"Mi è stato chiesto più volte perché abbia scelto di scrivere una tesi di linguistica su Fabrizio
De André. Perché un cantante? Perché lui? [...] Per quanto mi riguarda, Fabrizio De
André io l’ho scoperto il giorno che è morto, l’11 gennaio 1999: entrando in cucina trovai mia madre commossa davanti ad un servizio del
telegiornale che riepilogava in cinque minuti la grandezza di quell’uomo che io non avevo
mai sentito nemmeno nominare. Le chiesi chi fosse e lei si stupì della mia –
sì, ammettiamolo pure - profonda e ingiustificabile ignoranza. La cosa che però più colpì me, fu proprio quella
sua commozione incomprensibile. A quel giorno seguì il suo personalissimo periodo di lutto,
in cui rispolverò tutti i dischi di De André in suo possesso, per cominciare a propinarceli dalla
mattina alla sera, senza tregua, orario dei pasti incluso [...] fu proprio grazie a questa sua dolce mania che io ebbi il mio primo,
effettivo incontro con De André..."
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