv ha ritirato fuori la
storia del mistero, dell’Enigma; ho preferito non
guardare.
Cazzate a parte credo che dietro ad un suicidio ci debba
essere qualcosa di più serio che un semplice
spettacolino mediocre come il Festival di San Remo.
Lo aveva detto Pavese, non fate troppi pettegolezzi;
credo sia il desiderio di ogni morto suicida.
Perché nell’esplosione di una pallottola nel cranio
c'è qualcosa di intimo e silenzioso, nulla di
eclatante, una follia forse sana che rode l’anima e
avvelena il cuore, che rende irraggiungibile il cammino
verso quella grossa eresia che chiamiamo Felicità.
Un suicida è un incompreso. E’ uno che viene deriso,
non capito, un precursore dei tempi o uno con i ritmi
troppo lenti, un anima fragile che per un motivo o per
l’altro capisce di aver per sempre perso
l’equilibrio.
Non possiamo sapere.
Non possiamo comprendere tutto da un biglietto
d’addio.
Un artista è per natura enigmatico ed introverso, un
suo biglietto di morte non sarà mai chiaramente
analitico come la lista della spesa.
Si devono rispettare i suicidi, gente come Tenco o come
tanti altri che nessuno conosce e nessuno ricorderà per
molto, morti impiccati o come volete per chissà quale
motivo.
Credo sia silenziosa, la morte di un suicida, silenziosa
e paradossale come uno di quegli incubi in cui si
vorrebbe urlare ma il fiato si rivela strozzato, la
morte privata della sua più grande caratteristica, del
vestito più elegante che indossa ….
l’imprevedibilità.
Una morte simile a quella di un condannato al patibolo o
di un malato terminale.
Non fate troppi pettegolezzi, dietro e dentro la fine di
un suicida…. i pettegolezzi lasciamoli per le corna
del nostro vicino di casa, il chiacchiericcio deve
essere per il Festival di San Remo e non per la morte di
un Tenco.
Non si parla della morte di un Tenco, perché noi non
siamo un cazzo per giudicare un gesto o tentar di
comprenderlo, un gesto delle dimensioni del suicidio.
E’ una cosa enorme, ammazzarsi.
Io che non capisco nulla di nulla e non comprendo la mia
vita come posso…. come posso comprendere la morte di
un uomo stanco di essere.?
Non posso.
Posso solo disprezzare un po’ il Festival perché si
è portato via Luigi Tenco, perché ha contribuito ad
ammazzarlo, ma non posso prendermela con una canzone
come Io tu e le rose…. no….non si muore per una
canzonetta!
Credo che prima di morire ci si guardi intorno
parecchio.
Guardare ogni giorno
se piove o c'e' il sole,
per saper se domani
si vive o si muore
e un bel giorno dire basta e andare via.
L’uomo e la sua fragilità non è in una giuria
incompetente, sarebbe riduttivo sminuire in questo modo
il Dio Artista.
|
|
a cura di Maurizio Perelli
cinqueconfini@tiscali.it
FaberDeAndré.Com
|
|
|
|
|
|
|
Fabrizio De Andre'
|
|
|
Fabrizio De Andre'
|
|
|
|
Fabrizio De Andre' - News
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|