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Fabrizio De André in concerto in libreria
data di inserimento: sabato 29 novembre 2008 ore 10:20 | letta 1546 volte

La bibliografia di Fabrizio De André si arricchisce di un nuovo contributo che punta i riflettori sulla carriera live dell’artista genovese. Fabrizio De André in concerto (di Franco Zanetti con Claudio Sassi, edito da Giunti) è un libro a due facce, o meglio in due facciate. Sul “Lato A” gli autori vivisezionano con certosino puntiglio tutte le tournée di Fabrizio, ripercorrendone la genesi e le tappe fondamentali, i trionfi e gli inciampi, i tormenti in camerino e, sul palco, le immacolate performance vocali. La documentazione è di prima mano: inediti “parlati” del protagonista frutto di ore di concerti sbobinati, archivi e articoli di giornali dell’epoca, persone informate dei fatti che aprono lo spartito dei ricordi. Sul “Lato B” corrono lunghe interviste ai musicisti che parteciparono ai diversi tour, i quali narrano in viva voce l’esperienza di palco, di studio, di camerino e di vita con De André. L’elenco di tutte le date live dal 1955 al 1998, le scalette, i musicisti, foto e rare memorabilia completano l’”album”.
Tante sono le testimonianze e i ricordi a partire dall’epoca fulgida in cui “tutto” succedeva, quando cioè la storia del Principe Libero era ancora agli albori. Poteva succedere per esempio - siamo nel 1969 - che un illuminato sacerdote novarese pensasse di invitare Fabrizio a un’iniziativa quaresimale sul tema della partecipazione (”Per nulla avvezzi a quel genere di contatti prendemmo l’elenco telefonico di Genova e cercammo Fabrizio De André. Clamoroso: c’era!”). E che lui partecipasse, stringendo con quel prete un sodalizio durato negli anni. Ma almeno un paio di altri aneddoti restano memorabili. Quella volta nel ‘75 in cui si accese una sigaretta durante il sound check a teatro, e una signora impellicciata in fondo alla sala esclamò: “Fabrizio, non fumare, ti fa male!” “Cazzo, mamma, anche qui!” sbottò lui al microfono. E quell’altra, quando svuotò la vescica sul retro del palco senza accorgersi, nel buio, che sotto di lui c’era una signora in pelliccia: la moglie del sindaco. “Un gesto antiautoritario supremo, sebbene inconsapevole”, commenta Mark Harris a cui si deve l’aneddoto.
Fra bottiglie vuotate, attacchi di panico, croniche insicurezze, posaceneri colmi e la perenne voglia di essere altrove, emerge il ritratto sul campo dell’uomo che si “innamorava di tutto”. Vizi e debolezze tutt’uno col genio, con il sublime. Pigro, perfezionista, burbero, ossessivo, umorale, intransigente. Ma anche entusiasta ed entusiasmabile, leale, affettuoso, affascinante, generoso. Come i personaggi del suo mondo narrato, Fabrizio De André era “anima salva” perché libera ed errante, refrattaria ai compromessi, al potere in tutte le sue forme. Senza maschera, senza trucco. E, a detta di tutti, musicista straordinario, voce a cui tutto si perdonava.



Fonte: panorama.it