|
RECENSIONI |
Prinçesa
di Paolo Talanca
(paolotalanca@inwind.it) |
|
Premetto che
io penso che quella che andrò a fare sia l'effettiva
mia prima recensione di una canzone di De André (anche
se, ovviamente, non va dimenticata la preziosissima
collaborazione di Ivano Fossati). Tempo fa recensii
"Il pescatore". Adesso mi rendo conto che
quella non fu altro che un tentativo, anche presuntuoso,
di addentrarmi, cercando quasi di esorcizzarlo, in
quell'universo deandreiano che molti considerano
inarrivabile nel panorama cantautoriale italiano.
"Prinçesa"
è una canzone contenuta nell'album "Anime
salve", composto nel 1996 da Fabrizio De André e
Ivano Fossati. Mi piacerebbe considerare questo album
come il reale testamento di De André. "Anime
salve" è la sintesi di una coerenza di idee che ha
accompagnato il cantautore genovese (ovviamente mi
riferisco a De André, con buona pace dell'ottimo
Fossati) per tutto il tempo della sua vita artistica. Già
il titolo è un punto di arrivo: la salvezza di anime
(rigorosamente persone) emarginate, coinvolti da una
società troppo veloce e spesso meschina ad una
solitudine che mai avrebbe dovuto appartenere loro, che
a volte diventa una fortuna ed altre volte una
immeritata condanna. "Che bell'inganno sei anima
mia" recita il verso della canzone eponima e si
riaprono tensioni tra il cantautore ed una verità
religiosa che non è rispettosa della nostra dignità di
uomini (atteggiamento riscontrabile per larghi tratti
anche in Roberto Vecchioni). A dispetto di questo
inganno rappresentato dall'anima, intitolando l'album
"Anime salve" ci si mette subito a riparo da
un castigo, da una paura che da secoli rappresenta
l'arma di ogni concezione terrena di religione. Mi pare
condivisibile che sia assurdo parlare di spirito
religioso se questo è mosso unicamente dalla paura che
la propria anima possa non salvarsi. E' da questa
angolazione che, a mio avviso, bisogna leggere il titolo
"Anime salve": l'anima dei "servi
disobbedienti" (è così che De André chiama, in
"Smisurata preghiera", i personaggi che da
sempre lui ha trattato nelle sue canzoni) è già salva,
ora bisogna vivere, al di fuori di ogni sgomento
inculcatoci da una società che ci vuole deboli e
paurosi, vivere come farà Prinçesa, come ci indica
l'ultimissima parola della canzone. Per ora mi fermo qui
nel parlare del rapporto tra De André e la religione, a
causa dell'ampiezza e della complessità dell'argomento,
riservandomi di tornarci quanto prima, convinto che le
parole suddette non completino, ma a mala pena sfiorino
il tema. La stessa cosa valga per la disanima generale
dell'intero album "Anime salve", che anche
etimologicamente sembra sottolineare maggiormente il
tema della solitudine.
Per presentare la canzone "Prinçesa"
non potrei trovare un modo migliore che riportare
fedelmente le parole di De André:
"Il meglio della cultura viene sollecitato da
persone che si trovano in minoranza e che proprio per i
loro doni vengono emarginate e all'occorrenza
perseguitate. Un esempio classico sono gli individui che
nascono con caratteristiche esteriori appartenenti a un
sesso che non corrisponde alla loro identità più
profonda . Ne parlo nella canzone Prinçesa, che ho
tratto da uno splendido, breve romanzo di Maurizio
Janelli e Fernanda Farias, in effetti una biografia .
Nella musica ci sono improvvise variazioni : è il
riepilogo dei passaggi fondamentali della vita della
protagonista, un elenco di gioie e sfortune incontrate
nelle tappe delle sue varie metamorfosi . Da bambino si
trova ad assumere comportamenti femminili, poi da
femmina malriuscita corre all'incanto dei desideri,
tentando prima con mezzi chimici e in seguito attraverso
una vertigine di anestesia chirurgica di assomigliarsi,
di corrispondere a un profondo desiderio che la vuole
donna. Per mantenersi esercita la professione più
antica del mondo, finché per volere del destino si
trasforma ancora, e per l'ultima volta, da prostituta
nell'amante ufficiale di un avvocato . Questa è
l'ultima metamorfosi; la musica, grazie anche e
soprattutto a Ivano Fossati, accompagna questa
evoluzione passando da tonalità maggiori a minori e
sottolineando in quel martellare di cembali il miraggio
della felicità, fino a ritornare all'infanzia
brasiliana."
Inizierei con l'uso pregevole di De André di trovare
parole che spiegano concetti altrimenti esprimibili con
immense perifrasi: dalle parole allusive come
"pecora" e "vacca". Nella poesia di
De André non bisogna mai perdere di vista il contrasto
tra società, mondo borghese (in questa canzone
mirabilmente rappresentato dal vociare in sottofondo,
come uno sghignazzare inquietante) e sentimenti
individuali. Nell'attacco Prinçesa
usa i due termini "pecora" e "vacca"
per presentarsi. Questi termini le sono stati
attribuiti, presumibilmente, dalla società:
rispecchiano la malignità della società (è
inequivocabile il loro significato che col primo
espletano il modo di amare e nel secondo, ma già nel
primo, il disgusto borghese). E' fondamentale che Prinçesa
metta all'inizio questi termini: lei ci si presenta
quasi con modi sgarbati, celandosi e proteggendosi come
si comporterebbe con un estraneo, spaventata e sulla
difensiva secondo una reazione che la società, con una
meschinità senza confini, le ha radicato. Così
nell'impeto di una semi-invettiva ci restituisce la
cattiveria dei nomi che la società le ha affibbiato. E
questo si spiega con il verso successivo: "ché
agli animali si vuol giocare" (in questo caso il
"che" congiunzione o causale cambia poco il
senso, secondo un uso in atto nell'italiano di uso
medio). Prinçesa preferisce definire questi nomignoli
"gioco". Qui con un colpo da maestro De André
evidenzia la grande umanità di Prinçesa che tratta la
società come dei bambini ai quali lei si presta, che
lei asseconda nel loro gioco; un gioco che la denigra
del tutto ma che lei vede come tale in virtù di una
grande umanità: è fondamentale in De André
l'opposizione tra un esterno meschino e farabutto ed un
interno, una singola vita emarginata che perdona gli
scherni e che vorrebbe integrarsi già colma di una
paura che la società gli ha procurato. Inequivocabile
la situazione del protagonista delle canzone
"Un matto" (ma anche di molti altri personaggi
deandreiani):
"Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa, e
neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro.
E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia, io cercai
d'imparare la Treccani a memoria"
(cfr. Fabrizio De André, "Un
matto" in "Non al denaro non all'amore né al
cielo", 1971).
Certo, la situazione è differente, ma è sottolineabile
la stessa voglia di venire incontro ai pregiudizi della
gente e di cercare di mostrarsi disponibili ad un
dialogo (quasi sempre poi stroncato dalla controparte).
Nel terzo e quarto verso comincia la descrizione più
cruda: Prinçesa che si presenta con le piccole tette da
mostrare tramite una camicia aperta, come un velo da
togliere su un elemento che evidenzia la differenza tra
ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere. E' palese
che in questo voler mostrare ci sia il desiderio di
farsi accettare dalla società, di far accettare il
sogno di ciò che si vorrebbe essere.
Molto eloquente il "chiaroscuro dove son
nato", che evidenzia l'ambiguità contrastiva tra
la sua essenza e le sue aspirazioni, l'opposizione tra
l'essere ed il voler essere, come una penombra
esistenziale. E' qui che iniziano immagini allusive. Già
dalle "ciglia di questi alberi", sotto le
quali (ciglia) lui rappresentava l'orizzonte per lo
sguardo quasi accondiscendente della madre, che scrutava
sicura l'avvenire del figlio, come un futuro di
rinsavimento. Nelle parole virgolettate della madre si
evince un certo sentimento di soddisfazione per la
femminilità del figlio, indole facilmente mutabile
(secondo lei) semplicemente con l'istinto e più in
generale con la vita. Tutt'altro. Prinçesa si
immaginava donna di fronte allo specchio, lasciò il
chiaroscuro dove era nato per inseguire i suoi sogni.
Significativo il "dormiveglia della corriera",
come una prima prova da superare, un restare con un
occhio aperto non appena si comincia a proseguire da
soli, che ci appare attraverso la consueta immagine di
afa e sonnecchiamento di una corriera.
Il primo impatto con la società è un lavoro nella
cucina di una pensione, dove i sogni si mischiano con la
realtà di ormoni da buttar giù per diventare donna.
Tutto questo per realizzare un sogno, per svegliarsi
all'alba già donna e concretizzare una aspirazione più
forte della fortuna, della sorte. Tutto questo per far
"l'amore come una donna", mentre la parte
mascolina di lui, Fernandiño, "resiste e vomita e
si contorce dal dolore": qui ancora c'è il
contrasto tra l'essere nato maschio ed il più forte
desiderio di femminilità; tutto ciò sparirà tra poco
col "il bisturi per seni e fianchi in una vertigine
di anestesia" che permetterà al suo corpo di
"assomigliare" ai suoi desideri; attenzione,
non essere identico, non è una completa vittoria, come
non lo sarà l'essere "brace" di stella ed il
doversi nascondere per essere l'amante di un avvocato.
Per seguire i suoi sogni Prinçesa è costretta a
prostituirsi. Qui c'è il piccolo capolavoro nel
capolavoro:
"dove tra ingorghi di desideri
alle mie natiche un maschio s'appende
nella mia carne tra le mie labbra
un uomo scivola l'altro si arrende"
la descrizione di un amplesso è un topos molto
frequente nei testi delle canzoni italiane. Basterà
citare il Baglioni di "Domani mai":
"io su di te
voglia che striscia disperata
e tu aggrappata alla mia schiena liscia
tu
sopra di me
e macchie avide sul collo
e cosce tese e nelle reni un crollo"
dove descrive gli amanti come "due pugili sfiniti
che si abbracciano" ed il motivo della resa è
molto forte come nella canzone di De André. Come comune
denominatore, queste descrizioni indugiano sul carattere
quasi inconscio delle mosse degli amanti (nonostante che
l'amore di Prinçesa adesso non sia esattamente quello
sognato ma quello mercenario e "sporcaccione",
alla quale comunque lei si concede totalmente), quasi in
estasi a giustificare un sentimento vero e profondo,
quello stesso desiderio che ha portato la nostra Prinçesa
ad inseguire i suoi sogni.
A questo punto Fernandiño è morto. Molto azzeccata
l'espressione "mi è morto in grembo", come
per esorcizzare il dispiacere di non poter procreare
(particolare che lo renderà per sempre differente dalle
vere donne), osservazione molto triste, ma che evidenzia
la forza di Prinçesa: lei sapeva a cosa andava incontro
ed il dispiacere che potrebbe provare una madre per un
figlio che muore in grembo lei lo ha provato nel momento
in cui la società l'ha rifiutata e biasimata. Ora il
ricordo di una stella morta (Fernandiño) si mescola
alla brillantezza della stella dal nome Prinçesa. Si
badi bene però: Fernanda, la nuova
"creatura", è una "bambola di
seta", è solo apparenza sotto una vera anima
femminile. Per questo motivo la stella è spenta ma
brilla della luce che Fernanda le dà da dentro, dalla
sua anima, infatti il tutto è reso con una sinestesia
"squilla di luce". E' la luce che esce
dall'anima di Fernanda (lo squillo) che fa brillare la
stella di Prinçesa: l'esteriorità di Fernanda è brace
di stella non meno di Fernandiño. Con la nuova
consapevolezza che la femminilità interiore sia quella
che conta (nonostante la "bambola di seta
esterna"), Prinçesa inizia una nuova vita: diventa
l'amante di un avvocato di Milano, in un passo che
evidenzia le debolezze della borghesia, solo capace di
criticare: un avvocato che pare impeccabile
dall'esterno, che giudica, da buon borghese e che poi si
ritrova amante di un travestito brasiliano. Un castigo
inequivocabile all'ipocrisia borghese. L'avvocato relega
Prinçesa in balcone, per paura che venga scoperto il
legame, il passeggiare di Prinçesa diventa
"recidivo", come, forse, le sue suppliche di
non tener così coperta la relazione. Il balcone è
comprensibilmente in penombra, per agire di soppiatto e
celare i veri desideri dell'avvocato.
Per Prinçesa questo però basta, o quantomeno, è già
tanto. Questo nuovo amore (solo suo?) la riporta col
pensiero al suo Brasile. La nuova vita, la rinascita,
riparte dal Brasile. Un ritmo brasileiro parte alla fine
della canzone, un elenco di nomi in brasiliano riporta
Prinçesa indietro nel tempo, i ricordi delle
ingiustizie subite tra la gente che non la accettava,
con una sola parola degna di concludere questa sua
storia: finalmente viver.
>>
il
testo della canzone |
|
|
|
|
Fabrizio De Andre'
|
|
|
Fabrizio De Andre'
|
|
|
|
Fabrizio De Andre' - News
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|