Fabrizio De Andre'

Fabrizio De Andre' biografia | discografia | bibliografia | articoli | opere e tesi | news | forum | band | speciali | ricordi | vie e piazze | traduzioni | link

RAGIONAMENTI INTORNO ALLA POESIA
Un matto
Ogni villaggio ha bisogno del suo matto.

Poco importa se poi sia veramente pazzo o, semplicemente, più delicato, fragile. Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole, in effetti per una cosa del genere il sottoscritto impazzirebbe.

Molti geni sono stati derisi e torturati; vedevo un film di successo, l’altra sera, basato sulla vera vita di un moderno luminare della matematica, malato di schizofrenia. 

Le formidabili intuizioni di John Nash sono applicate oggi all’economia, alla chimica, alla genetica; la sua Teoria dei Giochi, elaborata nel corso degli anni 50, lo ha portato, nel 1994, alla conquista del Premio Nobel. C’è una scena tragica, nel film, una scena che mi ha straziato; Nash varca la soglia di Princeton con i suoi fantasmi, con le sue follie, litigando con il nulla e un giovane, uno studente, scimmiotta la camminata del luminare, seguendolo come un ombra burattina ed infedele.

La gente ha bisogno dei matti, perché i matti ci rendono più sicuri dentro alla nostra nullità.

C’era Dino Campana, uno dei più grandi poeti del novecento, considerato matto e semplicemente matto da un uomo che rispondeva al nome di Umberto Saba; Campana morì in manicomio, questo per la cronaca, e molti critici e troppe antologie scolastiche ancora lo ignorano.

In ogni villaggio c’è un matto, il mondo lo vuole, lo reclama a gran voce, un matto su cui sputare veleno, un matto da compatire, un matto da deridere. Genio e follia, si dice spesso.

Certo, quando i matti dimostrano qualcosa allora divengono angelo e diavolo, prima semplicemente matti. Ci sono tanti matti, nelle nostre città.

Gente che passa le giornate a dar da mangiare ai piccioni; forse perché i piccioni valgon più delle persone, perché c’è più logica nel loro volo che nelle nostre architetture verticali.

La logica vista dove gli altri non vedono assolutamente nulla; il matto è la cosa più vicina al poeta, al matematico, al filosofo; il matto vive di intuizioni mentre gli altri abitanti del villaggio si ostinano a creare e cercare certezze.

I matti sono quei registi che ti prendono l’Olocausto e sopra ci costruiscono una favola, e poi prendono una favola e ti lasciano a bocca aperta perché io Pinocchio non lo ricordavo mica così tragico, con la luna gigantesca mentre lui viene impiccato sull’albero. Genio e follia, si diceva.

Secondo me è una stronzata; in realtà sono tutte intuizioni, i matti trascorrono le ore rimanendo distanti dal loro corpo e dagli eventi, mentre noi bestemmiamo al semaforo il matto parla con un lupo e si presenta nudo dal Papa. E poi lo chiamarono San Francesco.

Perché mica solo i villaggi; anche cinema, letteratura e religione hanno bisogno dei matti.


a cura di Maurizio Perelli

cinqueconfini@tiscali.it
FaberDeAndré.Com


Fabrizio De Andre'

Fabrizio De Andre'

Ticker Prova

skype: faberdeandre2005

Fabrizio De Andre'

home | note | partners | credits | mailing list | ufficio stampa | locandine | toolbar | podcast | youtube | playlist | promozioni | ritrovi
autore di questo sito è Marcello Motta | copyright © FaberDeAndré.Com 1999-2008