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De Andrè spesso mi ha fatto pensare
data di inserimento: mercoledì 25 febbraio 2009 ore 11:12 | letta 1628 volte

E' in libreria il libro "Fabrizio De André spesso mi ha fatto pensare", scritto dal giornalista Romano Giuffrida è accompagnato da un CD inedito.

Giuffrida racconta come Faber abbia influenzato, fin nel midollo, più di una generazione di italiani (ma non solo) ripercorrendo il suo vissuto che, come tanti, è passato attraverso incomprensioni generazionali, confronti con l’autorità, scontri famigliari, drammi sociali, collisioni e illusioni, disillusioni e quotidianità. Con un consigliere personale ‘accanto’, un compagno segreto che discretamente entra nella sua vita con le sue poesie, un cantautore che parlava di puttane, omosessuali, zingari, nativi americani, Gesù, nani, saltimbanchi, burattini, libertà, carcerati, scelta, potere, gendarmi, banchieri, poveracci ecc, mentre attorno la musica, i testi, il conformismo impongono parole d’ordine stile fiore-cuore-amore…

Lui, De Andrè, refrattario alle omologazioni, con la sua palpebra che si alzava sdegnata come una vela in soccorso nelle acque degli annegati, per defenestrare gli ammiragli, onorare i pirati, liberare la ciurma.

Lui che nel CD (e con foto inedite)…
17 minuti e 47 secondi di parlato e cantato (inediti) di Fabrizio.
8 ‘tracce’, di cui: 6 discorsi introduttivi ad altrettante canzoni in vari concerti e 2 canzoni inedite: una improvvisata non sua, una sua, ‘Se ti tagliassero a pezzetti’, in cui la ‘signorina fantasia’ diventa ‘signoria anarchia’ (Milano, Arena civica, 16 settembre 1991).

Un collage di parole, canzoni e pensieri che ripropone la memoria del vero Faber, quello degli ultimi, dei perseguitati, degli omosessuali, degli zingari, degli emarginati, delle minoranze…sempre e comunque dalla parte degli sfigati, degli ultimi, dei pochi o tanti schiacciati o umiliati dal drago-potere, alla ricerca di esseri umani che ci aiutino a respirare meglio, con l’obiettivo di fondo, presente, carnalmente presente: la libertà.

È così che il brano cantato che chiude il CD del cofanetto così recita: “la
bella che è addormentata, ha un nome che fa paura, libertà libertà libertà…’ (Perugia, 1997).

Un collage di immagini, con le foto di Guido Harari, R. Denny Kohl e altri.
Un ritratto genuino, autentico, che i suoi amici anarchici (non etichettate De Andrè, prendetelo com’è e basta) gli hanno dedicato. Fiaccola dell’anarchia, poeta libertario, il suo ultimo canto anarchico, sulle note dell’anarchia, il poeta delle canzoni profumate d’anarchia. E, importante, uno di Elèuthera. Nelle parole, nei fatti, nella vita.



Fonte: cremonaweb